Di Dario Gravina
Bergamo. Quanto può trasmettere in termini di “esperienza, resilienza e leadership” un’atleta di livello internazionale come Sofia Goggia a giovani cadetti di un istituto militare di formazione? Certamente molto, ed è stato proprio questo l’intento di un incontro-lezione voluto dal Generale di Brigata Bonifacio Bertetti, Comandante dell’Accademia della Guardia di Finanza, al quale, oltre alla celebre “top skyers” orobica, hanno naturalmente preso parte gli allievi ufficiali presenti alla quella sede, facendo fede all’inequivocabile motto latino del glorioso istituto “Moniti Meliora Sequamur” (attraverso l’istruzione conseguiremo il meglio), sotto il quale sono cresciuti tutti i quadri direttivi delle Fiamme Gialle.

Durante la citata occasione Sofia Goggia, in forza al V “Nucleo Atleti” del Gruppo Sportivo Fiamme Gialle, ha descritto agli astanti la sua costante escalation agonistica che l’ha portata a conquistare importanti titoli nelle specialità veloci dello sci alpino (discesa libera e supergigante), oggi rappresentato da un palmares di livello assoluto costituito da 11 vittorie in Coppa del Mondo, due Coppe del Mondo di specialità, due Medaglie mondiali nonché l’Oro Olimpico conquistato nel 2018 ai Giochi di Pyongyang (Corea del Sud); successi che ha descritto soprattutto dal loro lato umano, ovvero da quello dell’impegno, del sacrificio e della determinazione i quali – combinati con il talento – sono condizione imprescindibile per il raggiungimento di qualsiasi traguardo, sia sportivo, sia lavorativo, e che continuamente richiedono una forza interiore, fisica e motivazionale, la quale deve elevarsi tanto più è elevato l’obiettivo che si intende conseguire.

Proprio per tali aspetti, il punto più “introspettivo” dell’incontro è stato senz’altro quello in cui la 28enne atleta delle Fiamme Gialle, Appuntato del Corpo nonché insignita del Collare d’Oro al Merito Sportivo (la massima onorificenza concessa dal CONI), ha raccontato ai giovani cadetti i tanti infortuni che ha patito in gara o durante i suoi duri allenamento; ostacoli che possono stoppare in maniera irreversibile anche le carriere dei campioni più affermati, ma dai quali “la Goggia” (come lei stessa ironicamente si presenta) ne è sempre uscita ancor più forte, pur dovendo giocoforza corrispondere un caro prezzo in termini di lunghe assenze dalle piste del “Circo Bianco” ma soprattutto a quella fatica, tanto fisica quanto mentale, che ha dovuto sopportare ed investire nel recupero da tali incidenti, consentendo così al suo straordinario fisico, nonché al suo indomito spirito agonistico, di tornare ai loro indiscussi livelli.

Molto gradevole è stato anche il momento in cui Sofia Goggia ha descritto come riesce a gestire la sua immagine sul piano mediatico.
La campionessa bergamasca, infatti, è molto seguita sui social ed il suo personaggio rappresenta un luminoso esempio nonché una fonte d’ispirazione, non soltanto per gli sportivi.
Non è poi mancato un doveroso ricordo ai giorni più bui della pandemia, nei quali la “sua” Bergamo ha corrisposto un tragico tributo di lutti e dove anche lei – abituata a scendere sugli sci ad oltre 120 km/h – come tanti altri atleti italiani si è improvvisamente trovata a frenare nel superiore interesse della collettività, in quel momento impegnata con ogni forza a trovare la soluzione per uscire dai nefasti effetti del virus.
A corollario di tutto non sono ovviamente mancate le tante domande poste dai giovani allievi ufficiali, nonché le premiazioni di rito che, almeno stavolta, hanno riguardato i cadetti maggiormente distintisi nel corso delle gare di sci, svolte nell’ambito delle attività addestrative invernali che l’Accademia della Guardia di Finanza ha tenuto a febbraio scorso presso la Scuola Alpina di Passo Rolle (Trento).
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