Guardia di Finanza: Pescara-Agrigento, ancora detenuti tra i percettori del Reddito di Cittadinanza. Scoperti e denunciati in 25

Di Mariateresa Levi

Pescara – Agrigento. Continuano senza soste – ed in tutto il territorio nazionale – i controlli che la Guardia di Finanza sta effettuando per accertare indebite percezioni del Reddito di Cittadinanza, ottenuto grazie a dichiarazioni mendaci di persone che non ne avevano titolo come i soggetti condannati al regime carcerario oppure agli arresti domiciliari.

Ed è proprio in questo contesto che si inquadrano le due ultime operazioni condotte dalla Guardia di Finanza di Pescara e di Agrigento che, al termine di una mirata attività ispettiva, hanno scoperto e denunciato 25 soggetti (tutti gravati da provvedimenti restrittivi della libertà personale ma tutti regolari percettori della citata misura di assistenza sociale).

Nella città abruzzese, in particolare, le fiamme gialle hanno avviato un serrato monitoraggio sulla posizione di numerosi soggetti i quali, dall’entrata in vigore della citata misura di sostentamento economico previsto per le famiglie in difficoltà, sono stati raggiunti da misure cautelari in conseguenza di diversi reati quali il traffico di sostanze stupefacenti, furto, usura, estorsione ecc.

Proprio dall’incrocio di queste posizioni. sono così venute a galla non poche irregolarità determinate da false ed omesse dichiarazioni, chiaramente finalizzate ad ottenere il Reddito di Cittadinanza a spese della comunità.

Guardia di Finanza al lavoro

Stesso refrain anche ad Agrigento, dove i finanzieri del locale Comando Provinciale hanno portato a termine un’analoga attività ispettiva conclusasi con il sequestro di 11 “social card” concesse in favore di altrettanti soggetti che non avevano titolo ad ottenerle.

Anche in questo caso si è trattato di persone sottoposte a provvedimenti di arresto disposti dall’Autorità Giudiziaria. Da notare come tutti questi soggetti abbiano precedenti per reati connessi alla criminalità organizzata di tipo mafioso, in altre parole “picciotti” che non si accontentavano della mutua assistenza offerta dai clan presso i quali sono affiliati ma che avevano pensato bene di arrotondare le proprie entrate anche con questa nuova possibilità di illecito guadagno.

Proprio su questi episodi che con ripetuta frequenza affiorano, giova sottolineare come il legislatore abbia previsto per l’ottenimento del Reddito di Cittadinanza la presenza di alcuni requisiti di “compatibilità” che i nuclei familiari del richiedente debbono necessariamente avere, tra questi l’assenza di uno stato di detenzione o di altro provvedimento di arresto.

Per chi ha un appartenente al proprio nucleo familiare detenuto, infatti, la misura non viene sospesa bensì adeguata in misura ridotta, ed ogni variazione al riguardo va tempestivamente comunicata all’INPS.

Al momento, il danno per le casse dello Stato determinato dalle due vicende è stimabile in almeno 395.000 euro.

 

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