Guardia di Finanza: Roma, eseguiti tre arresti per corruzione e falso dopo la scoperta d’un allevamento abusivo di cani di razza

Di Aldo Noceti

Roma. Quell’allevamento abusivo di cani di razza era già stato scoperto da un funzionario dell’Azienda Sanitaria Locale della zona, ma il titolare dell’attività aveva trovato il modo di smorzare sul nascere ogni grana d’ordine amministrativo regalando alcuni cuccioli al funzionario infedele in cambio del suo silenzio, ma quando è stata la Guardia di Finanza a voler capire per bene cose ci fosse dentro il giardino d’una privata abitazione che ospitava così tanti cani – e che non erano certo dei randagi – per i soggetti coinvolti nella strana storia sono iniziati i guai.

La vicenda qui riassunta, com’è intuibile, riguarda un’attività economica (poi risultata completamente sconosciuta al Fisco) condita con l’ancora diffuso malcostume di chiudere il classico occhio in cambio di denaro, regalie e altre utilità, ed a rivelare il tutto sono stati i finanzieri del Comando Provinciale di Roma – Compagnia di Velletri.

E’ stata proprio una pattuglia delle fiamme gialle impegnata nelle continue attività di controllo economico del territorio ad accorgersi che nel giardino di un’abitazione sita nella zona dei “Castelli Romani” c’era un significativo numero di cani, tutti con poche settimane/mesi di vita e tutti delle razze maggiormente richieste sul mercato come bouledogue francesi, bulldog inglesi, chihuaua ed anche alani.

Intuendo che la situazione lì osservata potesse celare qualcosa di poco chiaro, i finanzieri velletrani hanno così avviato un’indagine scoprendo in breve tempo che il responsabile di quell’allevamento-fantasma gestiva oltre 300 cani (provenienti dall’Est Europa), addirittura pubblicizzando la vendita dei cuccioli su Instagram.

Guardia di Finanza in azione

Scoprire che il suddetto allevamento fosse peraltro sprovvisto delle necessarie autorizzazioni amministrative e sanitarie è stato conseguenziale, così come il ruolo avuto dal funzionario pubblico che, invece di denunciare quanto da lui già in precedenza rilevato, ha omesso i suoi doveri d’ufficio “accordandosi” con il responsabile dell’allevamento in parola.

Secondo gli uomini della GDF i cuccioli (peraltro tutti sprovvisti di pedigree e microchip) avevano  prezzi di vendita si oscillavano tra i 1.500 e i 2.000 euro ed esemplare, particolare questo che rivela come in quel giardino fosse stata ricavata un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti e dagli introiti – ovviamente “in nero” – niente affatto trascurabili.

Le prove raccolte dai finanzieri sono così finite sul tavolo del GIP del Tribunale di Velletri il quale ha disposto per il funzionario, per l’allevatore abusivo nonché per una terza persona implicata nella vicenda gli arresti domiciliari, ipotizzando nei loro confronti i reati di corruzione e falso.

Ulteriori accertamenti sono tuttavia stati avviati al fine di ricostruire il giro d’affari dell’allevamento, che come detto sopra era completamente sconosciuto al Fisco, ciò ai fini delle  imposte dirette, dell’IVA nonché dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Sulla stessa vicenda è comunque opportuno evidenziare che il provvedimento di cui sopra è stato emesso emesso dalla competente Autorità Giudiziaria nell’ambito della fase delle indagini preliminari, sulla base delle attuali acquisizioni probatorie ed in attesa di giudizio definitivo, comportando dunque – allo stato attuale – la presunzione di non colpevolezza.

 

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