TORINO (nostro servizio particolare). Domani, la Guardia di Finanza festeggera’ solennemente, a Torino, i suoi primi 250 anni di vita: una storia davvero affascinante, come abbiamo più volte ricordato anche su questo quotidiano on line.
Il Corpo, infatti, fa risalire le proprie origini alla gloriosa Legione Truppe Leggere, di fatto sorta a partire proprio da quella data, nell’allora Regno di Sardegna.

Con il presente saggio, oltre a ricordare i momenti salienti di tale Specialità dell’Armata Sarda, daremo ai nostri lettori una spiegazione definitiva sul perché sia così importante la data del 5 ottobre, piuttosto che quella del 1° ottobre, che per anni era stata attribuita, dagli storici e da vari autori, quale data effettiva della fondazione delle Fiamme Gialle.

Le Truppe Leggere
Prima di avventurarci nel tema del saggio ci pare opportuno dare un flash sul significato di “Truppe Leggere”, che ovviamente è molto più remoto rispetto al 1774.
Ebbene, il titolo si rifà essenzialmente al concetto derivante dall’armatura, della quale erano provvisti, nell’Esercito romano, i veliti, soldati “levis armatura”.
In tale ottica, nel corso dei secoli furono, quindi, ritenute “Truppe Leggere” le Fanterie che più o meno adempivano alla stessa funzione dei veliti, a prescindere dal tipo di armamento utilizzato in battaglia.
A quel punto, i legionari, fortemente inquadrati e ben comandati, godettero di veliti quali reparti irregolari e mobilissimi, che attaccavano e combattevano a gruppi o isolati, fuori dei ranghi regolari.
In epoca feudale, tutta la Fanteria fu considerata una vera e propria “Truppa Leggera”, finché non comparvero, dapprima in Svizzera e poi altrove, solidi Battaglioni di Fanti, resi ancor più efficienti a seguito dell’introduzione delle armi da fuoco.
Brevi cenni storici sulla “Legione Truppe Leggere”
Correva l’anno 1774, allorquando il Regno di Sardegna – raccolto prevalentemente in un piccolo Staterello (il Piemonte) confinante con Francia e Svizzera – si trovava alla prese con uno dei più gravi reati che ne minacciavano sia l’economia che la stessa sicurezza: il contrabbando di frontiera.
Vigilati dalle poco addestrate Milizie Provinciali, con l’apporto quasi nullo delle Guardie di Dogana assoldate dagli Arrendatori delle Gabelle, le Regie Dogane Piemontesi, così come l’intero “cordone militare”, come veniva allora definita la linea di confine, erano giornalmente violate da agguerrite organizzazioni criminali, composte in media da 200-300 contrabbandieri, spesso equipaggiati di cavalli e muli, ma anche di potenti armi da fuoco.
Fu a quel punto che il Re di Sardegna, Vittorio Amedeo III di Savoia decise di istituire – vedremo a breve come – la “Legione Truppe Leggere”, componente organica dell’Armata Sarda, con il compito di assicurare la vigilanza del “cordone”, per la tutela delle Dogane Regie, ma anche di garantire il servizio di protezione delle frontiere in pace, e quello d’esplorazione in guerra.
Nel 1776, la Legione contava su 2 Battaglioni, articolati su 4 Compagnie, mentre l’ordinamento che le fu conferito nel 1781 prevedeva uno Stato Maggiore, 12 Compagnie e una Squadra di riserva.
Nel 1786, la Legione tornò allo schema dei 4 Battaglioni, dei quali: 2 di Granatieri, 1 di Cacciatori ed una di Riserva.
Nel 1792 vi sarebbe stata aggiunta una Compagnia a Cavallo, mentre nel 1795, ad un anno dalla sua fine, la Legione risulta suddivisa in 2 Reggimenti, articolati su 2 Battaglioni ciascuno, di 5 Compagnie, più una Compagnia di Granatieri ed una di Riserva.
La Legione Truppe Leggere fu sciolta a seguito dell’invasione Napoleonica del Regno di Sardegna, il 29 ottobre 1796.

E fu proprio in quello stesso mese, esattamente il giorno 16, 22 anni dalla creazione della Legione, che moriva a Moncalieri il suo fondatore: l’illuminato Re Vittorio Amedeo III.
L’atto di nascita (5 ottobre 1774)
Per un lungo periodo, le date del 1° e del 5 ottobre 1774 sono state utilizzate dai vari storici militari, nel tentativo di attribuire un atto di nascita ufficiale alla gloriosa “Legione Truppe Leggere”.
