Guardia di Finanza: Scoperta truffa sul Superbonus 110%. Sequestrato un resort di lusso da 8 milioni di euro e denunciati due coniugi

Di Alessandro Margottini               

SIRACUSA. Ammonta a circa 13 milioni di euro il sequestro preventivo eseguito dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa. Nell’ambito di una specifica attività d’indagine che ha riguardato l’illecita percezione di contributi pubblici in tema dei cosìdetti “superbonus” edilizi, i finanzieri hanno scoperto un’ennesima frode.

Uno dei controlli della Guardia di Finanza nei cantieri edili

Gli uomini della GDF siracusana hanno avviato l’indagine in parola sulla scorta di alcuni indici di “pericolosità fiscale” emersi nei confronti di due coniugi i quali, nel 2020 e nel 2021, hanno stipulato due contratti di compravendita riguardanti un fabbricato ormai in stato di abbandono ed annesso terreno ad uso agricolo.

Appena dopo la stipula del rogito veniva registrata all’anagrafe tributaria la costituzione di due condomìni, uno sito nella provincia di Siracusa mentre l’altro in quella di Ragusa, di cui la donna risultava esserne rappresentante.

Una volta ottenute le necessarie autorizzazioni, sono stati avviati i conseguenti lavori di ristrutturazione edilizia, con tanto di demolizione e ricostruzione degli immobili da ritrasformare completamente in strutture residenziali e turistico-ricettive.

A fronte dei non indifferenti costi sostenuti, sono così state avanzate le relative richieste volte all’ottenimento del citato “superbonus”, che hanno permesso il riconoscimento di un credito pari al 110% di quanto speso per i lavori.

Sin qui tutto nella norma dunque, almeno fin quando gli investigatori delle fiamme gialle non hanno iniziato a indagare sulla circostanza scoprendo che, prima della stipula dei due rogiti, i coniugi in questione avevano già proceduto (senza averne ancora titolo e con l’ausilio di professionisti compiacenti) al frazionamento catastale dei due fabbricati, ciò mediante la costituzione di ben 118 nuovi locali subalterni rispetto ai quattro originari.

La circostanza, come dimostrato dalle indagini, è stata dunque diretta ad ottenere un beneficio di gran lunga superiore rispetto all’importo spettante, se solo si considera come la pertinente normativa che regola il “superbonus 110% “consenta d’usufruire, nel massimo, di 96 mila euro per ogni singola unità immobiliare.

È dunque di tutta evidenza come un frazionamento di queste proporzioni avesse consentito agli indagati di incassare denaro per importi davvero ragguardevoli, mentre la costituzione di così tanti alloggi era del tutto fittizia dunque strumentale alla realizzazione della frode.

Durante le indagini della Guardia di Finanza

Come, infatti, confermato dalle ispezioni compiute dai finanzieri, c’era una totale assenza di ulteriori suddivisioni tra le diverse unità immobiliari preesistenti, così come assenti erano le opere di posa relative agli impianti elettrici, alle condutture idriche e agli scarichi fognari tra le nuove e numerose unità asseritamente costituite.

A confermare il progetto fraudolento escogitato dai coniugi in questione è stato anche un particolare manifestatosi subito dopo l’avvio dei lavori; gli stessi investigatori hanno infatti riscontrato come uno dei due fabbricati fosse già stato pubblicizzato su alcuni siti d’importanti agenzie immobiliari e su diverse piattaforme social non come struttura con numerose unità residenziali, bensì come resort di lusso dotato di un centro benessere, di un’area multifunzionale e di un ristorante.

Un progetto che, come anticipato sopra, si avvaleva dell’aiuto di professionisti, consulenti nonché delle società che avevano svolto i lavori, con i quali realizzare due (e più che rilevanti) operazioni speculative da portare a termine con esborsi finanziari plurimilionari completamente a carico dello Stato.

In ragione di ciò, dopo aver iscritto sul registro degli indagati i due coniugi presunti artefici della vicenda, i finanzieri siracusani hanno proceduto al sequestro preventivo del complesso immobiliare in questione (valore stimato oltre 8 milioni di euro), dei crediti fiscali già concessi per un milione e 300 mila euro a cui si aggiungono altri 3,5 milioni di euro ancora in fase di riconoscimento, pronti per essere utilizzati in compensazione delle imposte dovute generando in tal modo un ingente danno aggiuntivo nei confronti all’Erario.

È comunque opportuno ricordare come la posizione degli indagati si trovi nella fase delle indagini preliminari, pertanto – in attesa di eventuale pronunciamento di condanna definitiva che ne dichiari la colpevolezza – per entrambi è ancora da considerarsi imprescritta la presunzione d’innocenza.

 

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