TORINO. Tra tutti i sistemi e gli stratagemmi per nascondere carichi di droga, quello dell’occultamento all’interno di forme di parmigiano è alquanto inedito. Eppure questo è quel che hanno scoperto i Finanzieri del Comando Provinciale di Torino nell’ambito dell’operazione denominata “Carlo Felice”, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo piemontese.
L’operazione delle Fiamme Gialle, entrando nei dettagli, ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere (attiva nelle province di Torino ed Asti e con ramificazioni in Lombardia, Veneto, Toscana, Sicilia e Sardegna) specializzata nella movimentazione d’ingenti partite di stupefacenti, come peraltro testimoniato dal pregresso sequestro di 125 kg di cocaina che avrebbero consentito al gruppo criminale in questione di ottenere guadagni quantificabili in circa 20 milioni di euro.

L’attività in cronaca, oltre al sequestro di cui sopra, registra al momento l’arresto di 10 persone (delle quali sette ristrette in carcere e tre agli arresti domiciliari) finite nel mirino dei militari della Guardia di Finanza nei primi mesi dello scorso anno, sul conto delle quali gli investigatori hanno condotto intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché appostamenti e pedinamenti, che poi hanno fornito agli inquirenti fondamentali elementi di prova riguardanti l’esistenza del sodalizio criminale in questione composto da italiani ed albanesi.
L’organizzazione, peraltro dotata di non indifferenti risorse economiche, aveva anche la possibilità di avvalersi di diversi locali nei quali poter temporaneamente stoccare i carichi di droga, mentre le comunicazioni tra i sodali avvenivano tramite collaudati sistemi che ne garantivano la riservatezza.
Significativo, nel medesimo contesto, anche il fatto di come alcuni degli arrestati portassero in luogo pubblico e detenessero illegalmente armi da sparo, motivo per il quale nei loro confronti viene mosso un ulteriore addebito da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Stando a quanto emerso delle indagini, a riprova delle non indifferenti capacità organizzative del medesimo gruppo oggi finito agli arresti, vi era senza dubbio la possibilità di approvvigionarsi di consistenti quantità di cocaina dall’estero – in particolare dall’Olanda – che poi venivano introdotte in Italia a bordo di autoarticolati.
Come indicato sopra, il successivo stoccaggio della “merce” era reso possibile dalla disponibilità di depositi siti nell’Astigiano, nell’Alessandrino ed anche nel Cuneese, oltre che in altre aree del nord Italia.

Una volta transitata dai depositi la droga veniva quindi distribuita in diverse regioni, ciò attraverso i soliti “corrieri” peraltro dotati di un ampio parco auto di proprietà oppure da prendere a noleggio, ai quali affidare anche il recupero delle somme di denaro provenienti dal citato traffico.
Nel corso delle complesse indagini, i finanzieri torinesi avevano comunque già causato diversi “danni” all’organizzazione con il sequestro di 100 kg di cocaina purissima, rinvenuti questi ad aprile 2022 all’interno di un camper anche grazie all’intervento delle proprie unità cinofile, mentre altri 25 kg di cocaina furono scovati nel successivo mese di giugno, stavolta in provincia di Asti, a bordo di un furgone diretto in Sardegna.
Fu proprio in quell’occasione che i trafficanti decisero di impiegare cinque grosse forme di formaggio tipo grana padano/parmigiano reggiano, appositamente “lavorate” al loro interno per fungere da classico carico di copertura.
Alla luce dei fatti sin qui descritti, rimane comunque opportuno sottolineare come per tutti gli arrestati sussista al momento la presunzione d’innocenza, dunque la colpevolezza in ordine ai fatti loro contestati non potrà essere confermata prima di un’intervenuta sentenza irrevocabile di condanna.
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