Guardia di Finanza: scoperto a Treviso un maxi-traffico di alcool di contrabbando proveniente dall’Est-Europa. Evasi 11,5 mln. di euro tra IVA e accise e indagate venti persone

Di Alessandro Margottini                        

TREVISO. Un milione di litri di alcol etilico illecitamente importato dall’Europa dell’est con una contestuale evasione della relativa accisa e dell’IVA per 11 milioni e 500.000 mila euro, questo è quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale di Treviso al termine di un’indagine – condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Udine – che ha portato alla luce una pericolosa frode attraverso la quale sono stati introdotti sul territorio nazionale rilevanti quantitativi di alcol etilico di contrabbando poi utilizzati, sempre in maniera illecita per produrre, all’interno di laboratori clandestini, bevande alcoliche come whisky, grappe, limoncelli, gin, vodka, distillati e altri liquori di largo consumo.

Autopattuglie delle fiamme gialle di Treviso

Secondo quanto accertato dagli investigatori della GDF trevigiana sono 20 le persone implicate nel citato traffico e che – tra il 2022 e il 2024 – avrebbero introdotto tale prodotto rendendosi in tal modo responsabili, a vario titolo, di sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sulle bevande alcoliche, irregolarità nella circolazione di prodotti sottoposti ad accisa, alterazione di contrassegni dell’Amministrazione Finanziaria, ricettazione nonché contraffazione di marchi e di sostanze alimentari.

La conclusione delle indagini, caratterizzate dalla scoperta di numeri oggettivamente rilevanti, aveva comunque già visto il sequestro di 85.000 litri di alcol etilico, 2 autoarticolati, 3 laboratori clandestini nei quali venivano prodotti superalcolici; opifici peraltro molto ben attrezzati con macchine imbottigliatrici, etichettatrici e tappatrici, il tutto senza avere le prescritte autorizzazioni sanitarie e neppure quelle rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la produzione di bevande alcoliche.

Militare della GDF all’interno di uno degli opifici clandestini scoperti durante le indagini

Gli stock di alcol etilico in questione venivano importati dalla Polonia, dalla Slovenia e dalla Serbia, per poi giungere in Italia transitando principalmente dal valico di Tarvisio (Udine), mentre l’escamotage utilizzato dai trafficanti era quello di spacciarlo per liquido igienizzante, biocida, lavavetri, disinfettante ecc., da destinare in Paesi esteri come Malta.

L’indagine delle fiamme gialle hanno avuto origine a gennaio dello scorso anno, allorquando le pattuglie operanti presso il casello autostradale di Venezia est sottoposero a controllo un automezzo con a bordo 26.000 litri di liquido dichiarato come “disinfettante”, un’indicazione merceologica che però non convinse i finanzieri indotti a ritenere che quello, in realtà, fosse soltanto un’espediente per aggirare la rigida normativa in materia di circolazione di alcool etilico in ambito comunitario, oltre che funzionale ad evadere le relative accise.

A questo primo fermo ne è poi seguito un secondo avvenuto ad aprile 2023, stavolta presso l’area di sosta autostradale di Roncade, nel quale il conducente di un automezzo aveva riferito ai militari d’essere diretto a Malta dove avrebbe scaricato i 26.000 litri di liquido igienizzante che stava trasportando.

Due circostanze molto simili e similmente strane, che hanno così convinto la competente Autorità Giudiziaria ad avviare le indagini del caso e che gli uomini della GDF trevigiana hanno condotto ricorrendo a pedinamenti, appostamenti, videoriprese, analisi di tabulati telefonici, accesso alle banche-dati, sistemi di monitoraggio satellitari e perquisizioni domiciliari, aziendali nonché informatiche.

Un’attività d’indagine particolarmente complessa che ha altresì richiesto la collaborazione giudiziaria e di polizia delle Autorità polacche, che ha permesso di accertare come gli indagati – tutti di nazionalità italiana ai quali si uniscono quattro polacchi – si procurassero l’alcool dall’estero che poi “camuffavano” indicandolo come igienizzante su falsi documenti di trasporto.

Dopo il temporaneo stoccaggio nei depositi delle società di logistica, il finto liquido “disinfettante” finiva negli opifici abusivi, che lo trasformavano in superalcolici poi commercializzati con tanto di contrassegni falsi dell’Amministrazione Finanziaria e etichette contraffatte di aziende all’oscuro dei fatti.

Una confezione di alcool di contrabbando camuffato da liquido disinfettante

Gli opifici clandestini in questione sono stati scoperti in provincia di Foggia (un capannone di 300 mq nel quale sono stati rinvenuti 10.500 contrassegni dei Monopoli di Stato contraffatti), in provincia di Napoli (dove i finanzieri hanno trovato 5 soggetti intenti a imbottigliare, etichettare e imbottigliare prodotti alcolici) nonché in provincia di Caserta (all’interno di un immobile abusivo dove l’alcool era sottoposto a processo chimico nonché filtrato per renderlo trasparente).

La portata del business criminoso messo in atto dagli indagati è peraltro testimoniato da ben 12 false società utilizzate per simulare l’importazione dei prodotti igienizzanti, che i finanzieri hanno scoperto nelle provincie di Napoli, Foggia, Caserta, Salerno, Roma e Milano.

Da rilevare inoltre, per il buon esito dell’indagine, la fondamentale collaborazione fornita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato che ha eseguito le opportune perizie sui falsi sigilli apposti sulle bottiglie, nonché quella del Laboratorio Chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Venezia che ha eseguito le analisi sugli alcolici sottoposti a sequestro; analisi sulle quali si è poi espresso l’Istituto Superiore di Sanità – Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria, dichiarando la presenza di alcole isopropilico, glicole etilenico e metanolo oltre le soglie massime stabilite per legge, dunque con potenziale rischio per la salute dei consumatori configurando in tal modo la contraffazione di sostanze alimentari.

Resta in ogni caso opportuno precisare che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, tutti gli indagati sono da presumersi innocenti fino ad eventuale e irrevocabile sentenza che ne dichiari le rispettive responsabilità penali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna in alto