Guardia di Finanza: Napoli, scoperto un vasto commercio connesso alla pesca di frodo dei datteri di mare. Arrestati 12 responsabili e sequestrati 3 locali

Di Claudio Bellumori e Dario Gravina

Napoli. La pesca di frodo ed il commercio clandestino dei datteri di mare (Lithophaga lithophaga) può essere un’attività assai remunerativa, tanto da richiedere una forma “associativa” tra soggetti dediti a questi particolari reati, ed è stato proprio questo il tema di una lunga indagine condotta dai finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli (ROAN), conclusasi oggi con l’esecuzione di 19 misure cautelari personali che l’Autorità Giudiziaria inquirente ha disposto nei confronti di altrettanti responsabili (sei dei quali sottoposti a custodia cautelare in carcere e sei agli arresti domiciliari, a cui si affiancano tre divieti di dimora e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria).

La brillante ma difficile indagine delle fiamme gialle partenopee è durata tre anni, ed aveva preso avvio dall’esistenza di un vasto “mercato nero” di questi ricercatissimi molluschi bivalvi la cui raccolta, detenzione e commercializzazione sono severamente proibiti a livello internazionale attraverso una specifica normativa che ne tutela la specie sin dal 1988.

Il dattero di mare, infatti, cresce solo in determinate condizioni ad abbisogna di roccia calcarea per vivere, nella quale peraltro si insinua nel corso di un lungo processo biologico che può richiedere dai 15 ai 35 anni durante i quali raggiunge una dimensione massima di pochi centimetri.

Questa caratteristica fa dunque sì che per raccogliere i datteri di mare bisogna rompere la roccia che li ospita, la quale si trova così ad essere irreparabilmente danneggiata da martelli ed altri strumenti a percussione meccanica utilizzati allo scopo da pescatori senza scrupoli.

Il motivo di tale scempio ambientale è ovviamente collegato alle possibilità di illecito guadagno; basti infatti considerare come un solo chilogrammo di datteri di mare giunga a costare fino a 200 euro, dunque una prelibatezza riservata a poche tasche (come quelle di alcuni esponenti della criminalità organizzata napoletana risultati essere clienti dei due sodalizi delinquenziali finiti nell’inchiesta).

Vedetta 813 – GDF VV

Secondo quanto dimostrato dai militari delle fiamme gialle, gli stessi due gruppi si dedicavano in maniera pressoché abitudinaria a questa “pesca” prelevando i datteri su tratti di scogliera presenti nelle acque di Napoli e di Capri, che venivano così sistematicamente depredate e distrutte irrimediabilmente in nome d’un facile guadagno che trovava i suoi “picchi” in corrispondenza delle festività natalizie e pasquali, ovvero quando la domanda di questo mitile si fa più insistente, fattore questo che peraltro vedeva la fornitura d’una “mutua assistenza” tra le due organizzazioni per non scontentare un’esigente clientela disposta a pagare bene e nella quale erano presenti anche numerosi ristoranti e pescherie della regione.

Secondo gli investigatori della GDF sono infatti oltre 100 i soggetti coinvolti nell’illecito giro e che, a vario titolo, traevano perciò guadagni da tale commercio clandestino. Nel contesto investigativo in parola è peraltro da evidenziare come i responsabili usassero un linguaggio in codice nelle loro conversazioni telefoniche, circostanza questa normalmente utilizzata nelle attività criminali più pericolose ma che comunque rende bene l’idea sulle “cautele” adottate dai responsabili per evitare di far scoprire il loro lucroso commercio illegale.

In presenza di una produzione probatoria ampia oltre che molto dettagliata nel comprovare le responsabilità di ogni singolo sodale, la risposta della Procura della Repubblica di Napoli non si è fatta certo attendere con la formulazione di gravi ipotesi reato come quelle di associazione a delinquere finalizzata alla pesca di frodo di specie protetta, peraltro aggravata dalla consumazione di delitti contro l’ambiente (inquinamento e disastro ambientale), ai quali si aggiungono condotte criminose più comuni (danneggiamento e ricettazione).

L’ordinanza dell’A.G. ha altresì disposto il sequestro di tre locali commerciali siti nel capoluogo campano ed a Castellammare di Stabia (NA), all’interno dei quali i datteri venivano temporaneamente occultati prima di essere rivenduti, il sequestro dei profitti derivanti da tale commercio illecito oltre al sequestro dei natanti utilizzati nella pesca di frodo e di tutta la necessaria attrezzatura.

 

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