Di Gerardo Severino*
BOLZANO. Sessanta anni fa, la triste e nera stagione, rappresentata dal cosiddetto “terrorismo altoatesino”, iniziata dieci anni prima, colpì duramente la Guardia di Finanza, causando la morte di ben sei giovanissime Fiamme Gialle.
Ricordiamo ai più giovani che tale fenomeno, animato da elementi nostalgici neo-nazisti, a partire dalla seconda metà degli anni ’50 del Novecento, si prefiggeva l’obiettivo di staccare dall’Italia la provincia di Bolzano e farla annettere all’Austria.


Il movimento separatista, sostenuto e foraggiato da ambienti neo-nazisti di oltralpe, operava attraverso fuoriusciti alto-atesini, i quali, a partire dal 1956 effettuarono attentati, inizialmente facendo saltare tralicci dei cavi elettrici ad alta tensione, infrastrutture pubbliche e simboli dell’italianità di quelle terre e, successivamente, decidendo di attaccare, con armi ed esplosivi, singoli militari dell’Esercito e delle Forze di Polizia.
Uno dei principali obiettivi dell’azione terroristica fu proprio la Guardia di Finanza, sia perché capillarmente presente nella provincia, in ragione dei propri compiti di controllo militare e fiscale della frontiera, sia perché rappresentante in loco di una delle funzioni dello Stato, che agli occhi degli elementi anti-italiani era la più odiosa, cioè l’accertamento dei tributi ed il contrasto all’evasione fiscale.
Da Passo Vizze a Malga Sasso. La triste stazione del ’66
Per effetto di azioni terroristiche, accuratamente preparate e spietatamente portate a termine da veri e propri “gruppi di fuoco”, caddero così il Finanziere Bruno Bolognesi, saltato in aria il 23 maggio 1966 a Passo Vizze ed i parigrado Salvatore Cabitta e Giuseppe D’Ignoti, morti rispettivamente il 24 luglio ed il 1° agosto 1966, a seguito dello scontro a fuoco sostenuto con i terroristi a San Martino in Casies.

Il Tenente Franco Petrucci, morto a Vipiteno il 23 settembre 1966, dopo essere stato ferito mortalmente in occasione dell’attentato terroristico che qualche giorno prima fece saltare in aria la caserma di Malga Sasso, procurando la morte immediata del Vice Brigadiere Eriberto Volgger e del Finanziere Martino Cossu, fu il più elevato in grado fra quei martiri.

La strage di Malga Sasso, in particolare, commosse l’intero Paese, tanto è vero che il celebre complesso dei Pooh gli dedicò la struggente canzone: “Brennero 66”, allora cantata da Roby Facchinetti su testo di Valerio Negrini.

Ebbene, tra le vittime del terrorismo altoatesino va anche annoverato il Finanziere Raimondo Falqui, che storicamente rappresenta il primo caduto in Alto Adige, trucidato a bastonate a Fundres il 16 agosto 1956 da un gruppo di giovinastri dell’omonima valle, per il sol fatto di essere italiano.

Il sacrificio di questi eroici militari con le Fiamme Gialle, sul quale era caduto l’oblio del tempo è stato ricordato dal Paese pochi anni orsono, con la concessione di altrettante Medaglie d’Oro al Merito Civile, conferite dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sulla base di una relazione firmata dal sottoscritto, allora Direttore del Museo Storico del Corpo.
A varare la coraggiosa iniziativa era stato l’allora capo di Stato Maggiore del Comando Generale del Corpo, il compianto Generale di Corpo D’Armata Nino Di Paolo, in seguito Comandante Generale del Corpo, uomo straordinario e sensibile al quale non “andava giù” l’idea di un Paese e di un’Istituzione, la Guardia di Finanza, che dimenticano i propri Eroi.
Fu per tutti scelta la seguente e unica motivazione: “Impegnato nel controllo del territorio al fine di contrastare l’evasione fiscale, non si sottraeva all’attività di repressione degli atti di terrorismo compiuti contro l’Italia negli anni 1950/1970. In una di queste circostanze veniva barbaramente trucidato in una vile e proditoria azione terroristica, sacrificando la vita ai più nobili ideali di legalità ed amor patrio. Esempio di elette virtù civiche e di altissimo senso del dovere, di cui è bene che non si spenga la memoria e venga tramandato ai posteri il ricordo. 1950/1970 Bolzano”.
Le medaglie furono consegnate ai familiari delle vittime il 9 maggio del 2013, nel corso di una solenne cerimonia, presieduta dall’allora Comandante Generale del Corpo, Gen. C. A. Saverio Capolupo, tenutasi nel salone d’onore della Caserma “Piave”, in occasione della “Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno ed internazionale, e delle stragi di tale matrice”. Da allora, sia la Guardia di Finanza che i Paesi natali delle sette Fiamme Gialle cadute in Alto Adige hanno amorevolmente onorato i propri Eroi, intitolandogli caserme, monumenti, vie e piazze civiche, ma anche Corsi di allievi, in formazione presso i reparti d’istruzione del Corpo. Di loro esistono importanti riferimenti nella pagine internet del Museo Storico del Corpo stesso.
Non possiamo dire che abbiano fatto la stessa cosa le “pacifiche” comunità altoatesine, ove la carneficina si consumò, tra il 1956 e il 1966.
Le adorabili genti che in provincia di Bolzano – che se non erro fa ancora parte della Repubblica Italiana – offrono agli italiani solo pacchetti turistici, non hanno mai ritenuto doveroso ricordare i vari caduti di quella triste stagione d’odio terrorista.
Non avvertono minimamente la necessità di gettare un ponte fra loro, le famiglie e i Paesi natali di chi fu barbaramente assassinato solo per il fatto di essere italiani, come si diceva prima. Ovviamente non l’anno fatto nemmeno quest’anno, quando il 23 maggio cadeva il sessantesimo dell’attentato al povero Bruno Bolognesi.
Non c’è da prendersela più di tanto!
Primi cittadini, osti e locandieri, ma anche la stessa gente comune che oggi gode dei tanti benefici di una Regione a Statuto Speciale, legittimamente inquadrata entro i confini della Repubblica Italiana, erano e sono molto impegnati nel gestire le proprie offerte turistiche, in luoghi ove gli Italiani sono malvisti, ma solo quando non utilizzano i bancomat…
È, questo, purtroppo, il triste destino di chi oggi, in Italia, veste un’uniforme.
Odiati, sbeffeggiati, criticati in ogni circostanza, anche e soprattutto quando svolgono il proprio dovere, gli uomini e le donne che oggi indossano le uniformi delle Forze di Polizia e delle Forze Armate non hanno il diritto di sentirsi tutelati a dovere dal Paese che servono, l’ospitale Italia, Patria di tutti e di nessuno, così come, del resto, i loro stessi caduti dovrebbero avere il diritto di sentirsi onorati perennemente, e non occasionalmente, come normalmente si fa nelle Nazioni civili.
*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro Comitato Redazione Report Difesa
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