Guardia di Finanza: Bergamo, una verifica fiscale squarcia il velo su un giro di fatture false per 40 milioni di euro ed in cui risultano coinvolte 24 società. Arrestati 4 imprenditori e disposto un sequestro patrimoniale da 27 milioni di euro

Di Antonio Leone

Bergamo. Un colossale giro di fatture false ammontanti a 40.000.000 di euro, 24 società invischiate nella vicenda, quattro persone sottoposte a custodia cautelare (delle quali tre in carcere) e 22 soggetti complessivamente indagati, il tutto coronato da un decreto di sequestro patrimoniale che l’Autorità Giudiziaria inquirente ha fissato in 27.000.000 di euro.

Sono senz’altro numeri da capogiro quelli emersi a seguito di un’operazione portata oggi a termine dalla Guardia di Finanza di Bergamo, e che sino alle sue fasi finali ha visto il dispiegamento di 50 militari delle fiamme gialle impegnati in 19 perquisizioni locali e personali compiute presso le abitazioni di tutti i soggetti indagati tra le province di Bergamo, Brescia, Cremona, Vicenza e Verona.

L’ennesima frode ai danni dello Stato aveva iniziato a prendere forma a seguito di una verifica fiscale condotta dai finanzieri della Tenenza di Sarnico (BG), poi finita – a febbraio 2019 – con un sequestro di beni e disponibilità finanziarie per un valore superiore ai 4 milioni di euro.

Intuendo che gli illeciti scoperti in quell’occasione fossero soltanto la punta di un iceberg costituito da una frode fiscale di ben più rilevanti dimensioni, gli investigatori della GDF bergamasca – diretti dalla locale Procura della Repubblica – hanno così dato avvio una più ampia serie di attività investigative ricorrendo ad intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e pedinamenti, nonché esaminando documentazioni contabili e bancarie con le contestuali audizioni di testimoni ed altre persone informate dei fatti.

L’accurata attività investigativa qui riassunta, che i finanzieri bergamaschi hanno espletato senza trascurare l’acquisizione di ogni possibile fonte di prova, ha così permesso di ricostruire per intero la fitta rete fraudolenta in cui erano state inserite numerose società (costituite o amministrate direttamente o per mezzo degli immancabili “prestanome” al soldo dei principali indagati), le quali venivano utilizzate per emettere fatture relative ad operazioni inesistenti il cui volume, come accennato in apertura, ha superato la cifra-monstre di 40 milioni di euro.

Le fatture in questione venivano chiaramente emesse per giustificare costi aziendali inesistenti, ed a beneficiarne erano compiacenti società del Nord Italia attive nei settori dell’edilizia, della meccanica nonché nel commercio di bancali in legno e pellet.

La Guardia di Finanza al lavoro

Quello creato dai responsabili era dunque un meccanismo criminale particolarmente insidioso, creato per evadere dolosamente il Fisco ma che presentava un ulteriore aspetto occulto, non meno inquietante, utilizzato per mascherare la restituzione di denaro erogato in prestito (al di fuori dei normali canali bancari nonché a tassi usurari) ad imprenditori in difficoltà economiche.

Anche questo lato della vicenda è potuto emergere solo grazie agli accertamenti bancari che gli investigatori della GDF hanno condotto risalendo ai flussi finanziari diretti verso conti correnti esteri, quest’ultimi accesi presso istituti di credito siti in Polonia, Slovenia e Repubblica Slovacca, sui quali convergevano i pagamenti delle fatture false e che venivano successivamente trasformati in denaro contante prima di essere reintrodotti clandestinamente sul territorio italiano utilizzando degli “spalloni”, in altre parole collaboratori fidati incaricati di prendere il denaro all’estero, occultarlo in un veicolo o anche indosso alla propria persona, per poi consegnarlo materialmente ai “proprietari”.

I tre soggetti colpiti da custodia cautelare in carcere sono tutti imprenditori residenti nella bergamasca e nel bresciano, mentre un loro fiancheggiatore di origini monzesi si trova agli arresti domiciliari.

Nel corso delle anzidette perquisizioni, agli indagati sono stati sequestrati beni e valori per 7.500.000 euro costituiti da diversi immobili tra cui quattro ville site in rinomate località turistiche marine e montane, magazzini, fabbricati ad uso industriale nonché terreni, automobili e motociclette, orologi preziosi, gioielli, quote societarie, denaro contante ed altre disponibilità bancarie e postali.

Al completamento delle operazioni sono 22 le persone coinvolte a vario titolo nella maxi-frode, con un contestuale sequestro patrimoniale ammontante a 12 milioni di euro, l’elevazione di contestazioni fiscali ai fini dell’IVA e delle Imposte Dirette per oltre 19 milioni di euro nonché la quantificazione di ulteriori operazioni imponibili per oltre 42 milioni di euro, che ovviamente finiranno per essere oggetto di specifici recuperi.

 

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