Guardia di Finanza: lotta all’indebita percezione del Reddito di Cittadinanza. Controlli a tappeto in tutta Italia e 193 “beneficiari” denunciati

Di Dario Gravina

Roma. Le festività pasquali non rallentano i controlli a tappeto che la Guardia di Finanza sta conducendo in tutta Italia per scovare gli illeciti percettori del Reddito di Cittadinanza i quali, tramite dichiarazioni mendaci ed omissioni varie, usufruiscono del sussidio che lo Stato ha previsto per i cittadini in difficoltà economiche, e sono decisamente molti i casi d’illecito che continuano ad emergere in questo particolare quanto multiforme settore d’intervento.

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Le ultime operazioni avvenute in ordine di tempo, rispettivamente condotte a Foggia, Vibo Valentia e Chieti, hanno infatti permesso di accertare 193 indebiti percettori i quali, stando alle risultanze prodotte dai serrati controlli delle fiamme gialle, hanno complessivamente intascato oltre un milione e 100mila euro a spese della collettività.

Come sempre avviene in questi casi, il corollario degli stratagemmi messi in atto dai responsabili era vario quanto fantasioso, e cosi i corrispondenti assegni finivano per rimpinguare i redditi spesso non esigui di coniugi separati in maniera assolutamente fittizia, di proprietari di immobili in locazione ed auto di lusso, di incalliti giocatori che nel frattempo avevano vinto nelle lotterie più che cospicue somme di denaro, di persone con un ISEE di tutto rispetto ma stranamente “declassato” a valori minimi in sede di dichiarazione, ma anche di soggetti asseritamente disoccupati che invece percepivano un regolare reddito da lavoro dipendente.

Senz’altro indicativa è stata poi la circostanza legata ai controlli avvenuti tra Foggia e provincia, dove i militari della GDF hanno identificato tra i molti indebiti percettori del Reddito di Cittadinanza anche 81 pregiudicati, 8 dei quali addirittura affiliati a pericolosi sodalizi della criminalità organizzata pugliese.

Sul punto giova ricordare come per il buon esito di questi complessi riscontri si riveli fondamentale l’apporto che gli uffici dell’INPS e le Amministrazioni Comunali garantiscono al Corpo per la ricerca di queste particolari forme d’illecito, sulle quali va poi ricostruita un’intera situazione contabile, economica e patrimoniale, a seguito della quale la competente Autorità Giudiziaria emette poi i relativi decreti di sequestro quale “risarcimento” per il danno patito dalle casse pubbliche.

Da evidenziare, altresì, che le pene previste in questi casi prevedano una reclusione dai 2 ai 6 anni per chiunque presenti dichiarazioni false oppure ometta le informazioni dovute, nonché da 1 a 3 anni nei casi in cui il responsabile ometta all’Ente erogatore la comunicazione relativa alle variazioni del proprio reddito, del patrimonio posseduto oppure altre informazioni – dovute e rilevanti – ai fini della riduzione/revoca del beneficio economico in questione.

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