Non vuole essere certo un atto blasfemo “puntare il dito” sul primo grande storico del Corpo, il Generale Sante Laria, vero protagonista dei primi studi e ricerche riguardo alle origini delle Fiamme Gialle.
Seguendo i suoi percorsi letterari ci si accorge di come tale datazione sia stata più volte modificata, sino all’ultimo suo contributo, “Splendori di Fiamme Gialle”, dato alle stampe nel 1940.
Ebbene, fu nel 1930 che il Laria, nel dare alle stampe i due splendidi volumi dal titolo “Le Fiamme Gialle d’Italia”, ebbe a scrivere quanto segue: “Il primo corpo di finanzieri confinari venne istituito in Italia il 1786. Un editto del 30 aprile di quell’anno, emanato da Monsignor Ruffo, tesoriere generale dello Stato pontificio, costituiva quel corpo…” [1].
Le origini piemontesi furono, poi, “scoperte” dallo stesso storico di lì a qualche anno, consentendo allo stesso di dare alle stampe il preziosissimo testo dal titolo Le Fiamme Gialle della Monarchia di Savoia (Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1937), ove la datazione viene attribuita al 1° di ottobre, ma senza pubblicare l’atto ufficiale.
Fu, infine, nel 1940, che il Laria ebbe a scrivere che: “solo il 1° ottobre 1774, durante il regno di Vittorio Amedeo III, ebbe vita nel Piemonte uno special corpo di fanteria, dapprima denominato Legione truppe leggere, poi, nel 1817 Legione Reale Leggera, la quale in tempo di pace aveva il compito particolare d’impedire il contrabbando di frontiera, mentre in guerra doveva compiere il servizio di proprio delle truppe leggere che si andavano allora istituendo…” [2].
Nonostante l’autorevolezza di colui che è stato il padre degli storici delle Fiamme Gialle, i vari studiosi che continuarono l’opera di Sante Laria cercarono, in lungo e in largo, di “recuperare” l’atto originale di nascita della Legione, il quale – a rigor di logica – sarebbe stato firmato dal Sovrano piemontese in epoca precedente alla data del 5 ottobre 1774, data nella quale Re Vittorio Amedeo III attribuì il comando del Corpo al Tenente Colonnello Gabriele de Pictet [3].

Fu così che nel 1988, lo storico del Corpo, Generale Giuliano Oliva, nel suo I Corpi di Finanza nel Regno di Sardegna ebbe giustamente a precisare che: “Non esiste un documento reale istitutivo della Legione, ma numerosa documentazione costituita da Regi Viglietti di nomina degli ufficiali e da altra corrispondenza…”[4].
Gli avrebbe fatto eco, nel 2003, il Generale Pierpaolo Meccariello, uno fra i più importanti storici militari italiani, presidente del Museo Storico del Corpo, il quale scrisse: “Il 5 ottobre 1774, appena un anno dopo l’ascesa al trono, il nuovo re conferì l’incarico di comandante di una Legione Truppe Leggere al Tenente Colonnello di Fanteria Gabriele Pictet, veterano di origine ginevrina, fino ad allora comandante delle reclute nella cittadella di Torino…” [5].
A ricostruire, infine, l’intera vicenda delle “origini” è stato lo storico Giancarlo Novello, autore dell’ottimo testo dal titolo La legione truppe leggere del Regno sardo piemontese dal 1774 al 1797: le origini della Guardia di Finanza, Torino, 5 ottobre 1774, edito a Torino nel 2009 a cura dell’Editrice Ananke.
Le ultime indagini presso l’Archivio di Stato di Torino
Il 3 novembre del 2022, a quasi due mesi dalla sua “uscita di scena” dal Museo Storico della Guardia di Finanza, presso il quale aveva “servito” per quasi trent’anni, chi ha firmato il presente saggio, allora ancora Direttore dell’Ente, volle fare un ultimo tentativo investigativo, nella speranza di poter risalire “finalmente” a quell’atto di nascita ufficiale che altri storici, prima di lui, avevano cercato disperatamente, sia presso l’Archivio di Stato di Torino, che presso altri Enti militari.
In prospettiva del 250° anniversario mi rivolsi, quindi, al direttore dell’Archivio di Stato torinese, Dott. Stefano Benedetto, pregandolo di fornirgli la più ampia collaborazione a riguardo.
Furono, quindi, avviate le opportune verifiche, per le quali fu incaricato il Dott. Edoardo Garis.
