Guardia di Finanza: Como, blitz in un capannone industriale e sequestro di oltre 13.000 pezzi di ricambio con il marchio contraffatto della IVECO. Denunciati due responsabili

Di Dario Gravina

Como. C’era un movimento strano ed in orario notturno in quel capannone industriale, con un via-vai di persone che però avveniva nel lato opposto rispetto a quello principale, per questo i finanzieri del Comando Provinciale di Como – Compagnia di Olgiate Comasco, hanno voluto verificare cosa realmente accadesse nel fabbricato scoprendo una stamperia clandestina con oltre 13.000 pezzi di ricambio (valore commerciale superiore al milione di euro) per automezzi pesanti e furgoni recanti il noto marchio della IVECO.

L’ennesima frode ai danni dell’industria automobilistica italiana, ma che ha risvolti preoccupanti soprattutto per la sicurezza dei conducenti come per tutti gli altri utenti della strada, si è stavolta materializzata a Guanzate (CO) dove i militari delle fiamme gialle, una volta eseguito l’accesso nello stabile per fini di polizia economico-finanziaria, con non poca sorpresa hanno scoperto numerosissime scatole contenenti parti di ricambio non-originali per motori di provenienza esterna all’Unione europea, tutti quanti marchiati con il noto logo della casa automobilistica torinese specializzata nella produzione di veicoli industriali, commerciali e bus.

Il processo di “trasformazione” che avveniva nel citato capanno prevedeva infatti che gli autoricambi in questione (tutti compatibili con i veicoli della IVECO) venissero estratti dalle loro confezioni, marchiati con l’inconfondibile logo della suddetta casa, e nuovamente ri-confezionati in scatole provviste di codice a barre con tanto di scritta “genuine parts”.

Guardia di Finanza di Como -Contraffazione Iveco

I prodotti così contraffatti – peraltro fabbricati con materiali e criteri costruttivi tutti da verificare – erano così pronti ad inondare il sempre esigente mercato del settore, a prezzi certamente concorrenziali rispetto ai componenti originali il che, oltre all’evidente danno economico causato alla casa-madre, avrebbe consentito ingenti guadagni per gli ideatori di questo illecito traffico, invero non inedito per la sua natura nonché per le modalità con le quali veniva condotto.

Nel corso delle operazioni, i finanzieri comaschi hanno dunque sottoposto a sequestro 980 tra filtri aria e frizioni riportanti il marchio “fake” di cui sopra, 84.000 confezioni ed adesivi contraffatti della stessa specie, 3.000 pezzi di ricambio automobilistici “vergini” (dunque ancora da contraffare), 6 macchinari utilizzati per la stampa ed il confezionamento dei ricambi in questione, 28 cliché e 13 quadri per stampe oltre ad un’abbondante documentazione amministrativa.

Ed è stato proprio il rinvenimento di tale documentazione a consentire agli uomini della GDF di individuare tutti i soggetti coinvolti nell’illecito i quali, a vario titolo, hanno commissionato lo stampaggio dei loghi contraffatti in questione nonché proceduto alla commercializzazione di tali prodotti, fattore questo che – su disposizione della locale Procura della Repubblica – ha comportato l’esecuzione di 23 perquisizioni che le fiamme gialle hanno portato a termine presso le sedi legali ed i punti-vendita di 13 aziende site in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia.

Sulla vicenda giova evidenziare come, nelle operazioni di accertamento volte a verificare l’originalità dei prodotti, abbiano partecipato anche i periti della IVECO i quali, proprio grazie al loro prezioso apporto tecnico, hanno permesso d’individuare e sottoporre a sequestro altri 12.218 autoricambi contraffatti (anche questi già confezionati e pronti per la vendita), oltre 10.700 confezioni e ed adesivi anche questi falsificati, 2 impianti di stampa ed altra corposa documentazione informatica, contabile ed extra-contabile riguardante i rapporti commerciali intercorsi tra l’opificio clandestino e le società “clienti”.

Per la descritta vicenda risultano al momento indagati il rappresentante legale della stamperia risultata al centro del traffico, un suo stretto collaboratore nonché la società stessa per effetto della vigente normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Gli indagati saranno dunque presto chiamati a rispondere del reato di contraffazione dei marchi di fabbrica, aggravato dal fatto di averlo commesso attraverso mezzi e strutture organizzate allo scopo.

 

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