Guardia di Finanza: scoperta una frode da 24 milioni di euro collegata al “Superbonus 110%”. Denunciati 3 imprenditori

Di Massimo Giardinieri

TREVISO. Sette milioni di euro in crediti d’imposta, a tanto ammonta il sequestro eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale di Treviso su decreto del GIP del locale Tribunale (ai quali si aggiungono disponibilità finanziarie e immobili per circa 1,2 milioni di euro), a seguito di una nuova indagine che ha riguardato i crediti relativi al “Superbonus 110%” che, come a tutti noto, è una particolare agevolazione fiscale disciplinata dal Decreto Rilancio, la quale dà modo ai committenti di lavori di ottenere una detrazione pari al 110% delle spese sostenute per la realizzazione di interventi finalizzati all’efficientamento energetico, al consolidamento o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.

In base alla citata normativa ed in alternativa alla detrazione, gli stessi committenti posso scegliere di ottenere un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dagli esecutori dei lavori (il classico sconto in fattura), oppure di cedere a terzi il credito corrispondente alla detrazione spettante.

Facilitazioni nelle quali però spesso si insinuano manovre e meccanismi frodatori che finiscono con il causare grave danno al bilancio dello Stato, come infatti accaduto in questo caso.

Attività d’ufficio della Guardia di Finanza

Sulla base di ciò gli specialisti del Nucleo Polizia Economico Finanziaria (PEF) di Treviso, valorizzando al massimo le possibilità informative estrapolabili dalle banche-dati in uso al Corpo nonché avvalendosi della collaborazione fornita dell’Agenzia delle Entrate, sono andati ad approfondire la posizione di un consorzio operante nella Marca Trevigiana.

Le investigazioni in parola hanno così permesso ai militari delle Fiamme Gialle di acquisire concreti elementi probatori a riguardo di crediti fittizi correlati al “Superbonus 110%”, questo per oltre 24 milioni di euro monetizzati dal citato consorzio presso istituti di credito e intermediari finanziari vari.

La realtà consortile finita sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, e che nel primo anno di attività aveva letteralmente fatto incetta di commesse (con la stipula di quasi 500 contratti), si era impegnata a realizzare – senza alcun onere in capo al committente – interventi su immobili prevalentemente situati in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.

Sfruttando la compiacenza di un ingegnere che al riguardo redigeva specifiche attestazioni, lo stesso consorzio ha così potuto trasmettere all’ENEA tutta la richiesta documentazione nella quale si certificava (falsamente) l’avvenuta esecuzione di lavori oggetto dell’agevolazione.

Dai riscontri eseguiti, i Finanzieri hanno invece fatto emergere che – a fronte di circa 230 contratti – praticamente nulla era stato concretamente realizzato. Dei lavori edili oggetto di agevolazione, sia pur a distanza di diversi mesi dalla stipula del contratto, non è stata infatti rinvenuta alcuna traccia diversamente da quanto era invece riportato sugli stati di avanzamento dei lavori.

I controlli della Guardia di Finanza sull’esecuzione lavori Superbonus

Da notare poi come alcuni committenti, dopo aver recesso il contratto a causa del mancato rispetto dei termini preventivamente stabiliti, hanno scoperto soltanto dopo di aver maturato nonché ceduto allo stesso consorzio crediti correlati a lavori edili mai avviati.

L’importante sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria inquirente si è dunque reso necessario per andare a colpire beni mobili e immobili per un totale di 8,2 milioni di euro, ovvero della medesima cifra riferita ai crediti d’imposta ancora presenti nei cassetti fiscali, oltre che di disponibilità finanziarie e di un immobile sempre riconducibili al suddetto consorzio ed ai tre responsabili della frode, ora indagati dalla Procura della Repubblica di Treviso che li accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato.

Come sempre va comunque ricordato oltre che garantito il rispetto dei diritti degli indagati i quali, nell’attuale fase di indagini preliminari, sono da considerarsi innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna.

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