Di Valentina Giambastiani
FERMO. Sul contratto di lavoro erano previste massimo 16 ore settimanali, ma erano costretti a lavorarne almeno 12 ore al giorno. Inoltre, avevano un unico giorno di riposo, senza la possibilità di ferie e di assentarsi per motivi personali, malattia compresa.

Queste erano alcune delle condizioni assolutamente illecite – oltre che palesemente vessatorie – alle quali dovevano sottostare 50 lavoratori (in maggioranza cinesi e bengalesi) dipendenti di un’azienda del settore alimentare, nei confronti della quale i finanzieri del Comando Provinciale di Fermo hanno proceduto con un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie per un milione e 700.000 euro.
Il pesante provvedimento giudiziario arriva al termine dell’operazione denominata “Tempi supplementari”, che la Procura della Repubblica fermana ha condotto sul conto della citata azienda, svelando un collaudato sistema illecito nel quale reati come l’estorsione e l’intermediazione illecita di manodopera erano praticamente all’ordine del giorno.
Le attività investigative in cronaca sono scaturite dalla denuncia di un ex dipendente di nazionalità straniera, licenziato in tronco dalla stessa azienda dopo essersi recato in un pronto soccorso ospedaliero a causa di un serio infortunio occorsogli durante il suo turno di lavoro; denuncia a seguito della quale ha finalmente iniziato ad aprirsi un primo squarcio lungo un pesante velo di omertà e di paure, che da tempo coprivano la reale situazione presente in quello stabilimento produttivo.
Sulla scorta delle prime informazioni i finanzieri hanno così iniziato a raccogliere le dichiarazioni dei dipendenti che hanno successivamente condiviso con i funzionari dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ascoli Piceno, fino a giungere alle perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria che hanno interessato i locali aziendali a seguito delle quali, tra l’altro, sono state rilevate (anche grazie alla preziosa collaborazione tecnica dei Vigili del Fuoco e dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo) numerose violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro nonché in materia sanitaria.
Il materiale informatico rinvenuto è stato invece sottoposto ad idonee analisi condotte con l’ausilio di personale qualificato “CFDA” (Computer forensics e data analysis), le cui risultanze hanno fatto affiorare condizioni di sfruttamento inaccettabili che, ad esempio, vedevano i neo-assunti costretti ad accettare il primo stipendio decurtato del 50%, mentre tredicesima e quattordicesima servivano per mantenere il proprio posto di lavoro poiché, per il necessario rinnovo dei rispettivi permessi di soggiorno, dovevano interamente restituire i suddetti compensi ai loro sfruttatori.
Nessun compenso era inoltre previsto per le ore di straordinario effettuate, mentre i 30 minuti di pausa-pranzo e la fruizione dei servizi igienici erano consentite per un massimo di soli 5 minuti alla volta e senza troppe ripetizioni, pena la decurtazione di un’ora di retribuzione a cura del “caporale” incaricato di sorvegliarli.
Una volta raccolti sufficienti elementi di prova i finanzieri operanti sono dunque passati a segnalare alla competente Procura sei persone di nazionalità cinese e italiana, ora accusate di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei sopracitati reati.
Il rilevante sequestro preventivo (che nello specifico ha interessato i conti aziendali) è stato calcolato sulla base di tutte le ore di lavoro effettuate e non retribuite dagli indagati, nonché dei relativi contributi previdenziali che non sono stati versati in favore dei dipendenti.
Le condotte illecite oggetto di inchiesta sono ancora al vaglio degli inquirenti, per tale motivo – in base al principio della presunzione d’innocenza – la colpevolezza degli indagati medesimi sarà definitivamente accertata solo in presenza di eventuale e definitiva sentenza di condanna.
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