Guardia di Finanza – Carabinieri – Polizia di Stato: operazione interforze contro la mafia dei Nebrodi, eseguite 37 misure cautelari personali delle quali 21 in carcere

MESSINA. Sono 37 le misure cautelari personali eseguite oggi nell’ambito di una vasta operazione interforze condotta nelle province di Messina, Siracusa, Enna, Rovigo, Catania e Gorizia dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Messina, unitamente ai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, che nella fase esecutiva hanno altresì impiegato lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Sicilia.

I carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori in azione

Le misure cautelari personali e reali in cronaca, disposte dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della competente Procura Distrettuale Antimafia, hanno raggiunto altrettanti soggetti appartenenti o indiziati di appartenere ad una nota famiglia di mafia del Messinese attiva nelle estorsioni, nel trasferimento fraudolento di valori, nelle truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche in concorso, nel riciclaggio e autoriciclaggio e nelle malversazioni di erogazioni pubbliche.

La consorteria di mafia in questione è quella dei c.d. “tortoriciani” – nella sua articolazione del gruppo dei “Bontempo Scavo” e del gruppo dei “Batanesi” – che esercita la sua influenza criminale sulla cittadina di Tortorici (Messina) oltre che sulla fascia tirrenica della provincia messinese.

Gli odierni arresti si pongono quale ulteriore prosecuzione dei risultati ottenuti da un’altra importante operazione, ovvero quella denominata “NEBRODI” condotta a gennaio 2020 dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina e dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Tutela Agroalimentare su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia, un’attività investigativa di grande rilevanza che aveva fatto luce su una fitta rete di interessi criminali su fondi europei e che, in quella circostanza, portò all’arresto di oltre 100 soggetti, novantuno dei quali giù condannati ad ottobre 2022 nel processo di primo grado a complessivi 600 anni di reclusione.

Un finanziere in attività di intercettazione telefonica

La più recente attività investigativa, forte anche delle dichiarazioni rese da tre collaboratori di giustizia già appartenenti al gruppo mafioso dei “Batanesi”, ha consentito di ricostruire l’esistenza di un ulteriore gruppo criminale che operava secondo i classici sistemi mafiosi per la commissione di un’indeterminata serie di delitti, tra cui estorsioni e truffe aggravate perpetrate in danno dell’Unione europea e dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), nonché sul controllo illecito di attività imprenditoriali.

A tali attività si affiancava poi un altro gruppo delinquenziale dedito alla coltivazione, acquisto, detenzione, cessione e commercio al minuto di sostanza stupefacente, anche in questo caso attiva sul versante tirrenico della provincia di Messina, le cui fila erano rette da soggetti a vario titolo collegati alla famiglia mafiosa dei “Bontempo-Scavo” e all’articolazione dei c.d. “Batanesi”.

Oltre ad aver perpetrato numerose truffe ai danni dell’AGEA messe a segno al fine di ottenere sostanziosi contributi comunitari, gli indagati avrebbero inoltre messo in atto azioni estorsive nei confronti di un’impresa a cui erano stati affidati i lavori per la realizzazione del metanodotto tra i comuni di Mistretta (Messina) e Santo Stefano di Camastra (sempre in provincia di Messina), nonché in danno di soggetti privati per accaparrarsi terreni agricoli da destinare al pascolo.

Le ordinanze eseguite oggi, nel dettaglio, hanno condotto in carcere 21 degli indagati, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari, a cui si aggiungono 14 ordinanze interdittive della sospensione dall’esercizio di attività imprenditoriali che legittimino la presentazione di istanze di contributi comunitari o statali.

Le volanti della Polizia di Stato durante l’operazione

Contestualmente all’esecuzione delle descritte misure cautelari personali, i finanzieri del Comando Provinciale e i Carabinieri del Comando Tutela Agroalimentare hanno eseguito il sequestro preventivo di 349 titoli AGEA fraudolentemente acquisiti, nonché provveduto al sequestro – anche “per equivalente” – di oltre 750.000 euro presenti sui conti di otto società; denaro che gli inquirenti ritengono provenire truffe aggravate e realizzate sulle erogazioni di fondi riguardanti le campagne agricole 2015-2020.

Resta in ogni caso opportuno evidenziare come il procedimento giudiziario in questione si trovi ancora nella sua fase preliminare, in ragione di ciò – nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza – tutti gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza irrevocabile di condanna.

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