Guardia di Finanza: Pescara, operazione “Oro nero”, scoperta una maxi-truffa all’IVA da oltre 45 milioni di euro nel settore commerciale dei carburanti. Spiccate 172 denunce e disposti sequestri per 8 milioni

Di Massimo Giardinieri

Pescara. E’ senz’altro una truffa di rilevantissime proporzioni quella che hanno scoperto i finanzieri del Comando Provinciale di Pescara, attuata attraverso la rivendita sottobanco di carburante importato dall’estero a prezzi fuori mercato e senza assolvere l’IVA; un sistema fraudolento non certo nuovo ma che oggi, con il continuo aumento dei prezzi osservato in tutti i prodotti petroliferi  e che cosi pesantemente incide sull’intera economia nazionale, diviene ancor più intollerabile.

L’operazione della GDF pescarese – eloquentemente denominata “Oro nero” – ha infatti permesso di rivelare un articolato sistema frodatorio realizzato in tutta la Penisola, per quale sono al momento partite ben 172 denunce dovute alla costatazione di ripetuti reati tributari legati all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti a cui, tanto per non farsi mancare nulla, si aggiungono anche i reati di riciclaggio, auto-riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

Lo velo squarciato dalle indagini delle fiamme gialle è a dir poco contorto quanto inquietante, con un modus operandi che prevedeva un’illecita struttura piramidale al cui vertice erano posti fornitori nazionali e comunitari di petrolio, per poi scorrere più in basso fino a società c.d. “cartiere”, ovvero esistenti solo sulla carta ma assolutamente prive di una qualsiasi struttura operativa, la cui titolarità era stata intestata agli onnipresenti “prestanome” che venivano reclutati tra soggetti nullatenenti e che mai avevano operato in tale settore merceologico.

La funzione di queste società-fantasma era infatti quella di acquistare carburanti per autotrazione senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), per poi rivenderli in breve tempo per il tramite delle stazioni di rifornimento stradali prive di logo (conosciute come “pompe bianche”), a prezzi inferiori rispetto a quelli normalmente praticati sul mercato italiano e nuovamente senza versare l’IVA.

Premesso tutto ciò, è dunque facile comprendere come i guadagni conseguiti dai responsabili fossero praticamente infiniti, tutto ciò in barba agli interessi erariali dello Stato oltre che degli onesti cittadini.

Ecco dunque che gli indagati facevano viaggiare autocisterne piene di carburante procacciato a prezzo agevolato e venduto ai distributori stradali secondo i più classici canoni del “mercato nero”, peraltro ad un costo di meno della metà del normale. Quasi regalato dunque e senza nessun significativo incremento dovuto al trasporto avvenuto per migliaia di km, salvo poi essere venduto agli ignari automobilisti ed agli autotrasportatori.

Nel medesimo meccanismo fatto emergere dagli investigatori della GDF pescarese altresì essenziale diveniva la creazione e l’utilizzo di fatture false, per mezzo delle quali veniva soltanto simulato un “allineamento” dei prezzi di vendita con quello quelli di mercato, mentre la differenza di esborsi corrisposti in più era del tutto fittizia, questo perché – di fatto – veniva restituita in contanti aggirando ancora una volta Erario.

In altre parole un business immenso fatto di immensi ricavi spartiti tra i vari responsabili della vicenda, il cui finale è però stato stavolta riscritto dai finanzieri del capoluogo adriatico.

Stante quanto appare nel ricco quadro probatorio delineato dall’Autorità Giudiziaria inquirente a carico delle società indagate, si parla di materia imponibile per più di 207.000.000 di euro, nonché di un’evasione dell’IVA per oltre 45.000.000 di euro.

Al momento, le  Procure della Repubblica di Lanciano e Velletri hanno intanto proceduto al sequestro preventivo – finalizzato alla confisca anche per equivalente – di disponibilità patrimoniali e finanziarie per circa 8.000.000 di euro.

Allo stato attuale delle indagini, è comunque opportuno sottolineare come il definitivo accertamento delle responsabilità contestate in capo agli indagati interverrà soltanto dopo definitiva sentenza di condanna e che il lavoro della Guardia di Finanza di Pescara sta ancora proseguendo sul piano prettamente fiscale, ciò nell’esigenza di recuperare tutto il gettito illecitamente sottratto alle casse dello Stato per restituirlo alla collettività.

 

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