Guardia di Finanza: Napoli, beneficiavano di un vitalizio per le vittime della criminalità organizzata ma erano imparentate con l’esponente di un noto clan di camorra. Disposto un sequestro di beni per oltre 166mila euro

Di Mariateresa Levi

Napoli. La vicenda parte da lontano, ovvero dalla c.d. “strage di S. Alessandro” avvenuta il 26 agosto del 1984 a Torre Annunziata (NA), allorquando un gruppo costituito da 14 sicari dei clan di camorra dei “Bardellino” e degli “Alfieri”, armati di fucili mitragliatori AK-47 e di mitragliette UZI, da un autobus turistico rubato pochi giorni prima aprirono il fuoco contro i rivali del clan “Gionta” (che in quel momento erano di fronte ad un locale presso il quale si riunivano abitualmente) causando la morte di otto persone ed il ferimento di altre sette.

A seguito di quel gravissimo fatto, uno dei più efferati tra le varie “guerre di camorra” che hanno insanguinato la Campania in questi decenni, la moglie e figlia di una delle vittime avevano ottenuto dal Ministero dell’Interno (precisamente nel febbraio 2002), un assegno a carattere “vitalizio” previsto dalla legge n. 407/98 per i familiari delle vittime della criminalità organizzata.

Con il tempo, però, tale beneficio economico era divenuto incompatibile con la nuova posizione familiare della figlia di uno dei periti nell’agguato, la quale aveva nel frattempo contratto matrimonio con un esponente del clan “Gionta” (peraltro detenuto da 4 anni nel carcere di Secondigliano per reati di camorra).

Alfa 156 GDF – NA

Tale situazione familiare era stata però sottaciuta dalla donna per poter evidentemente continuare ad ottenere il suddetto beneficio. La normativa in materia, infatti, prevede la totale estraneità dei beneficiari agli ambienti criminali e, proprio per questi motivi, la Prefettura di Napoli aveva più volte richiesto alle due donne di aggiornare le informazioni riguardanti il loro nucleo familiare.

A tali richieste le due donne avevano però fatto orecchie da mercante, mentre la più giovane aveva addirittura simulato una separazione consensuale con il coniuge, tra l’altro omologata a maggio 2010 dal Tribunale Civile di Napoli.

E il raggiro ai danni dello Stato, un autentico sbeffeggio nei confronti delle vere vittime della violenza camorristica, sarebbe anche riuscito bene se non fosse stato per le indagini avviate dalla Guardia di Finanza di Napoli la quale, in raccordo con la Prefettura, ha cominciato ad indagare sulla vita delle due beneficiarie della legge 407/98 scoprendo che l’anzidetta separazione era assolutamente fittizia, che la coppia aveva nel frattempo avuto una figlia e che la stessa consorte, talvolta unitamente alla suocera, aveva più volte fatto visita al marito detenuto a Secondigliano dove peraltro si trova tutt’ora.

Proprio sulla base di tali e sin troppo evidenti risultanze d’indagine, derivanti anche dall’acquisizione dei dati relativi ai conti correnti delle due donne, che la competente Autorità Giudiziaria ha dunque disposto un sequestro preventivo d’urgenza di beni nelle loro disponibilità per un valore di oltre 166.000 euro, ovvero l’ammontare complessivo dei “vitalizi” indebitamente percepiti sino ad oggi.

 

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