Guardia di Finanza: operazione “SWIFT-MY-CASH”. Scoperto un vasto riciclaggio internazionale, evasioni fiscali e corruzioni. Arrestati due professionisti

Di Dario Gravina

Milano. È finita con l’arresto e l’incriminazione per gravi reati quali frode fiscale, riciclaggio di denaro e corruzione internazionale la assai remunerativa attività di due professionisti (un fiduciario svizzero ed un consulente lombardo) che la Procura della Repubblica di Milano, al termine dell’operazione denominata “SWIFT-MY-CASH”, indica quali principali responsabili di un vasto riciclaggio di denaro – per oltre 21.000.000 di euro – proveniente da frodi fiscali.

Le indagini della GDF

Le non poco complicate indagini, condotte dai finanzieri del Comando Provinciale di Milano – Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF), hanno infatti permesso di svelare una sistemica attività criminale in grado di gestire ingenti capitali di provenienza illecita che venivano trasferiti in paradisi fiscali su fondi cifrati off-shore, avvalendosi al riguardo di diverse operazioni finanziarie simulate tra società-veicolo statunitensi ed europee, con conti correnti accesi tra Austria, Cipro, Ungheria, Germania, Slovacchia, Inghilterra, Canada, Bahamas e Isole Mauritius.

L’operazione, che al momento vede l’impiego di oltre 70 militari delle fiamme gialle impegnati in una ventina di perquisizioni condotte in varie località della Lombardia nonché nelle provincie di Torino, Genova e Perugia, ha altresì comportato un pesante sequestro preventivo di beni che il GIP del Tribunale meneghino ha disposto per un ammontare complessivo superiore ai 14 milioni e 700 mila euro dei quali: circa 12 milioni ritenuti profitto di corruzioni internazionali nonché derivanti da delitti tributari commessi da una multinazionale milanese operante nel produzione di valvole industriali; oltre 1 milione di euro ritenuto proveniente da attività di riciclaggio transnazionale compiute dai professionisti arrestati; oltre 1 milione e 700mila euro provenienti invece da altri reati tributari imputati a persone fisiche e imprese, le quali si sono avvalse di veri e propri “modelli seriali” di evasione fiscale internazionale messi a loro disposizione dagli stessi arrestati.

Secondo quanto accertato dagli investigatori della GDF milanese, infatti, lo schema criminoso utilizzato dai due professionisti aveva una doppia funzionalità, ovvero quella di garantire a numerosi contribuenti nazionali indebiti risparmi d’imposta (con relativi proventi da gestire fiduciariamente in paradisi fiscali oppure restituiti in contanti), nonché quella di creare fondi neri in territorio estero, anche questi oggetto di conversione in denaro sonante da impiegare poi per il pagamento di “mazzette” da corrispondere nell’ambito di accordi corruttivi, oppure anche, in ulteriore alternativa, per il trasferimento su conti correnti svizzeri intestati ai destinatari delle tangenti.

Il logo della Gendarmeria francese

Tra le risultanze probatorie emerse dall’operazione “SWIFT-MY-CASH”, vi è anche quella degli accordi intercorsi tra gli apici della multinazionale milanese ed il direttore acquisti d’una importante impresa francese attiva nel settore dell’estrazione e trasformazione di prodotti petroliferi, il quale – garantendogli il buon fine di una commessa da 20 milioni di  euro – avrebbe intascato dalle controparti italiane somme per 740 mila euro.

Analoga circostanza è stata accertata anche per il pagamento di una tangente da 417mila euro, operata dal fiduciario svizzero e da un suo collaboratore in favore dei responsabili di una società piemontese che opera nel settore ingegneristico, avvalendosi al riguardo di conti correnti elvetici con somme che originavano dal pagamento di fatture per operazioni inesistenti, nel caso specifico decurtate del 18% quale corrispettivo riconosciuto agli abili “riciclatori”.

Il logo della Polizia Cantonale del Ticino

Per scoprire tale complesso meccanismo di frode transnazionale, gli inquirenti della Procura milanese sono dovuti ricorrere ad appositi “ordini europei d’indagine”, a rogatorie internazionali nonché ai canali di collaborazione operativa con le Polizie estere, nella circostanza prestati dalla Gendarmeria Francese e dalla Polizia Cantonale del Ticino che. nei territori di rispettiva competenza, hanno supportato le attività di Polizia Giudiziaria condotte in Italia dalla Guardia di Finanza effettuando diverse perquisizioni, in particolare presso la sede luganese della fiduciaria che fa capo al principale indagato nonché presso la sua abitazione, mentre in Francia i gendarmi hanno perquisito casa ed ufficio del dirigente accusato di aver intascato tangenti per oltre 700 mila euro.

Al momento gli indagati risultano essere nove i quali, a vario titolo, saranno presto chiamati a rispondere per il reato di riciclaggio internazionale, aggravato dalla finalità di consentire a terzi la commissione di altri reati quali l’evasione fiscale mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, l’interposizione fittizia di veicoli societari nonché la corruzione tra privati.

Guai giudiziari si profilano anche per la multinazionale milanese poiché, in base al principio normativo della cosiddetta “responsabilità amministrativa degli enti”, è chiamata a rispondere del comportamento dei propri ex dirigenti; circostanza questa che prevede l’irrogazione di consistenti sanzioni pecuniarie oltre che il sequestro dei profitti ottenuti dalle condotte corruttive commesse a vantaggio dell’azienda medesima.

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