Guardia di Finanza: condotte estorsive ai danni dei dipendenti. Arrestato a Roma amministratore di 21 cooperative del settore taxi e NCC

Di Marco Lainati

Roma. Era l’amministratore di fatto di ben 21 cooperative attive nel settore taxi e noleggio con conducente (NCC), che però gestiva con metodi illeciti vessando i propri dipendenti anche in periodo di piena emergenza pandemica, dove questo particolare settore del trasporto su strada è stato tra quelli economicamente più colpiti accusando un crollo verticale della domanda.

Sono questi gli elementi che tratteggiano una vicenda per la quale il responsabile, al termine delle investigazioni condotte dai finanzieri del 6° Nucleo Operativo Metropolitano (NOM) di Roma, è stato arrestato per il reato di estorsione su ordine del GIP del Tribunale capitolino.

Finanzieri del 6° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma impegnati nel lavoro d’ufficio

L’inquietante quadro, che ancora una volta vedeva nelle vesti di vittime lavoratori costretti a sottostare a condizioni inaccettabili e smaccatamente vessatorie pur di non perdere il proprio impiego, è venuto alla luce grazie alle investigazioni bancarie e ad altre indagini di natura tecnica che i militari delle fiamme gialle hanno condotto sul conto dell’indagato, portando così alla luce un  consolidato quanto diffuso spaccato criminale costituito da reiterate minacce di licenziamento e finanche della privazione dell’auto utilizzata per la propria attività lavorativa, paventando al riguardo un recesso della società.

In tale quadro fortemente intimidatorio, non mancavano neppure minacce di adire alle vie legali, del tutto pretestuose, da intraprendere per soddisfare asseriti crediti delle cooperative, costringendo in tal modo gli stessi lavoratori a rimanere vincolati alle medesime società ma in condizioni di autentico sfruttamento.

Il “regime” messo in atto dall’arrestato ha così obbligato (dal luglio 2018 fino all’anno in corso), non pochi tassisti ed autisti dipendenti a versargli con continuità consistenti somme di denaro, questo indipendentemente dai reali incassi ottenuti, per di più ricorrendo alla predisposizione di buste-paga di comodo nelle quali venivano indicati fittizi volumi d’incassi.

Come dimostrato dagli investigatori della GDF, neppure il prolungato periodo di lockdown e la lentissima ripesa del lavoro aveva “ammorbidito” le pretese dell’arrestato, tanto che lo stesso aveva tranquillamente continuato ad imporre ai dipendenti delle cooperative da lui gestite il regolare pagamento delle somme concordate, e nonostante l’INPS avesse nel frattempo provveduto ad erogare il fondo di integrazione salariale (che il responsabile aveva però omesso di distribuire ai legittimi beneficiari).

Sulla base degli schiaccianti elementi di prova raccolti dai finanzieri è così scaturito l’odierno provvedimento di custodia cautelare, mentre le cooperative finite nell’indagine sono state collocate in liquidazione dal Ministero dello Sviluppo Economico che, proprio al riguardo, ha già nominato i relativi commissari.

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