Guardia di Finanza: Trento, operazione antidroga, sgominata un’organizzazione di trafficanti attiva in tutta la regione ed anche in Austria. 32 responsabili arrestati.

Di Massimo Giardinieri

Trento. Che il capoluogo del Trentino Alto Adige sia una città ancora a misura d’uomo, con una buona qualità di vita e con problemi di ordine e sicurezza pubblica neppure lontanamente paragonabili a quelli della grandi metropoli italiane non lo si scopre certo oggi, eppure la città è stata oggi teatro di una grossa operazione antidroga conclusasi con l’arresto di ben 32 persone.

Oltre 100 militari delle fiamme gialle trentine e diverse unità cinofile, sono stati infatti impegnati dall’alba di oggi in arresti e perquisizioni effettuati in Nord Italia a seguito dell’operazione convenzionalmente denominata #CONTINUOASPACCIARE, che ha consentito di sgominare un’agguerrita associazione criminale – strutturata su quattro gruppi che operavano in stretta connessione – composta da soggetti di origine albanese, italiana e magrebina, i quali si erano spartiti il mercato clandestino della droga tra le province di Trento e Bolzano, ma con proficue “ramificazioni” anche nella vicina Austria verso la quale i trafficanti arrestati esportavano parte delle consistenti partite di droga oggetto del loro commercio.

L’indagine in parola – durata circa due anni e diretta dalla Procura Distrettuale di Trento – è stata condotta dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (PEF) della GDF di Trento, ed ha preso avvio durante il primo lockdown disposto per l’emergenza pandemica da Covid-19.

Gli investigatori delle fiamme gialle notarono infatti che, tra le poche persone che continuavano a violare le prescrizioni governative, figuravano veri e propri “riders” della droga che, con ancor più circospezione del solito, si muovevano comunque per consegnare direttamente a casa dei loro clienti le dosi di “roba” richieste.

Servizio 117

Per dare un’idea della perseveranza con il quale sono stati perpetrati questi traffici, basti considerare come durante tutto lo svolgimento dell’indagine i finanzieri trentini avessero intanto sequestrato oltre 21 kg di sostanze stupefacenti di vario genere (cocaina, eroina, hashish e marijuana), quasi 86.000 euro in contanti, diversi beni di pregio per un valore di 35.000 euro nonché arrestato 21 pusher.

Avvalendosi di attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento nonché di numerose azioni di riscontro sul territorio, gli investigatori della GDF sono così riusciti a risalire all’intera catena di spaccio nonché ai loro promotori che, per non perdere i loro preziosi “carichi”, utilizzavano staffette per comunicare in anticipo l’eventuale presenza di posti di controllo stradali delle Forze di Polizia, oltre a pianificare accuratamente gli appuntamenti delle loro “consegne” ricorrendo a varie chat presenti sui social network. Non mancava inoltre il supporto economico alle famiglie degli arrestati verso le quali veniva elargito denaro contante, anche quello necessario al sostenimento delle relative spese processuali.

Fondamentale per la piena la piena riuscita dell’indagine si è rivelato il raccordo operativo intercorso con la Landeskriminalamt di Innsbruck (Austria), con l’Ufficio Europeo di Polizia (EUROPOL) e con il Servizio Centrale di Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza di Roma; a chiara testimonianza degli eccellenti rapporti di collaborazione internazionali che il Corpo vanta e che al centro vedono la peculiare funzione del II Reparto – Coordinamento Informativo e Relazioni Internazionali del Comando Generale, oltre all’insostituibile ruolo della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) del Ministero dell’Interno.

Da notare come, oltre alle misure di custodia cautelare in carcere eseguite oggi, il GIP del Tribunale di Trento abbia altresì disposto il sequestro preventivo un noto bar-caffè cittadino, risultato nella disponibilità di alcuni narcotrafficanti nonché utilizzato come luogo di spaccio per la clientela più facoltosa.

Contestualmente sono stati inoltre sequestrati i conti correnti bancari e postali riferibili agli indagati (per quali vale ora la presunzione d’innocenza sino a condanna definitiva), unitamente ad alcuni beni di lusso come orologi di valore e autovetture.

 

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