Guardia di Finanza: Confiscati 15 milioni di euro in beni di lusso a un imprenditore ritenuto socialmente pericoloso

Di Alessandro Margottini               

BOLOGNA. Sono definitivamente passati al patrimonio dello Stato i beni mobili e immobili – aventi un valore complessivo di 15 milioni di euro – sequestrati dai finanzieri del Comando Provinciale di Bologna a un imprenditore. Il pesante provvedimento di confisca nei confronti dell’uomo, già condannato per evasione e ritenuto socialmente pericoloso, ha riguardato: autovetture di pregio, orologi di lusso, risorse finanziarie presenti su rapporti bancari e nove immobili (tra cui tre prestigiose ville).

Una delle auto sequestrate

Questo provvedimento, giunge al termine di un lungo e battagliato iter giudiziario che ha fatto piena luce sulle responsabilità dell’imprenditore, formalmente residente nel Principato di Monaco, di fatto domiciliato nella provincia di Pavia ma con interessi imprenditoriali nella provincia di Bologna. L’uomo peraltro condannato in primo grado a 6 anni di reclusione poiché ritenuto colpevole dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale (derivanti questi dal fallimento di una società bolognese) e omessa dichiarazione.

Gli accertamenti condotti dagli specialisti economico-finanziari della GDF e dagli inquirenti del capoluogo emiliano avevano  fatto emergere il nutrito curriculum criminale del preposto, abitualmente dedito alla commissione di gravi reati fiscali messi in atto personalmente o attraverso società a lui riconducibili.

Reati che nel tempo hanno generato un ingente danno all’Erario e che, di converso, avevano a lui consentito di accumulare una vera e propria fortuna unita ad un agiatissimo stile di vita. Circostanze queste incompatibili con il suo irrisorio profilo reddituale dichiarato in circa 180 mila  euro nell’arco di oltre 40 anni. Da rilevare come tra le lussuosissime ville confiscate ne figuri una in stile “californiano”, costruita a picco sul mare nella località di Roquebrune-Cap Martin in Francia, il cui valore si attesta sui 7 milioni di euro.

Immobili che il condannato aveva fittiziamente intestato a terzi per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione oltre che per evitare la possibile confisca che oggi, invece, è intervenuta ristorando così la società civile per il danno precedentemente subìto.

 

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