Guardia di Finanza: sequestrato a Treviso un grosso carico di prodotti elettrici potenzialmente pericolosi sprovvisto delle dichiarazioni di conformità europee

Di Massimo Giardinieri

Treviso. Non è piccolo il quantitativo finito sotto sequestro (oltre 32.700 pezzi) e neppure il suo valore commerciale (circa 2.000.000 di euro), per questo l’ultima operazione condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Treviso è senz’altro degna di menzione soprattutto perché ha consentito di togliere dal mercato articoli potenzialmente pericolosi per i consumatori, a maggior ragione se consideriamo che si sta parlando di articoli elettrici ed elettronici.

L’attività delle fiamme gialle trevigiane è scaturita da uno dei tanti controlli economici del territorio, più precisamente dal fermo di un grosso camion telonato proveniente dal valico di Tarvisio (UD).

È stata un’autopattuglia del Gruppo GDF di Treviso, in quel momento impegnata nel monitoraggio “sul campo” delle moltissime merci che viaggiano su gomma transitando dal Veneto, a fermare il pesante automezzo nei pressi del casello autostradale di Venezia Est.

L’autopattuglia che ha eseguito il controllo

Alla richiesta di esibire i previsti documenti, il conducente del mezzo ha consegnato ai finanzieri documentazione di trasporto e commerciale da cui è emerso che la merce – fabbricata in Cina – era stata sdoganata in Ungheria, per poi giungere in Italia dalla rete autostradale ed avendo Napoli quale destinazione finale.

Da un più approfondito controllo eseguito sull’intero carico è però emerso come i materiali in questione fossero sprovvisti delle dichiarazioni di conformità nonché delle prescritte garanzie per la sicurezza dei consumatori (obbligatorie in base alle vigenti normative europee e nazionali), ovvero di quelle precauzioni che il legislatore ha specificamente previsto per tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori oltre che per la protezione dell’ambiente da agenti tossici e inquinanti.

Immagine del controllo effettuato

Per tentare di sviare i controlli all’interno del territorio dell’Unione europea i fabbricanti dei prodotti in questione avevano apposto il noto marchio “CE”, che in questo caso stava per l’acronimo “China Export” e non per il suddetto marchio di conformità europeo (che peraltro ha ben precise caratteristiche olografiche), un’espediente che finanzieri hanno presto imparato e conoscere e ad individuare.

Nella vasta gamma di prodotti sequestrati compaiono articoli per la cucina (frullatori, friggitrici, bilance), per le auto (sensori di parcheggio, cavi batterie), per la casa e il tempo libero (stereo, fari a led, telecamere, lampade, altoparlanti, mouse, tastiere, amplificatori, calendari digitali, batterie), nonché per la cura della persona (piastre per capelli).

Al termine dei controlli Il conducente e l’importatore sono pertanto stati denunciati alla Procura della Repubblica di Treviso per i reati di tentata frode in commercio e distribuzione di prodotti pericolosi.

Il sequestro in parola è stato peraltro convalidato dalla competente Autorità Giudiziaria la quale, successivamente ad una opportuna perizia eseguita sui prodotti, ne ha disposto l’immediata distruzione avvenuta grazie alla collaborazione resa del Comune di Treviso, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del Centro di Coordinamento R.A.E.E. e del termovalorizzatore di Padova.

Sulla vicenda è opportuno evidenziare come ogni giorno dai porti della Slovenia e della Grecia arrivino prodotti d’ogni genere fabbricati in Cina, moltissimi dei quali si rivelano poi come contraffatti o privi dei requisiti di sicurezza previsti dalla Ue. Tali carichi destinati al mercato italiano vengono poi sdoganati seguendo un percorso palesemente contrario a ogni criterio di economicità (ma nel chiaro fine di evitare i rigidi controlli doganali operati dalla GDF e dall’ADM), giustificando il tutto con la necessità di far arrivare tali merci in alcuni Paesi est-europei dove avrebbero sede “importatori comunitari”, ma che di fatto si rivelano poi essere soltanto delle società di comodo create proprio a tal scopo.

Quasi superfluo a questo punto aggiungere come la descritta operazione sia da inquadrarsi nella vasta offensiva che la Guardia di Finanza sta conducendo da anni per tutelare gli interessi economici dello Stato, così come quelli dei consumatori nonché degli operatori economici onesti che, con non poche difficoltà, lavorano comunque nel rispetto delle regole oltre che della loro clientela.

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