Guardia di Finanza; camorra dei “colletti bianchi”: sequestrati a Napoli beni per oltre 20 milioni di euro al commercialista del clan Mallardo

Di Claudio Bellumori e Antonio Barbati

Napoli. Un autentico patrimonio sparso tra le provincie di Napoli, Caserta, Frosinone e Latina, costituito da qualcosa come 89 fabbricati, 10 terreni, 8 quote societarie, 2 autovetture e numerosi rapporti finanziari, il tutto per un valore che supera i 20.000.000 di euro.

Sono questi i numeri di un maxi-sequestro (giunto al termine di complesse indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli), eseguito dalla Guardia di Finanza del capoluogo campano nei confronti di un noto commercialista ritenuto in strettissimi rapporti con il pericoloso clan di camorra dei Mallardo, egemone sul comune di Giugliano di Campania nonché nella zona nord di Napoli.

Personale della Guardia di Finanza impegnato nelle proprie attività

In fortissima ascesa nelle cronache criminali sin dalla sua creazione avvenuta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, nonché per la sua contrapposizione alla “NCO” del boss Raffale Cutolo, il clan Mallardo ha sempre occupato un posto di primissimo piano nel racket delle estorsioni come nei traffici di droga, attività criminali assai remunerative ma che per essere gestite sotto il profilo finanziario richiedono specifiche competenze professionali.

Ed era proprio in questo settore che si incardinava l’attività del “colletto bianco” raggiunto oggi dall’ingente sequestro, peraltro figlio di un esponente storico dello stesso clan.

Ottenuta la laurea in economia e commercio, il 52enne commercialista si era poi dedicato agli affari del clan per il quale ne ha gestito le relative attività imprenditoriali operanti soprattutto nei settori immobiliari e dell’edilizia, almeno fino a quando le attività investigative condotte sul suo conto, unite alle rilevazioni molto dettagliate fornite agli inquirenti da diversi collaboratori di giustizia, non ne hanno definitivamente smascherato l’oscuro ma certamente importante figura.

Immagini della recente operazione

Arrestato due volte (nel 2012 e nel 2013) dagli stessi militari della GDF partenopea per estorsione aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa, il professionista avrebbe dunque avuto una parte decisamente attiva in diverse attività criminali perpetrate dal clan, il che – con sentenza emessa a settembre 2020 dal Tribunale di Napoli – gli ha peraltro comportato una condanna a 7 anni di reclusione.

A migliore e più completa definizione del soggetto, giungono poi le indagini di natura economico-patrimoniale condotte dagli investigatori delle fiamme gialle, le quali hanno fatto emergere l’assoluta incapienza delle risorse patrimoniali dichiarate dal nucleo familiare dello stesso professionista, risultato privo di fonti lecite di guadagno che fossero in grado di giustificare il rilevantissimo valore economico del patrimonio accumulato negli anni.

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