Di Luigi Magliulo
ROMA. Il Made in Italy è, da decenni, espressione di eccellenza in tutto il mondo. Sinonimo di qualità, creatività e tradizione, il marchio che identifica l’élite dei prodotti italiani non è solo un segno distintivo sul mercato globale ma anche un potente volano per l’economia del nostro Paese.
Settori come quelli della moda, dell’enogastronomia e dell’automotive di lusso contribuiscono in maniera significativa all’incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL) generando ricchezza, occupazione e prestigio internazionale. Anche per questo, il giorno in cui ricorre l’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, Istituzioni e imprese promuovono il valore sociale e culturale della produzione italiana celebrando la Giornata Nazionale del Made in Italy.

La Guardia di finanza è in prima linea nella tutela dei marchi e delle produzioni italiane contrastando la contraffazione e i connessi fenomeni criminali come sfruttamento del lavoro, evasione fiscale e riciclaggio degli illeciti proventi ottenuti. Nel corso del 2025, 9.044 sono stati gli interventi complessivamente condotti dalle Fiamme Gialle, con 4.066 soggetti denunciati. I numeri sono importanti: 81,3 milioni di prodotti contraffatti sequestrati e 30 milioni di prodotti recanti la falsa riconducibilità al “Made in Italy” tolti dal mercato. Non appare trascurabile che la tipologia di beni maggiormente alterata e fraudolentemente “copiata” è quella dei giocattoli (31% dei prodotti sequestrati) che, quasi sempre, sono destinati proprio alle persone a cui dovrebbe essere garantita maggiore tutela: i bambini.

Nel 2025, tra i risultati di maggior rilievo conseguiti dal Corpo nel contrasto alla contraffazione vi sono anche le operazioni condotte durante il recente Giubileo nel corso del quale sono stati sequestrati oltre 2,3 milioni di souvenir contraffatti (tra cui rosari, pendagli, bracciali e medagliette) riportanti le effigi del Pontefice, immagini sacre e stemmi del Vaticano.
Al riguardo, è opportuno ricordare che a rischiare sanzioni importanti non è solo chi vende, ma anche chi acquista: per il consumatore la sanzione amministrativa oscilla tra i 300 e i 7.000 euro.
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