Guardia di Finanza: Operazione “Tortuga”. A Salerno scoperto un traffico di tabacchi di contrabbando ed una rete d’illecite connivenze nelle attività doganali. Denunciate 69 persone

Di Fabio Mattei

Salerno. Un malaffare diffusissimo fatto di false attestazioni doganali e che vede implicati, a diverso titolo, funzionari di Dogana, funzionari sanitari, spedizionieri, operatori portuali, avvocati, dipendenti amministrativi ed anche un militare della GdF.

Operazione della GdF a Salerno contro il traffico di tabacchi esteri

E’ questo il preoccupante quadro di responsabilità emerso al termine dell’Operazione “Tortuga”, che i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno, diretti dalla locale Procura della Repubblica, hanno concluso oggi con l’esecuzione di 69 misure cautelari (39 delle quali sono arresti domiciliari) che hanno raggiunto altrettanti indiziati accusati dei reati di contrabbando di tabacchi lavorati esteri (TLE), peculato, corruzione, traffico internazionale di rifiuti, ricettazione, acceso abusivo a sistema informatico, rivelazione di segreto d’ufficio, falso in atto pubblico, traffico di influenze illecite, favoreggiamento personale; ovvero un ripetuto corollario di episodi illeciti e connivenze di vario genere commessi nell’area portuale della città campana.

L’operazione aveva preso avvio tempo addietro da una segnalazione dell’Ufficio europeo per la lotta anti-frode (OLAF), il quale aveva informato le Autorità italiane circa l’esistenza di un presunto traffico di tabacchi da narghilè di contrabbando – transitante proprio dal porto di Salerno – ed apparentemente destinati al Marocco.

Proprio sulle base di tale informativa, gli investigatori della Guardia di Finanza hanno così iniziato indagini, avvalendosi anche di intercettazioni telefoniche e di riprese audiovisive all’interno degli uffici doganali, scoprendo un transito di merci (nel caso specifico costituito da 5 tonnellate di tabacchi lavorati esteri) effettivamente giunte nello scalo marittimo salernitano ma falsamente attestate come “in uscita” dal territorio dello Stato.

L’artifizio escogitato dai responsabili della frode aveva dunque un ben preciso scopo: l’immissione illecita di questi TLE sul mercato nazionale senza però assolvere ai previsti diritti doganali – che gli inquirenti hanno calcolato in oltre 1.200.000 euro. Ma non è tutto.

I successivi approfondimenti investigativi disposti dall’Autorità Giudiziaria hanno anche permesso di accertare gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due funzionari della Dogana, i quali hanno compiuto diverse azioni omissive ostacolando le indagini.

Da quanto emerso dalle citate attività investigative, che si sono successivamente allargate a macchia d’olio anche sugli operatori portuali, non sono mancati molti episodi “predatori” commessi sulle merci stoccate nei container ad opera di funzionari doganali, personale medico fitosanitario, spedizionieri, ausiliari e dipendenti di una società di facchinaggio, ai quali è stato contestato il reato di peculato poiché le indebite appropriazioni sono state commesse in concorso con i funzionari doganali i quali, nei frangenti documentati dalle Fiamme Gialle agli inquirenti, erano formalmente impegnati in attività di riscontro e verifica doganale.

Inquietante è stata inoltre la scoperta di un consistente traffico internazionale di rifiuti, venuto alla luce nella medesima operazione, nel quale risultano coinvolti altri due spedizionieri doganali e sette soggetti di etnia africana, accusati di aver organizzato un traffico da oltre 60 tonnellate di rifiuti speciali più altri di diversa specie, nonché di oltre 1.000 pannelli fotovoltaici e circa 1.000 accumulatori di energia (di provenienza furtiva), tutto materiale stivato in container diretti verso il continente africano ma che è stato bloccato dai finanzieri prima che lasciasse il territorio italiano.

Delicate sotto il profilo giudiziario sono anche le figure di due avvocati del Foro di Salerno nonché di un dipendente del Ministero della Giustizia, accusati di aver violato le procedure di accesso ai sistemi informatici, di aver divulgato atti riservati al predetto procedimento penale, nonché di aver acquisito notizie in favore di alcuni funzionari doganali che, evidentemente, già temevano di essere finiti nel mirino degli investigatori.

Per quanto invece attiene al militare della GdF la sua posizione, contestualmente a quella di un funzionario doganale, si è fatta spinosa a causa di una fittizia attestazione di rientro di merci temporaneamente esportate ma che, in realtà, risultano essere mai transitate dal porto di Salerno.

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