Guardia di Finanza: Livorno, scovati al porto (tra banane, legno, caffè e fogli di piombo) 208 kg di cocaina per un valore di 60 milioni di euro

Di Armando Modesto

LIVORNO. Farà parlare per qualche tempo l’ingente sequestro di droga (208 kg di cocaina nello specifico) che i finanzieri del Comando Provinciale di Livorno, in collaborazione con il personale dell’Agenzia delle Dogane Monopoli e Accise (ADM), hanno compiuto nel porto labronico scovando lo stupefacente all’interno di due container provenienti dal Sudamerica.

La partita di “neve” – peraltro connotata da un elevato livello di purezza – era stata inviata dai “narcos” all’interno due container-frigo stipati di banane ed altre merci, salpati quattro settimane prima da uno scalo portuale dell’Ecuador.

Una delle particolarità della vicenda sta nel fatto che i cartelli ecuadoregni della droga, per tentare d’ingannare i controlli alla Dogana, hanno utilizzato il metodo della c.d. “spedizione a grappolo” che consiste nel celare la droga in più container, i quali vengono poi imbarcati su una stessa nave.

Lo stratagemma dà quindi modo di aumentare le probabilità di eludere i controlli nel caso in cui uno dei carichi venga individuato, ciò nella convinzione che gli operatori finiscano per concentrarsi quasi esclusivamente sul primo risultato.

La cocaina sequestrata dai finanzieri e dai doganieri di Livorno

In questo caso le cose sono però andate diversamente anche grazie all’esperienza di servizio ed alla meticolosità dei riscontri doganali in questione, che hanno difatti consentito di giungere a bersaglio pieno inferendo così un grave danno economico ai responsabili della “spedicion”.

Questo sequestro messo a segno a Livorno segna infatti un più che significativo risultato nella lotta al narcotraffico sul territorio nazionale; un risultato che però deriva da un’incessante nonché metodica attività condotta “sul campo” e che interessa tutto il traffico di merci in arrivo sulle banchine dell’importante porto toscano.

Entrando ancor più nel dettaglio della cronaca, la partita di droga era stata occultata tra merci di vario genere e che, oltre alle banane, vedeva presenti anche legno e caffè, quest’ultimo molto spesso impiegato dai trafficanti per tentare di coprire l’odore degli stupefacenti all’acutissimo olfatto dei canti anti-droga.

Alcuni dei panetti di droga rinvenuti

La cocaina era stata quindi suddivisa in 180 panetti, ognuno dei quali accuratamente imballato da nastro isolante ma non è tutto; l’ulteriore “finezza” adottata dai trafficanti sudamericani in questo caso era costituita dall’adozione di appositi fogli di piombo che, nello loro intenzioni, sarebbero stati fondamentali per passare indenni ai controlli radiogeni effettuati in Dogana con sofisticate apparecchiature ai raggi X.

Lo stupefacente, dopo essere stato campionato ed analizzato dal laboratorio chimico della ADM di Livorno, su disposizione della locale Procura della Repubblica è stato avviato alla distruzione presso uno degli inceneritori idonei allo scopo.

Gli stessi investigatori della GDF ritengono che se il carico di “neve” fosse giunto sulle piazze clandestine dello spaccio, una volta tagliato e dunque suddiviso in un’infinità di dosi, avrebbe fruttato alla criminalità organizzata incassi per non meno di 60.000.000 di euro.

 

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