Guardia di Finanza: Ferrara, indagine sui lavori di bonifica affidati dalla ASL per debellare un focolaio di influenza aviaria. Scoperta una truffa da 2 mln. di euro e rinviati a giudizio sei responsabili

Di Dario Gravina

Ferrara. Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (il c.d. “caporalato”), sono questi i capi d’accusa che la Procura della Repubblica di Ferrara contesta in capo a sei persone indagate in una vicenda di truffe aggravate e sub-appalti non autorizzati, scoperta dai finanzieri del locale Comando Provinciale nell’ambito di un’indagine che ha interessato alcuni importanti lavori affidati dall’Azienda Sanitaria Locale (ASL) ad una cooperativa forlivese, a seguito dell’emergenza sanitaria – verificatasi ad ottobre 2017 – nel Comune di Codigoro (FE).

In quel periodo, infatti, presso un allevamento avicolo della zona, venne rilevato un pericoloso focolaio di influenza aviaria per il quale si rese necessario provvedere all’abbattimento degli animali ivi presenti, allo smaltimento delle loro carcasse nonché alla disinfezione degli ambienti nei quali gli stessi animali venivano allevati. Un lavoro complesso che richiedeva dunque adeguate competenze affinché il risultato prefissato venisse assolutamente raggiunto, evitando così il propagarsi della pericolosa infezione agli altri stabilimenti zootecnici della provincia e della regione oltre che agli esseri umani.

L’inquietante vicenda ha cominciato a venire alla luce in maniera del tutto inaspettata, più precisamente a seguito di un sinistro stradale avvenuto a novembre dello stesso anno sull’autostrada A13, nei pressi del casello di Ferrara-nord, dove un furgone con a bordo 12 persone di nazionalità senegalese e nigeriana era finito fuori strada rovinando in una scarpata dopo un tamponamento.

Le persone coinvolte in quell’incidente stavano recandosi al lavoro presso l’azienda codigorese oggetto delle suddette operazioni di bonifica, e la circostanza aveva attirato l’attenzione delle fiamme gialle le quali, in collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e l’INAIL di Ferrara, avevano accertato che quegli stessi lavoratori non risultavano iscritti nei “registri di cantiere” tenuti nello stabilimento avicolo dalla ditta che ne stava eseguendo i citati lavori in regime di sub-appalto.

Nel prosieguo delle indagini, è così presto emerso che i lavoratori extracomunitari erano stati reclutati da alcune imprese sub-appaltatrici le quali, profittando del loro stato di bisogno, li sottopagavano oppure non li retribuivano affatto; per di più violando la normativa che regola gli orari di lavoro nonché i riposi settimanali accertando, nell’occasione, l’impiego di 128 lavoratori “in nero” e 232 “irregolari” (tutti ricompresi nella forza-lavoro di tre cooperative), fattore questo aveva altresì determinato un’evasione previdenziale di oltre 533.000 euro, nonché un imponibile assicurativo non dichiarato per una cifra superiore agli 894.000 euro.

Alla luce di queste non poco rilevanti irregolarità, gli investigatori della GDF hanno così spostato le loro attenzioni su un appalto da quasi 5 milioni di euro, affidato sulla base di una convenzione stipulata dall’Agenzia Regionale Intercent-Emilia Romagna e, nello specifico, finalizzata a debellare un’emergenza sanitaria giudicata grave a livello regionale, anche per le dimensioni dell’allevamento nel quale l’epidemia in parola si era venuta a manifestare.

Da questi ulteriori riscontri è però emerso come l’impresa aggiudicataria dell’appalto avesse indebitamente coinvolto nei lavori altre tre diverse cooperative (due di Verona ed una di Cesena), pur sapendo che i lavoratori in forza alle suddette società non possedevano i requisiti tecnico-professionali necessari per procedere all’esecuzione di lavori di tale importanza sotto il profilo sanitario, e che peraltro non venivano neppure dotati degli essenziali dispositivi di protezione individuale.

Autopattuglia

Le operazioni di abbattimento degli animali esposti all’infezione (circa 850mila galline ovaiole), nonché di bonifica dei loro spazi di allevamento estesi su 25 ettari, avvenivano così senza precauzione alcuna per i lavoratori impiegati in tali delicate operazioni, tutto ciò mentre alla competente ASL erano state fornite false spiegazioni a riguardo delle identità di quegli stessi lavoratori, nonché presentando preventivi di spesa “gonfiati” ad arte nei quali erano riportate ore di lavoro mai prestate sul cantiere da personale non presente o con nominativi non confermati, il tutto per un ammontare complessivo di oltre 2.000.0000 di euro riferibili alla quota-parte dei costi richiesti dalla cooperativa forlivese e relativi ai sub-appalti irregolarmente “girati” alle altre tre cooperative implicate nella vicenda che così, oltre ad innegabili profili penali legati al danno causato nella circostanza alla Pubblica Amministrazione, ne ha fatti emergere altri – ancor più allarmanti – sul piano della sanità pubblica oltre che della sicurezza dei lavoratori coinvolti.

La descritta attività operativa ancora una volta dimostra come le peculiari competenze di polizia economico-finanziaria affidate alla Guardia di Finanza finiscano spesso per riguardare anche altre e ben diverse fattispecie criminose, solo in apparenza distanti dai reati finanziari che il Corpo contrasta attraverso le sue migliori risorse investigative.

 

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