Guardia di Finanza: Bari, in una indagine sui “bonus facciate” sono stati effettuati sequestri su crediti d’imposta ritenuti fittizi per 140 milioni di euro. Indagato un imprenditore e coinvolte 11 persone fisiche e 13 società

Di Massimo Giardinieri

Bari. Sono ancora i diffusi illeciti legati al c.d. “bonus facciate” a tenere banco nelle cronache che si occupano delle più insidiose frodi finanziarie allo Stato, e stavolta per importi davvero ragguardevoli stando a quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale di Bari – Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (PEF), i quali hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla locale Procura della Repubblica, per un valore superiore ai 140.000.000 di euro.

Il grave provvedimento, disposto nella fase delle indagini preliminari, ha per oggetto beni e crediti di imposta costituenti il profitto di diversi e ripetuti reati quali emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indebita compensazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, tutti illeciti che gli inquirenti ora contestano in capo ad un imprenditore del capoluogo pugliese attivo nel settore edile (al momento unico indagato nella vicenda), 11 persone fisiche nonché 13 imprese risultate cedenti/cessionarie dei crediti di imposta ritenuti fittizi.

L’attività d’indagine in argomento ha altresì visto l’effettuazione, in Lombardia, Lazio, Puglia e Veneto, di diverse perquisizioni a cui si sono aggiunti sequestri documentazione che gli investigatori della GDF barese ritengono particolarmente utile per l’acquisizione di ulteriori elementi probatori.

La vicenda – certamente non inedita nell’attuale momento storico – è iniziata a venire alla luce da un’attenta analisi di rischio sviluppata da una divisione specializzata dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha proprio il compito di rilevare l’esistenza di eventuali illeciti commessi sulle spettanze previste per il “bonus facciate”, che come noto riguarda gli interventi edilizi finalizzati al recupero oppure al restauro delle facciate esterne di edifici già costruiti da tempo.

Su tale misura di finanziamento pubblico, che il Legislatore ha previsto per il rilancio del settore edilizio, sono infatti consentite vantaggiose detrazioni fiscali sulle spese sostenute negli anni 2020 -2021 nella misura del 90%, ovvero la possibilità di utilizzare un credito d’imposta pari al 90% cedibile a terzi, i quali possono dunque “monetizzarlo” secondo quanto previsto nel relativo “Decreto Rilancio” (DL 34/2020).

Sulla base della segnalazione partita dall’Agenzia delle Entrate, gli investigatori delle fiamme gialle così sono riusciti a svelare l’esistenza di un vero e proprio circuito fraudolento volto alla creazione, circolazione, monetizzazione e/o utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti.

GDF – attività di ufficio

Sempre stando a quanto accertato nel corso delle indagini, i soggetti che avrebbero commissionato all’imprenditore indagato le opere di recupero edilizio erano sprovvisti di capacità finanziaria sufficiente al sostenimento delle non piccole spese necessarie al rifacimento delle facciate, maturando così il credito d’imposta e che è stato successivamente ceduto all’indagato.

Nella medesima circostanza, gli stessi soggetti implicati avrebbero sostenuto oneri per interventi edilizi assolutamente sproporzionati rispetto alle caratteristiche nonché al valore degli immobili posseduti e che peraltro (come dimostrato da specifici accertamenti svolti dai finanzieri) non erano stati nemmeno sottoposti a recenti opere di rifacimento.

Da verificare poi anche la posizione assunta dai successivi cessionari, i quali avrebbero acquistato gli ingenti crediti d’imposta in questione direttamente dall’imprenditore indagato ma anche questi privi di una capacità finanziaria, oltre che reddituale, idonea a sostenere un esborso monetario di tali proporzioni.

Allo scopo di interrompere la circolazione di tutti questi crediti – per i quali sussistono evidentemente gravi e comprovati indizi di falsità –  nonché nella necessità di dover individuare tutti i responsabili di tale sistema illecito evidentemente finalizzato a frodare sia l’Erario, sia i terzi in buona fede, l’Autorità Giudiziaria inquirente ha intanto disposto il sopra citato sequestro multimilionario che in ogni caso, come per l’accertamento delle responsabilità penali, interverrà in via definitiva soltanto a seguito di sentenza irrevocabile di condanna, sussistendo fino a quel momento e per tutti gli eventuali indagati la presunzione d’innocenza costituzionalmente garantita.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore