Guardia di Finanza: breve storia degli italo-argentini Caduti o divenuti Eroi della Patria in pace e in guerra

Di Gerardo Severino

Roma Sul contributo di sangue e di valore generosamente offerto degli italo-argentini nelle due Guerre mondiali, così come in quelle coloniali è stato dedicato, da vari storici, più di un contributo, quasi sempre limitato ad aspetti generali del fenomeno.

Un’immagine dei Finanzieri impegnati in un combattimento della I Guerra Mondiale

Molto più rari, invece, sono i contributi riferiti ad aspetti personali, legati, quindi, al singolo Caduto ed eroe.

A parte un articolo, apparso molti anni orsono sul periodico “Patria Indipendente” (ottobre 2001), dedicato alla nobile figura dell’Allievo Finanziere Livio Cicalé, nato a Buenos Aires, caduto da eroe durante la Resistenza e decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria”, si sa ben poco delle numerose Fiamme Gialle originarie dell’Argentina che in pace e in guerra si sono immolate per la Patria d’origine, ovvero sono stati ricompensati con importanti decorazioni nazionali.

L’allievo Finanziere Livio Cicalè

Con il presente saggio ci proponiamo, quindi, di ricordare le figure più emblematiche dei tanti figli d’Argentina dal sangue italiano, le quali si sacrificarono per la Patria d’origine dei propri avi, sia “sui campi di battaglia” che nella “guerra d’ogni giorno”, così come ricorda una toccante lapide sita nel Sacrario dei Caduti della Guardia di Finanza, presso la Caserma “Sante Laria” di piazza Mariano Armellini, 20, qui a Roma.

 Finanzieri italo-argentini caduti e/o decorati nelle due guerre mondiali (1915 – 1945).

A seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio del 1915, furono moltissimi i giovani italo-argentini costretti a lasciare la grande Nazione sudamericana per assolvere agli obblighi militari nel proprio Paese d’origine, ovvero perché indotti ad arruolarsi volontari per il bene della Patria.

Durante la “Grande Guerra” giunsero, infatti, in Argentina non pochi emissari, inviati dal Ministero della Guerra, onde convincere, forti anche del sostegno ricevuto dalle varie Associazioni patriottiche operanti nel Paese, i giovani emigrati o i loro figli a ritornare in Italia e ad arruolarsi nel Regio Esercito o in Marina.

Alcuni Finanzieri nella I Guerra Mondiale

In tale ambito, si stima che siano partiti dall’Argentina alla volta dell’Italia, con la “promessa del viaggio di ritorno gratuito in Argentina”, oltre 20 mila uomini, gran parte dei quali volontari.

Di questi ne morirono, combattendo al fronte, ovvero a causa delle gravi malattie contratte in guerra, oltre 400 (secondo una recente statistica sarebbero 423) molti dei quali furono sepolti nei sacrari-ossari del Nord Est Italia.

Ebbene, fra i tanti volontari o richiamati per far parte dei Battaglioni mobilitati della Regia Guardia di Finanza vi erano per l’appunto non pochi giovani e meno giovani che da anni vivevano in Argentina.

Molti di loro, purtroppo, non avrebbero goduto di quel “viaggio di ritorno gratuito”, come nel caso del Finanziere Umberto Dalmaso, nato a Rosario di Sante Fé il 12 gennaio del 1891, figlio di Valerio e di Angela Saggio, morto a Taranto il 12 ottobre del 1918 a causa di una broncopolmonite contratta al fronte.

Stessa sorte toccò al Brigadiere Battista Rossi, nato a La Plata il 19 febbraio del 1893, figlio di Emanuele e di Marianna Bonaroli, morto presso l’Ospedale Militare di Palermo il 26 settembre dello stesso anno.

Morì, invece, presso l’Infermeria di Elbasan (Albania) il Finanziere Modesto Platini, nato ad Ayacucho (provincia di Buenos Aires) il 14 novembre del 1896, figlio di Alessandro e di Giuditta Teruggi, eroico combattente dell’XI Battaglione mobilitato, deceduto peraltro a pochi giorni dalla fine vittoriosa di quell’assurda guerra mondiale.

