Guardia di Finanza: a Varese bloccati e sequestrati all’aeroporto di Malpensa 150 chili di un particolare granchio cinese, considerato tra le specie più invasive del pianeta

VARESE. Potrebbe sembrare un sequestro “innocuo” ancorché singolare, ma quello effettuato dai finanzieri del Comando provinciale di Varese – Gruppo Malpensa, all’interno del locale hub aeroportuale in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ha risvolti perlomeno inquietanti quando l’oggetto stesso del sequestro è rappresentato da oltre 150 chili di una specie animale considerata tra le più invasive del pianeta.

“Eriocheir Sinensis”, questo è il nome scientifico degli animali in questione, ovvero di un particolare granchio cinese (dal 2000 considerato una fra le cento peggiori specie alloctone invasive al mondo) che alcuni passeggeri in arrivo proprio dalla Cina stavano tentando di introdurre nel nostro Paese.

A destare i primi sospetti nei finanzieri e nei doganieri in servizio a Malpensa è stato il fatto che i passeggeri in questione non trasportassero lo stretto indispensabile per una vacanza, bensì bagagli in quantità decisamente superiore rispetto a quanto materialmente trasportabile da una singola persona, da qui la necessità di procedere ad una più accurata ispezione.

Una volta aperti i bagagli non poca è stata la sorpresa dei militari e dei doganieri nel ritrovarsi di fronte alcuni quintali di pesci (privi di certificazione sanitaria) stoccati in borse frigo riposte dentro comuni valigie, ma soprattutto scoprire come nei “trasporti” in questione fossero presenti più di 150 chilogrammi di granchi (vivi) ancorché reduci da un viaggio di 10 ore.

La davvero singolare circostanza ha dapprima imposto i controlli previsti dalla Convenzione internazionale “CITES” a tutela delle specie animali e vegetali a rischio-estinzione ma poi – una volta constatato che non si trattava di una specie protetta – il controllo è comunque proseguito secondo le procedure del caso, che sono comunque sfociate in un sequestro poiché gli stessi granchi sono una specie esotica che, con il loro proliferare, sono in grado di degradare e finanche distruggere un ecosistema diverso da quello originario.

La specie ittica in questione è originaria del Sud-Est asiatico, e come anticipato sopra rappresenta un concreto pericolo per la biodiversità dei nostri mari a causa della predazione che l’“Eriocheir Sinensis” esercita verso diverse specie autoctone che vivono in mare e finanche in acqua dolce, dove non hanno problemi a spostarsi risalendo da estuari e lagune alla ricerca di cibo o per riprodursi.

In Cina tale granchio è molto ricercato per i piatti della cucina locale (peraltro con prezzi di mercato spesso elevati), ma si è già notato come la sua introduzione nelle acque europee – accidentalmente avvenuta per mezzo delle acque di zavorra delle navi – sia senz’altro da evitare analogamente a quanto si è notato con il granchio blu d’origine americana, che non pochi danni ha già causato in diverse aree marine italiane oltre che al settore della pesca.

In ragione di ciò, secondo quanto previsto dal Decreto legislativo 230/2017 (che reca disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive), i granchi sono stati sottoposti a sequestro e soppressi previa consultazione dell’Autorità sanitaria che ha eseguito tutti gli accertamenti del caso.

Per i “passeggeri-importatori” è invece previsto il pagamento di una sanzione che parte da un minimo di 1.000 fino ad arrivare ai 50 mila euro.

Sulla vicenda è comunque giusto evidenziare come la sempre più proficua sinergia operativa tra GDF e ADM (peraltro potenziata da uno specifico Protocollo d’Intesa), oltre a contrastare traffici illeciti d’ogni genere riverberi i suoi più che positivi effetti anche sulla tutela dell’ambiente, a sicuro beneficio dei cittadini oltre che degli interessi economici nazionali e unionali.

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