Guardia di Finanza: scoperto a Bari traffico internazionale di oloturie provenienti da pesca di frodo. Arrestati 21 soggetti accusati di disastro ambientale

Di Alessandro Margottini               

BARI. Associazione a delinquere e disastro ambientale, sono queste le accuse che hanno condotto agli arresti ventuno soggetti (dei quali 9 in carcere e 12 ai domiciliari), al termine di lunghe indagini condotte dai finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Bari – Sezione Operativa Navale di Taranto.

Sommozzatore della Guardia di Finanza mentre perlustra un fondale colpito dai pescatori di frodo

 

Ed era proprio nel capoluogo ionico la base dell’organizzazione che, operando anche nelle provincie di Brindisi e Bari, aveva membri dediti alla pesca di frodo delle oloturie, una particolare specie di echinodermi (nome scientifico Holothuroidea) meglio conosciuto come “cetriolo di mare” per la sua forma che ricorda quella dell’ortaggio.

Il derivato essiccato di detta specie marina è impiegato nella medicina tradizionale cinese dove il prodotto in questione ha un costo variabile dai 700 ai 3.000 euro al kg, ed era proprio per allettanti guadagni che i soggetti arrestati oggi esercitavano l’illecita pesca di questi particolari echinodermi.

A rivelare l’esistenza di tale traffico erano state alcune pregresse indagini avviate nel 2021 e coordinate dalla Procura della Repubblica Tarantina; indagini che puntavano a far luce su un illecito commercio delle oloturie che, probabilmente, era correlato alla loro progressiva scomparsa dal litorale ionico.

Proprio nello snodarsi delle indagini i finanzieri – tra il 2022 e il 2023 – hanno iniziato ad ottenere i primi risultati mettendo a segno diversi sequestri per oltre cinque tonnellate di “cetrioli di mare” estratti dalle acque della zona, che le fiamme gialle hanno rinvenuto in due locali abusivamente adibiti allo stoccaggio e “lavorazione” di tale specie.

Nella circostanza venne altresì arrestato un 50enne cittadino cinese che aveva allestito un vero e proprio laboratorio – sprovvisto di qualsivoglia autorizzazione sanitaria – dotato di essiccatori funzionali alla trasformazione del suddetto pescato, che poi veniva commercializzato fuori dall’Italia.

Per l’esportazione del prodotto la stessa organizzazione si serviva poi di autotrasportatori stranieri per la spedizione del pescato ancora vivo in Grecia e Turchia, ma anche d’ignari operatori della logistica ai quali venivano affidate spedizioni nazionali ed estere del prodotto in forma essiccata.

Un giro illegale di affari milionari venuto alla luce nel 2017 grazie all’operazione denominata “Deserto Blu”, che pose le basi per il riconoscimento – da parte della Corte di Cassazione – della pesca di frodo come vero e proprio “delitto ambientale”, oggi introdotto nel Codice Penale con la Legge 68/2015 (“Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”).

Determinante per il buon esito dell’odierna operazione è stato inoltre il supporto fornito alle attività da parte dei Comandi Provinciali GDF di Taranto e Brindisi, del Gruppo Aeronavale di Taranto, della Stazione Navale di Bari, della Sezione Operativa Navale di Brindisi e della Sezione Aerea di Bari, che ha operato dall’alto attraverso i suoi elicotteri.

Rimane comunque opportuno sottolineare come a tutti gli arrestati vada al momento riconosciuta la presunzione d’innocenza, che li seguirà in tutta la fase processuale fino ad eventuale pronunciamento d’irrevocabile sentenza di condanna.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore