Di Pierluca Cassano
CASERTA. Un’ operazione che testimonia, ancora una volta, la sinergia interistituzionale tra le Forza di Polizia; è quella messa a segno in provincia di Caserta, precisamente a Castel Volturno, dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e dalla Squadra Mobile della città della Reggia, con la collaborazione tecnica della Guardia Costiera di Castel Volturno.

E’ stata sequestrata un’area di uno stabilimento balneare sulla quale veniva esercitata l’attività di ristorazione e intrattenimento, gestita da una società, di recente costituzione, intestata ad una donna di 24 anni, originaria della provincia di Napoli, ma residente di tempo a Castel Volturno.
Le indagini congiunte di Polizia e Guardia di Finanza, tuttavia, hanno palesato che la gestione imprenditoriale (ed i relativi guadagni) dell’area fosse di fatto riconducibile al padre della donna, un 57enne contiguo al Clan dei Casalesi, egemone nell’area castellana.
L’uomo infatti era stato condannato dalla Corte d’Appello di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa e destinatario di una misura di prevenzione, ai sensi del Codice Antimafia, in base alla quale ai condannati in appello, anche con sentenza non definitiva è inibita l’esercizio di attività economiche che prevedano licenze di commercio, autorizzazioni di Polizia, concessioni e, in questo caso “ altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio, concessorio, o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali, comunque denominati “.
Sulla base di queste premesse, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’ambito di una più ampia attività coordinata e promossa dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli e finalizzata all’aggressione dei patrimoni mafiosi, ha emesso un provvedimento d’urgenza per sottoporre a sequestro l’area, evitando così il passaggio di proprietà della stessa a prestanomi estranei alla famiglia del condannato; il decreto di sequestro eseguito è stato poi convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari alla sede.
Il valore dell’area, al di là di quello attestato dal catasto, tiene conto dei redditi ottenuti dal ristorante e dal bar ivi insistenti.
Una nota dell’Autorità Giudiziaria titolare delle indagini chiarisce che l’attività è stata eseguita nell’ambito delle indagini preliminari e pertanto sugli indagati vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, precisando al contempo che il sequestro è stato adottato senza il contradditorio che avverrà innanzi al Giudice terzo che potrà valutare, nei confronti degli indagati, l’assenza di ogni forma di responsabilità.
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