Guardia di Finanza: eseguito un sequestro da due milioni e 700.000 euro nei confronti di una banca. Cinque persone indagate per indebita percezione di erogazioni pubbliche

Di Antonella Casazza

ROMA. Un sequestro preventivo finalizzato alla confisca – anche “per equivalente” – della somma di 2 milioni e 700.000 euro, è stato eseguito stamani dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nei confronti di una banca digitale attiva nella concessione di linee di credito, in larga parte assistite da garanzia pubblica.

Il pesante sequestro, disposto dal GIP del Tribunale capitolino, giunge all’esito d’indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica, nel corso della quale gli investigatori delle fiamme gialle sono riusciti a raccogliere elementi indiziari in ordine al grave illecito amministrativo contestato alla banca.

Gli investigatori delle fiamme gialle capitoline durante le indagini

Più nel dettaglio, si tratta di rilievi mossi nei confronti di cinque persone (tra dirigenti e funzionari dell’istituto convolto nella vicenda), nei confronti dei quali gli inquirenti contestano il reato d’indebita percezione di erogazioni pubbliche.

A finire nel mirino degli investigatori è stato un finanziamento da 3.000.000 di euro che la stessa banca avrebbe concesso a un’impresa romana; un finanziamento peraltro assistito da garanzia rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI (acronimo di piccole e medie imprese) nella misura del 90%.

Un finanziamento che già durante la fase di istruttoria della pratica aveva fatto emergere come la società richiedente non fosse in possesso delle condizioni necessarie per l’ottenimento del mutuo, e con un patrimonio esposto a bilancio risultato “gonfiato” attraverso false documentazioni.

Nelle ipotesi accusatorie formulate dall’Autorità Giudiziaria inquirente, la banca interessata dalle indagini della GDF avrebbe infatti assunto tale decisione al fine di ottenere – in maniera illecita – il “rientro” di un debito ancora aperto con altra società precedentemente mutuata, anche questa con un patrimonio strumentalmente sopravvalutato e poi acquistato dalla società destinataria del finanziamento in questione.

Con tale manovra la banca ha potuto dunque scaricare sullo Stato l’onere del predetto debito in sofferenza, mentre la società destinataria del finanziamento (i cui rappresentanti sono imputati per il medesimo reato) ha potuto ottenere un importo monetario, sempre garantito dallo Stato, più elevato rispetto a quello che avrebbe potuto ottenere in presenza di scritture contabili “regolari”.

Sulla descritta vicenda è comunque opportuno sottolineare come il citato provvedimento di sequestro sia stato emesso nell’ambito della fase dell’udienza preliminare nonché sulla base delle attuali acquisizioni probatorie, pertanto – in attesa di giudizio definitivo – per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore