Guardia di finanza, scoperto giro di trasferimenti illeciti. Sequestrati sei agenzie money transfer

Di Fabio Mattei

Roma. Gli uffici ed i beni strumentali di un istituto di pagamento, nonché quelli di sei agenzie di money transfer, sono stati sequestrati dai finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria (NSPV) di Roma al termine d’una complessa indagine che ha portato alla luce un flusso di trasferimenti illeciti di denaro verso il Bangladesh per almeno 20.000.000 di euro.

L’operazione dei finanzieri del NSPV, coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, si è infatti concentrata su alcune agenzie di money transfer – tutte con sede a Roma e tutte gestite da cittadini bengalesi – sospettate di aver fraudolentemente e ripetutamente violato gli obblighi imposti dall’attuale normativa antiriciclaggio, nonché sulle operazioni di riscontro ed identificazione dei propri connazionali nel trasferimento di somme di denaro verso il paese d’origine.

L’attività in parola era partita un anno fa, dopo che le fiamme gialle avevano smantellato un sodalizio criminale composto da soggetti di nazionalità bangladese finalizzato a favorire (ovviamente dietro lauti compensi), la permanenza in Italia di loro connazionali violando le norme previste per il rilascio dei permessi di soggiorno.

A seguito di quella vicenda, l’attenzione degli investigatori della GDF si è successivamente spostata verso sulle poco chiare modalità di trasferimento di denaro verso il Bangladesh per il tramite delle agenzie di money transfer. Un flusso di denaro a molti zeri che negli ultimi anni ha peraltro registrato un deciso incremento.

Proprio al riguardo i finanzieri hanno così monitorato ed analizzato ben 24mila operazioni, pari ad un volume di 90.000.000 di euro trasferiti verso il paese asiatico in un arco temporale di tre anni (2016-2018), attraverso l’operatività finanziaria offerta ai propri clienti da una società controllata da un socio unico statunitense – amministrata da cittadini bangladesi – operante sul territorio romano con un’efficiente rete dotata di 30 sportelli.

Avvalendosi di numerose intercettazioni telefoniche, riscontri documentali, appostamenti e riprese video – nonché incrociando numerose segnalazioni per operazioni sospette – i finanzieri del NSPV sono così riusciti a ricostruire l’esistenza di trasferimenti illeciti di rimesse per un volume di 20.000.000 di euro (il 22% circa dell’intero volume delle operazioni analizzate) portate a compimento dai titolari delle sei agenzie di money transfer mediante il sistematico aggiramento della soglia massima consentita dalla normativa antiriciclaggio fissata a 1.000 euro.

Controlli fiscali

Il “sistema” messo in atto dai responsabili prevedeva infatti il trasferimento ad un beneficiario estero di somme frazionate in più importi, imputando falsamente la titolarità delle operazioni finanziarie a soggetti ignari, familiari, amici e conoscenti privi però di capacità reddituale, ovvero ricorrendo a più circuiti di money transfer.

Grazie a questi, sui data-base dell’istituto di pagamento venivano così registrati dati deliberatamente falsificati o comunque manipolati, con il chiaro scopo di andare ad ostacolare i sempre possibili controlli di natura fiscale e tributaria.

Secondo quanto accertato dagli investigatori delle fiamme gialle si tratta di somme di denaro che, nella maggior parte dei casi, provengono dai ricavi di commercianti bangladesi che operano a Roma, città che registra un cospicuo numero di attività (in larga parte minimarket ed autolavaggi) gestite proprio da cittadini del suddetto paese asiatico.

In tale contesto è così emerso un consistente numero di operazioni deliberatamente “frazionate” verso l’estero (ma che hanno contestualmente comportato omessi versamenti delle imposte con iscrizioni a ruolo dei relativi debiti tributari previsti pur in assenza delle relative dichiarazioni dei redditi).

Operando in tal modo, infatti, numerosi commercianti del Bangladesh (peraltro privi di qualsiasi bene mobile o immobile su cui l’Erario italiano possa rivalersi) hanno sottratto ad una possibile esecuzione forzata le uniche disponibilità finanziarie dagli stessi detenute e che, nella fattispecie, sono proprio rappresentate dal denaro contante fatto “evadere” nel paese d’origine grazie ad agenzie di money transfer compiacenti e perfettamente addentrate nel descritto modus operandi truffaldino, ma del quale le stesse sono finite per farne le spese subendo il provvedimento di sequestro – puntualmente eseguito dagli uomini della GDF – degli uffici e dei beni strumentali con cui operavano nella loro attività finanziaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore