Guardia di Finanza: Operazione “Mala Civitas” nel Reggino. Scoperti percettori del reddito di cittadinanza appartenenti alla ‘ndrangheta. Denunciati 101 responsabili

Di Michele Toschi

Reggio Calabria. Sono 101 i “compari”, affiliati alle più pericolose cosche di ‘ndrangheta, che la Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha individuato e denunciato in quanto indebiti percettori del reddito di cittadinanza.

Operazione della GdF contro la ‘ndrangheta

La vicenda, venuta alla luce a seguito di verifiche che hanno riguardato una platea di oltre 500 soggetti gravati da condanne penali passate in giudicato, è emersa grazie ad un certosino lavoro di controlli e di riscontri documentali che hanno così permesso di scoprire quanti non avevano diritto al citato sussidio che, come noto, è invece riservato alle fasce economicamente più deboli della popolazione.

Proprio da questi serrati riscontri è così emerso che molti ‘ndranghetisti, tra i quali figurano esponenti di spicco delle famigerate cosche della Piana di Gioia Tauro, delle potenti ‘ndrine del Reggino nonché alcuni “capibastone” della Locride, erano riusciti ad ottenere – ed ormai da qualche tempo – il predetto sussidio pur non avendone assolutamente diritto e, proprio per questo, denunciati all’Autorità Giudiziaria di Reggio Calabria, Locri, Palmi, Vibo Valentia e Verbania, unitamente ad altri 15 sottoscrittori di medesimi richieste giudicate irregolari.

Da rilevare come tra i numerosi denunciati siano finiti anche i figli di Roberto Pannunzi, noto alle cronache giudiziarie come il “Pablo Escobar italiano” e ritenuto dagli investigatori come uno dei più grandi broker a livello mondiale della cocaina.

Il Pannunzi (alias “Bebè”) è altresì famoso per alcune sue vanterie divenute celebri, come quella di pesare i soldi, anziché contarli.

Oltre alla denuncia penale, tutti i responsabili della frode sono stati altresì segnalati all’INPS per l’immediato avvivo del procedimento di revoca del sussidio illecitamente ottenuto, con il conseguente recupero delle somme già intascate che gli investigatori della GDF hanno calcolato in circa 516.000.000 euro.

Il risultato conseguito in questo difficile momento storico, ove la richiesta di sussidi pubblici è aumentata in maniera impressionante a causa della pandemia da COVID-19, dimostra ancora una volta l’approccio trasversale e multidisciplinare dell’azione di polizia economico-finanziaria tipica della Guardia di Finanza, oggi più che mai impegnata in un’imprescindibile attività di servizio a tutela delle risorse pubbliche.

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