L’esito delle stesse fu comunicato al Direttore Severino con lettera in data 17 novembre 2022.
Ebbene, la ricerca non lasciava ulteriori dubbi circa l’atto ufficiale di fondazione del Corpo dei Finanzieri: non c’è mai stato ma fu conseguenziale alla nomina del Conte Pictet.
A tal fine, ci piace citare l’interessante frase utilizzata dal Dott. Garis, nel commentare la stessa Patente di nomina del Conte Pictet: “Si osserva comunque che le regie patenti del 5 ottobre 1774 a favore di Pictet utilizzano delle espressioni piuttosto vaghe a proposito della Legione, che non pare effettivamente istituita: Pictet è destinato “colonnello comandante della Legione Truppe Leggere, la quale ci siamo proposti di formare”, espressione che probabilmente va posta nel contesto delle riforme militari che Vittorio Amedeo III e i suoi ministri stavano pianificando proprio nel 1774″ [6].
A questo punto è ormai confutato il dubbio sulla data del 5 ottobre, la cui spiegazione risponde ampiamente al famoso paradosso sull’uovo e la gallina.
L’effimera rinascita delle Truppe Leggere (1817 – 1831)
Terminata l’Epopea Napoleonica, a seguito della Restaurazione del 1815, anche nel Regno di Sardegna ripresero a funzionari i vecchi reparti militari sciolti in precedenza.
Fu così che, a fianco del Corpo dei Preposti Doganali, in azione durante il “decennio francese”, il Re di Sardegna, Vittorio Emanuele I, volle istituire di nuovo la gloriosa Legione, alla quale conferì il titolo di “Legione Reale Leggera”.
Correva l’anno 1817 a la Legione fu articolata su 4 Battaglioni (2 Battaglione della “Legione Reale Piemontese” e 2 dei “Cacciatori di Nizza”), adibita sempre alla sorveglianza dei confini, conferendole l’anzianità della stessa “Legione Truppe Leggere” del 1774.
Compromessasi in occasione dei morti insurrezionali [7] del 1821, la Legione fu ridotta a 3 Battaglioni, mentre, nel dicembre successivo, ad uno solo, il quale prese il nome di “Cacciatori Reali Piemontesi”, che verrà poi soppresso nel 1831.
Da tale anno in poi, gli unici “militi” a cui spetterà la vigilanza politico-militare della frontiera saranno i Preposti Doganali del Regno di Sardegna, sorti nel 1815-1816, sulle ceneri di quel glorioso Corpo dei “Cacciatori Verdi”, nato in Francia nel 1791, e dal quale l’attuale Guardia di Finanza ha ereditato i propri colori istituzionali: il giallo e il verde [8].
NOTE
[1] Cfr. Sante Laria, Le Fiamme Gialle d’Italia, vol. I, Milano, Editore Luigi Alfieri, 1930, p. 44.
[2] Cfr. Sante Laria, Splendori di Fiamme Gialle, Milano, Edizioni Luigi Alfieri, 1940, p. 11.
[3] Pictet Gabriele, Generale (Ginevra, 1710 – Genova, 1782). Alfiere di fanteria nel 1733, partecipò alla guerra per la Successione di Polonia ed alla battaglia di Parma (1734) riportò varie ferite. Più tardi si distinse in una sortita fatta da Pavia ed alla battaglia del Lambro. Colonnello nel 1774, comandò la legione truppe leggere e nel 1778 andò a riposo col grado di brigadiere di fanteria.
[4] Cfr. Giuliano Oliva, I Corpi di Finanza del Regno di Sardegna, Roma, Edizioni Museo Storico della Guardia di Finanza, 1988, p. 27.
[5] Cfr. Pierpaolo Meccariello, Storia della Guardia di Finanza, Grassina Bagno a Ripoli, Edizioni Le Monnier, 2003, p. 3.
[6] Cfr. nota prot. n. 0005961-P dell’Archivio di Stato di Torino, in data 17 novembre 2022, con oggetto: “Patente o biglietto d’istituzione delle Truppe Leggere”, indirizzata al Colonnello Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza.
[7] Gerardo Severino, Vittorio Ferrero: l’eroe di San Salvario, in www.giornidistoria.net, 15 luglio 2021.
[8] Gerardo Severino, Il Corpo dei Doganieri francesi “fratello maggiore” delle Fiamme Gialle d’Italia, in www.reportdifesa.it, 2 dicembre 2021.
*Colonnello (Aus.) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa
© RIPRODUZIONE RISERVATA
