Di Pierluca Cassano
TERAMO. Una truffa da oltre 24,5 milioni di euro ai danni dello Stato e realizzata nel settore dei bonus edilizi; questo è quanto hanno scoperto i finanzieri del Comando provinciale di Teramo – Tenenza Roseto degli Abruzzi, al termine d’una complessa indagine diretta dalla Procura della Repubblica del capoluogo.

La truffa in questione, costituita dal rilevante importo di cui sopra in crediti fittizi vantati verso l’Erario, era stata architettata da tre professionisti (due dei quali esperti contabili) che ora sono chiamati a rispondere del reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, con contestuale segnalazione di una società per la responsabilità amministrativa degli Enti, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 231/2019.
Stando a quanto accertato dagli investigatori della GDF teramana si trattava di un meccanismo frodatorio semplice ma efficace, nel quale una società “cartiera” (ovvero esistente solo sulla carta ma priva di una vera entità, di proprio personale oltre che amministrata da un semplice prestanome) aveva documentato l’esecuzione d’inesistenti lavori di efficientamento energetico e di protezione antisismica, accedendo così ai noti “Superbonus 110%” e “Sismabonus” nonché ottenendo i corrispondenti crediti d’imposta.
Attraverso la falsificazione della documentazione tecnica e fiscale relativa a lavori effettivamente eseguiti su diversi complessi immobiliari ma da altre società (risultate estranee ai fatti), la stessa “cartiera” si era andata materialmente ad inserire nelle citate opere edilizie sostituendo il nome dell’impresa esecutrice con il proprio; oltretutto figurando apparentemente in regola in quanto munita dei visti di conformità previsti dalla normativa del settore, ma rilasciati senza le preventive verifiche da parte del professionista abilitato.
La documentazione in questione – ovviamente alterata – veniva poi utilizzata dagli indagati per generare, mediante una mera duplicazione, ulteriori crediti d’imposta che si andavano ad aggiungere a quelli correttamente rendicontati dall’impresa realmente esecutrice dei lavori, inducendo così in errore l’Agenzia delle Entrate che riconosceva i previsti benefici tributari anche alla finta impresa che non ne aveva alcun titolo.
Il tutto per un importo di 24.631.212 euro (dei quali oltre 11.294.000 successivamente ceduti a terzi soggetti societari risultati essere in buona fede).
Alla luce di ciò gli artefici della frode hanno da una parte conseguito un ingente quanto illecito profitto, mentre dall’altra hanno causato un grave danno all’Erario, che solo il tempestivo intervento dei finanzieri operanti ha impedito agli stessi indagati di continuare a realizzare anche nella restante parte di crediti rimasta nelle loro mani.
Alla luce degli elementi probatori prodotti dagli investigatori il GIP del Tribunale di Teramo, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha dunque disposto il sequestro preventivo – finalizzato alla confisca per equivalente – per il completo ammontare dei suddetti crediti d’imposta fittizi.
Va in ogni caso sottolineato come il procedimento penale instaurato a seguito dell’indagine si trovi ancora della sua fase preliminare, pertanto agli indagati in questione va riconosciuta la presunzione d’innocenza fino ad eventuale pronunciamento d’una sentenza definitiva di condanna.
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