Guardia di Finanza. Riciclaggio internazionale: le fiamme gialle conducono una maxi-operazione insieme alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo

Di Luigi Magliulo

PALERMO. Il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo Guardia di Finanza di Palermo ha condotto un’operazione di respiro internazionale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, all’esito della quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere di tre soggetti e il sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro. L’operazione giunge al culmine di una complessa attività investigativa che ha consentito di ricostruire il reimpiego, in molteplici Stati europei ed extraeuropei (Italia, Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna), di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate – già a partire dagli anni ’80 – sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese.

Parte del personale impiegato nell’operazione

Le investigazioni sono nate da una segnalazione delle Autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara (Trapani) con importanti disponibilità economiche in quel Paese. I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con un narcotrafficante di elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa Nostra.

Su questo punto, fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro. Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei. In particolare, iniziative di collaborazione sono state instaurate con Autorità giudiziarie e di polizia straniere, tra cui Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco e Libano, nonché attraverso la rete di esperti economico-finanziari all’estero della Guardia di Finanza. In Spagna, in special modo, grazie alle intense sinergie con la Policia National, è stato possibile anche eseguire (tramite Ordine di Investigazione Europeo) attività tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe operazioni condotte in Italia.

I Paesi interessati dal reimpiego di capitali

Tutti gli accertamenti hanno permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico. Nel merito, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale.

Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti. È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 Kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol. Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del richiamato narcotrafficante, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere).

L’intero patrimonio sopra descritto è stato attinto dal provvedimento emesso dall’A.G. palermitana.

Si rappresenta che, in attesa di giudizio definitivo, trova applicazione, per tutti gli indagati, il principio della presunzione di innocenza.

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