Di Gianluca Filippi
TREVISO. I finanzieri del Comando Provinciale di Treviso sono riusciti a rintracciare nelle Isole Bahamas una parte di proventi ottenuti da un’evasione fiscale commessa dai responsabili di una società trevigiana tra il 2015 ed il 2018, profitti illeciti che ora sono stati però sottoposti a sequestro in Italia.
La vicenda prende avvio da un’indagine che le fiamme gialle trevigiane hanno condotto su un giro di fatture per operazioni inesistenti – aventi un importo complessivo di 1,5 milioni di euro – emesse da un soggetto giuridico di diritto maltese.

Dallo sviluppo delle indagini è così emerso il coinvolgimento dei due soci dell’impresa, i quali sono stati denunciati alla locale Procura della Repubblica sia per il reato dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni economiche fittizie, sia per l’ancor più grave reato di autoriciclaggio.
Proprio sul secondo reato contestato dall’Autorità Giudiziaria inquirente, nello specifico il denaro attinente ad una parte dei proventi dell’evasione (circa 285.000 euro su un ammontare d’indebito risparmio d’imposte per 700.000 euro), è senz’altro da rimarcare come tale somma sia stata rintracciata dagli investigatori del Corpo all’interno di distinti conti correnti entrambi intestati a nomi di pura fantasia, che i due indagati avevano acceso proprio nelle citate isole caraibiche.
In ragione delle dettagliate risultanze investigative fornite dai finanzieri, il GIP del Tribunale di Treviso, anche grazie al fondamentale ausilio garantito dal II Reparto – Relazioni Internazionali del Comando Generale del Corpo, ha dunque disposto il sequestro preventivo – per equivalente – del denaro riciclato all’estero.
Per dare esecuzione immediata al citato provvedimento i finanzieri hanno dunque provveduto a cautelare le disponibilità finanziarie riconducibili ai due imprenditori in questione, rintracciate queste su due conti correnti nazionali fino alla somma di 285.000 euro.
Si è dunque trattato di un’attività di polizia economico-finanziaria di particolare complessità, che ha richiesto l’attivazione dei canali di cooperazione internazionale permettendo così agli investigatori di scoprire come il pagamento della false fatture fosse prevalentemente avvenuto con bonifici confluiti su un conto corrente acceso in Repubblica Ceca, salvo poi veicolare successivamente il denaro fin negli Emirati Arabi Uniti attraverso una fiduciaria, per essere infine ri-accreditato sui conti correnti di una banca bahamense.
Il territorio delle Bahamas, a fiscalità privilegiata, ma che in virtù di un accordo internazionale in vigore dal 2019, permette alle Autorità di governo di collaborare attraverso lo scambio di informazioni come avvenuto nel caso sopra descritto.
Rimane tuttavia ed al momento indiscussa la presunzione d’innocenza costituzionalmente prevista per i due indagati, la quale potrà decadere solo al pronunciamento di un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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