Guardia di Finanza: scoperta a Messina una frode da 350.000 euro nel settore degli aiuti europei all’agricoltura. Denunciati due soggetti

Di Antonella Casazza

MESSINA. Due soggetti accusati di aver indebitamente percepito contributi comunitari per oltre 350.000 euro sono stati denunciati dai finanzieri del Comando Provinciale di Messina, al termine di un’indagine – coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti – che ha riguardato le frodi commesse nell’ambito degli aiuti all’agricoltura.

Finanzieri impegnati nelle attività di contrasto alle frodi comunitarie nel settore agricolo

Alla denuncia dei due, che ha altresì visto un contestuale sequestro di beni a loro carico per 170.000 euro considerati derivanti da un indebito profitto, i militari sono arrivati indagando su alcuni pagamenti interamente corrisposti dall’Unione Europea, che, come noto, hanno lo scopo d’incrementare le produzioni agricole nelle aree unionali economicamente svantaggiate, sostenendo in tal modo chi opera in questo fondamentale settore produttivo anche attraverso l’adeguamento delle strutture agrarie.

Per accedere a questi benefici l’imprenditore agricolo deve ovviamente dimostrare il possesso di un terreno coltivabile o comunque idoneo al pascolo del bestiame, ma è spesso in questa fase che si insinuano le azioni frodatorie sulle quali il Corpo oppone la sua qualificata azione di verifica e contrasto.

È stata proprio questa la fattispecie criminosa sulla quale hanno indagato i finanzieri della Tenenza di Capo d’Orlando indirizzando le loro attenzioni sul responsabile di una società agricola il quale, in pregiudizio del FEAGA (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia), tra il 2012 e il 2020 aveva introitato risorse comunitarie non spettanti per un importo totale superiore ai 350.000 euro.

I finanzieri messinesi all’analisi delle documentazioni probatorie

Entrando nei dettagli dell’indagine, lo stesso imprenditore aveva indicato all’Ente pagatore (AGEA) il possesso di particelle catastali riferite a terreni agricoli, inizialmente ceduti dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ad un suo parente con contratto di riservato dominio.

Tali appezzamenti, nell’intento di simulare un accordo di comodato d’uso, erano così stati illecitamente inseriti nella domanda unica di pagamento presentata dallo stesso imprenditore.

Tale circostanza, puntualmente rapportata dai finanzieri all’Autorità Giudiziaria inquirente, ha così comportato la denuncia del rappresentante legale pro-tempore dell’azienda il quale, in concorso con l’altro denunciato, ha avuto un ruolo assolutamente primario nella vicenda per la quale si configura ora il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.

La misura cautelare disposta dalla competente Autorità Giudiziaria interviene nella fase delle indagini preliminari sulla base di imputazioni ancora da confermare, pertanto – nel rispetto del principio della presunzione di innocenza – ogni giudizio di colpevolezza nei confronti degli indagati va rinviato sino all’eventuale pronunciamento d’una sentenza definitiva di condanna.

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