Tra le Fiamme Gialle italo-argentine cadute per la Patria o comunque sacrificatesi per essa meritano certamente menzione due indimenticabili decorati al Valor Militare, il Finanziere Livio Cicalé, che era nato a Buenos Aires il 4 gennaio 1925, figlio di Ezio e di Florinda Patrassi, il quale era tornato in Italia per assolvere il servizio militare, periodo che il giovane aveva scelto di svolgere da volontario tra le fila dell’allora Regia Guardia di Finanza [1].

Dopo l’8 settembre 1943, giorno della proclamazione dell’armistizio con gli anglo-americani, il Cicalé si diede alla macchia, riuscendo appena in tempo ad evitare la cattura da parte dei tedeschi, mentre si trovava a svolgere il corso di formazione presso la Scuola Alpina di Predazzo (Trento).

Membro di una banda partigiana operante nelle Marche, nell’ambito della quale si comportò con grande valore e spirito di sacrificio, il militare italo-argentino cadde in combattimento nel corso di uno scontro contro preponderanti forze tedesche, il 17 aprile 1944, in località Sforzacosta di Macerata.

Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Dopo l’armistizio si arruolava tra i primi nelle formazioni partigiane distinguendosi per coraggioso comportamento. Nel corso di una ardita azione, già disimpegnatosi con i suoi, tornava indietro per raccogliere un ferito. Caricatosi il compagno sulle spalle, ma inseguito e raggiunto, impegnava combattimento fino all’ultima cartuccia. Catturato, percosso, lungamente e barbaramente seviziato, manteneva fiero ed esemplare contegno, non rinnegando la sua fede e nulla rivelando. Fucilato, cadeva nel nome d’Italia. Tolentino-Sforzacosta (Macerata), 17 aprile 1944″ [2].

Una medaglia di bronzo, sempre al Valor Militare è stata concessa, invece, alla memoria del Finanziere Dino Campagnoli, nato a Santa Fé il 14 settembre 1911, figlio di Carlo e di Giovanna Pennati, membri di una famiglia originaria di Pizzale (Ortona), il quale si era arruolato volontario nella Regia Guardia di Finanza il 27 febbraio del 1932, prestando servizio presso vari reparti del Corpo, da Trieste a Genova.

Mobilitato in guerra il 1° luglio del 1940 il Campagnoli fu destinato al I Battaglione R.G.F. operante nei Balcani e, in particolare, sul fronte greco-albanese, ove cadrà per la Patria il 15 dicembre di quel primo anno di guerra.

Il suo sacrificio fu così ricordato dallo storico Michele Poveromo: “rende la sua bell’anima a Dio il giovanissimo Dino Campagnoli, che, terminate le munizioni del suo fucile mitragliatore, in un impeto, che sa di fierezza e di sdegno insieme, si scaglia contro il nemico assaltandolo con la baionetta” [3].

Questa fu la motivazione della medaglia di bronzo che gli fu concessa dal Re d’Italia nel 1942: “Porta fucile mitragliatore, durante aspro combattimento, si lanciava decisamente all’attacco contro il nemico, che minacciava di aggirare la sua squadra, contribuendo, con azione accorta e tempestiva, a respingere l’avversario. Esaurite le munizioni, opponeva accanita resistenza all’arma bianca, finché trovava morte gloriosa sul campo. Quota 1822 di Kuka e Liqerit (fronte greco), 15 dicembre 1940[4].

In suo onore fu anche intitolata, nel dopoguerra, la caserma del Corpo alla sede di Cremona.

Fra i decorati della 2^ Guerra mondiale vi fu anche un vivente, il Maresciallo ordinario del contingente di mare Giovanni Belgrado, nato a Buenos Aires il 23 aprile del 1898, figlio di Vincenzo (non si conoscono gli estremi della madre) appartenente al Comando della Regia Guardia di Finanza dell’Albania.

Indomito Comandante della Motovedetta “Marcomeni”, fu insignito di medaglia di bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Al comando di una piccola unità in acque nemiche e insidiate, trasportava e sbarcava un reparto d’assalto destinato ad operare di sorpresa nelle retrovie nemiche. Appena iniziata la reazione avversaria interveniva con l’unico pezzo di bordo, concorrendo efficacemente alla riuscita dell’operazione. Porto Edda, aprile 1941″ [5].

Lo stesso sottufficiale, il quale si era arruolato nel Corpo il 15 dicembre del 1919, dopo aver combattuto eroicamente nel corso della “Grande Guerra”, quale soldato del 27° Reparto d’Assalto, verrà in seguito promosso anche “Per Meriti di Guerra” al grado di “Aiutante di Battaglia Mare”, per analogo comportamento eroico dimostrato in operazioni belliche sempre nelle acque d’Albania[6].

