Di Antonio Leone
Cosenza. Abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici; sono questi i reati che la Procura della Repubblica di Cosenza contesta in capo a 15 dirigenti e funzionari della Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Cosenza.
Al termine dell’operazione denominata “Sistema Cosenza” condotta dai Finanzieri del locale Comando Provinciale ieri ha visto l’esecuzione di 6 misure cautelari personali del divieto di dimora nella Regione Calabria e nel Comune di Cosenza e che hanno raggiunto il Direttore Generale, il Direttore Amministrativo e il Direttore Sanitario in servizio presso la citata ASP nel triennio 2016/2018, ai quali si aggiungono il Direttore UOC Affari Legali e Contenzioso in carica fino ad agosto 2020, il Direttore UOC Gestione Risorse Umane nonché un collaboratore amministrativo, anch’essi in servizio presso l’ASP cosentina.
L’attività d’indagine, più nel dettaglio, ha consentito di far piena luce su alcune dinamiche che hanno riguardato la falsificazione dei bilanci consuntivi della citata Azienda Sanitaria Provinciale nel triennio 2015-2017, dalla quale è emersa una realtà economico-patrimoniale (già cronicamente afflitta da consistenti disavanzi) deliberatamente alterata rispetto alla realtà, con l’evidente scopo di riportare perdite d’esercizio di gran lunga inferiori rispetto a quelle reali, consentendo in tal modo un allineamento posticcio dei dati contabili dell’Azienda sanitaria in questione con quelli del bilancio preventivo regionale che consolida i dati di bilancio di tutte le aziende sanitarie calabresi.
In un contesto investigativo complesso poiché caratterizzato da ripetuti illeciti, gli investigatori della GDF hanno anche ricostruito le irregolari assegnazioni di importanti incarichi dirigenziali avvenuti in violazione dei principi di legalità e trasparenza nonché abusando del proprio ufficio, come nei casi di delibere d’assunzione nelle quali i requisiti di partecipazione venivano prestabiliti sulla scorta di interpretazioni del tutto personali rispetto ai criteri fissati dalle vigenti normative di contrattazione collettiva, ciò in funzione dei titoli e dei curriculum vantati dagli aspiranti ma in un’ottica smaccatamente clientelare.
Non meno grave era inoltre la disastrosa situazione economico-finanziaria messa in luce dai Finanzieri, e che impietosamente fotografa lo stato di una delle aziende sanitarie più importanti a livello nazionale per risorse finanziarie assegnate, numero di dipendenti e bacino d’utenza; una situazione pesantemente intaccata da un malaffare stratificatosi nel tempo ed aggravato da una sostanziale inefficacia dei controlli da parte delle autorità regionali competenti, per effetto del quale si è verificato un progressivo depauperamento delle risorse dell’Azienda con inevitabili ripercussioni sui livelli di assistenza sanitaria forniti ai cittadini.
Tra le dolose azioni di occultamento è peraltro finita anche una consistente quota del contenzioso legale sorto tra il 2015 ed il 2017, con accantonamenti annuali al correlato Fondo Rischi e Oneri giudicati del tutto insufficienti rispetto alla sua naturale funzione.
Tale insufficienza permetteva infatti di attutire di molto l’impatto economico-patrimoniale sui conti aziendali, abbattendo così la quota degli elementi negativi di reddito in modo tale da “mascherare” una perdita d’esercizio ampiamente superiore rispetto a quella reale, ciò a fronte di un contenzioso legale ancora pendente che ammonterebbe a mezzo miliardo di euro ma che potrebbe tuttavia risultare sottostimato, considerato che le indagini hanno altresì rivelato l’esistenza di 287 milioni di euro costituiti da prenotazioni verso terzi (ovvero presso il tesoriere); in buona sostanza ulteriori somme assegnabili alle controparti in causa con la ASP di Cosenza per effetto di possibili soccombenze in giudizio, di cui 102 mln. già vincolati (dunque non più nelle disponibilità dell’Azienda) presso la Banca d’Italia ciò per effetto dell’avvenuta assegnazione giudiziale.
A completamento di una situazione contabile così fortemente compromessa sono peraltro da aggiungersi un abnorme disallineamento tra il saldo di cassa effettivo e quello invece risultante a bilancio, motivato dalla mancata regolarizzazione di oltre 54 mln. di euro in “sospesi di cassa”, ovvero di somme non più disponibili in quanto già pagate dal tesoriere e che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno coperto pignoramenti presso terzi ottenuti in giudizio dai creditori dell’Azienda; in aggiunta a questo grave quadro, non è mancata l’omessa contabilizzazione dei crediti vantati nonché la svalutazione e lo stralcio di quelli inesigibili.
Nonostante tutte queste gravi e reiterate irregolarità gestionali e contabili che hanno sollevato i pareri contrari del Collegio Sindacale, i bilanci del triennio finito sotto la lente degli investigatori della GDF cosentina, sono stati comunque approvati dagli Organi di controllo.
Sulla base di tutto ciò l’Autorità Giudiziaria inquirente ha dunque ritenuto che gli elementi accusatori emersi siano gravi, univoci e concordanti, dunque giustificativi delle misure cautelari emesse e sulle quali il GIP si pronuncerà all’esito degli interrogatori a cui dovranno presto sottoporsi tutti gli indagati.
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