Guardia di Finanza: Sequestro patrimoniale da 130 milioni di euro nei confronti degli amministratori pro-tempore della compagnia aerea Itavia

Di Alessandro Margottini

MILANO. Ammonta a 130 milioni di euro il sequestro eseguito stamani dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria. I finanzieri, su ordine emesso dal Gip del Tribunale di Milano, hanno dato corso alla pesante misura di prevenzione che ha colpito due componenti pro-tempore del consiglio d’amministrazione della società Aviolinee Itavia s.p.a.

Una pattuglia della Guardia di Finanza

Le ipotesi investigative che hanno portato al sequestro riguardano irregolari atti di disposizione del patrimonio e dei beni sociali da parte degli amministratori i quali, una volta ottenuto il controllo sulla gestione della società per azioni, ne sono prima divenuti azionisti di maggioranza per andarne ad azzerarne il patrimonio. Come si ricorderà, un aereo della compagnia fu coinvolto nella “Strage di Ustica”, avvenuta il 27 giugno 1980, che causò la morte di 81 passeggeri.

Secondo gli inquirenti, gli amministratori hanno deliberato due sono state le operazioni di finanziamento che hanno compromesso il patrimonio della società: la prima da 130 milioni (peraltro mai restituiti) e la seconda da 45 milioni di euro (successivamente rimborsati). Operazioni entrambi promosse in favore di società a loro riconducibili.

Il finanziamento da 130 milioni di euro, in particolare – utilizzato anche per estinguere il debito bancario contratto per acquisire il pacchetto di maggioranza di Itavia s.p.a. – gli ha peraltro consentito di assumerne i vertici.

Per meglio delineare i contorni della vicenda, va rimarcato come le operazioni societarie fossero già state oggetto di censura da parte della Magistratura civile, che al riguardo aveva nominato un curatore speciale il quale, già maggio dello scorso anno, aveva rilevato diverse irregolarità sulle operazioni medesime avvenute sia in danno della società, sia in danno dei soci di minoranza oltre che dei creditori.

In ragione di ciò, la tutela del patrimonio sociale in questione era stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale meneghino, hanno permesso di scoprire come le somme derivanti dal finanziamento da 130 milioni, erogato da Itavia a beneficio di una holding finanziaria facente capo ai due indagati, sono state re-impiegate per finalità del tutto estranee alla concessione della linea di credito in questione.

​Nella medesima inchiesta sono stati altresì indagati due ex amministratori, l’ex liquidatore nonché i sindaci, poiché ritenuti responsabili di aver omesso il dovuto controllo sulle situazioni che implicano conflitto d’interesse, oltre a non aver adottato i provvedimenti che la legge contempla proprio per impedire queste eventualità.

È comunque opportuno ricordare come il procedimento penale instaurato nei confronti dei suddetti indagati si trova nella sua fase preliminare, pertanto le responsabilità degli indagati saranno dichiarate solo ad eventuale ed intervenuta sentenza di condanna.

 

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