 Finanzieri italo-argentini caduti per attività di servizio (1944 – 1948).

 Non sono moltissimi, per fortuna, i Finanzieri nati in Argentina morti in Italia per attività di servizio, ovvero durante il periodo nel quale prestavano servizio nel Corpo della Guardia di Finanza.

Sin dalla fine dell’Ottocento furono, tuttavia, in tanti coloro che, sebbene nati e cresciuti nel Paese sudamericano, decisero di tornare in Italia per prestare servizio volontario tra le Fiamme Gialle, per poi far ritorno in Argentina, dopo il congedo militare.

Ovviamente non disponiamo di dati attendibili circa il numero degli eventuali Finanzieri deceduti in Argentina a causa di malattie contratte in Italia, sia in pace che in guerra, ma comunque riconducibili al servizio prestato nel Corpo di Finanza.

Dallo schedario dei Caduti della Guardia di Finanza, tenuto presso il Museo Storico del Corpo stesso, conosciamo, quindi, le storie dei seguenti militari.

Il Museo storico della Guardia di finanza di Roma

Il 28 marzo del 1944 si spegneva in Bergamo il Brigadiere Achille Tomba, nato a General Pico (Provincia di Buenos Aires) il 14 ottobre 1907, figlio di Carlo e di Amalia Stevanin, morto a causa della tubercolosi che il sottufficiale aveva contratto prestando servizio lungo i confini nazionali, in alta montagna.

Il Finanziere Oronzo Crescenzio, nato a Buenos Aires il 6 giugno 1940, appartenente alla Legione territoriale di Bari, si spense, invece, ad Ostuni, presso la propria famiglia di origine, il 2 gennaio 1947, a causa di una cardiopatia contratta a causa dei disagi derivanti dagli estenuanti turni di vigilanza costiera alla quale era stato addetto durante la recente guerra mondiale.

Triste sorte fu riservata, infine, anche al giovane Brigadiere Giuseppe Di Bella, figlio di Vincenzo e di Rosa Puglisi, entrambi di origini siciliane, nato a Buenos Aires il 25 novembre 1917, morto di tubercolosi a Firenze il 14 giugno 1948, ennesima vittima di una durissima esperienza operativa che costringeva le Fiamme Gialle a vivere ed operare in condizioni veramente estreme.

Non abbiamo avuto la possibilità, purtroppo, di completare il presente saggio con i nomi dei Finanzieri italo-argentini caduti a causa di altre tipologie di malattie, quali, ad esempio, il tifo e la tristemente nota “spagnola”, pandemia che sconvolse l’Europa tra il 1918 e il 1919, causando milioni di morti.

Parimenti non ci è possibile ricordare i tanti che ricevettero altre tipologie premiali, quali Encomi Solenni o Semplici, Attestati di Benemerenze ed altre ricompense diverse dal Valor Militare e Civile, purtroppo non riepilogati dal prima citato schedario.

In ogni caso, al di là delle statistiche ufficiali, va detto, a conclusione del nostro modesto lavoro, che il valore dimostrato sia in battaglia che nelle operazioni di servizio dalle tante Fiamme Gialle nate in Argentina fu reso ancor più emblematico proprio grazie a questo valore aggiunto: l’essere per l’appunto nati o vissuti nel grande Stato latino-americano, lo stesso ove la passione e l’amore per la Patria viene prima di ogni altra questione personale, sentimenti che ancora oggi caratterizzano quello straordinario popolo.

NOTE 

[1] Cfr. Gerardo Severino, Il Finanziere italo-argentino Livio Cicalé, in rivista “Patria Indipendente”, ottobre 2001

[2] Cfr. Museo Storico della Guardia di Finanza, Libro d’Oro della Guardia di Finanza, Roma, Edizione Museo Storico della Guardia di Finanza, 1965, p. 182

[3] Cfr. Michele Poveromo, I nostri morti nella guerra 1940 – 1945, Udine, Tipografia Editrice Arti Grafiche Friulane, 1949, p. 69

[4] Cfr. Museo Storico della Guardia di Finanza, Libro d’Oro della Guardia di Finanza, op. cit., p. 206

[5] Ivi, p. 201

[6] Ivi, p. 273

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