Di Gianluca Filippi
PRATO. Un altro sequestro di grande portata (circa un milione e 500.000 pezzi) è stato messo a segno dai finanzieri del Comando Provinciale di Prato i quali, nell’ambito delle continue e diffuse attività a contrasto della produzione e del commercio di prodotti recanti marchi di fabbrica contraffatti, hanno assestato un duro colpo alle organizzazioni che gestiscono le c.d. “filiere del falso”.

Sulla scorta delle indicazioni operative fornite dal Comando Regionale Toscana della Guardia di Finanza, le fiamme gialle pratesi hanno dunque proceduto all’effettuazione di servizi di osservazione e pedinamento, a cui è stato affiancato un attento incrocio di dati nonché di sviluppo di diversi elementi informativi che i militari hanno acquisito durante i servizi di pattugliamento e controllo economico del territorio.
In tale contesto info-investigativo si è inoltre proceduto alla consultazione delle banche-dati in uso al Corpo, il che ha fornito agli stessi investigatori un quadro sufficientemente dettagliato a seguito del quale hanno potuto “triangolare” – all’interno della locale zona industriale – un’attività di commercio all’ingrosso di abbigliamento, presumibilmente operante in violazione della normativa sui marchi registrati nazionali ed internazionali.
Il conseguente accesso dei finanzieri nei locali della ditta in questione gli ha dunque permesso di rinvenire e cautelare il sopracitato quantitativo di prodotti falsi, nella fattispecie costituito da capi di abbigliamento e accessori tutti contrassegnati da marchi contraffatti, mentre l’analisi della documentazione rinvenuta durante l’ispezione ha consentito agli stessi militari d’identificare anche il fornitore dei prodotti finiti sotto sequestro, la cui immissione in commercio avrebbe fruttato ricavi stimabili in oltre un milione di euro.

Al termine delle operazioni, i titolari dell’attività commerciale sottoposta a controllo sono stati denunciati alla competente Autorità Giudiziaria per il reato di commercializzazione di capi contraffatti, mentre i contestuali accertamenti tecnici eseguiti sull’intero materiale sequestrato hanno confermato in pieno la contraffazione dei prodotti stessi, comportando così il rinvio a giudizio degli indagati.
Resta ad ogni modo inteso che per le persone coinvolte nel procedimento giudiziario in parola vige il principio della presunzione d’innocenza; garanzia che rimarrà imprescritta sin quando nei loro confronti non sarà stata pronunziata eventuale e definitiva sentenza di condanna.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
