Guardia di Finanza: Venezia, sequestrati al porto di Marghera 60 automezzi diretti in Africa ma sprovvisti dei requisiti ambientali e di sicurezza

Di Massimo Giardinieri

Venezia. Non capita molto spesso di operare un così ingente sequestro di automezzi come quello compiuto oggi dai finanzieri del Comando Provinciale di Venezia i quali, presso il porto di Marghera, ne hanno messo sotto i sigilli ben 60 in procinto di essere imbarcati sulle motonavi dirette verso il continente africano.

L’attività delle fiamme gialle veneziane, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo veneto, si è rivolta verso il settore della tutela ambientale ed ha infatti messo in luce un meccanismo fraudolento presumibilmente finalizzato ad eludere le norme che riguardano l’adeguamento di tali automezzi alle severe normative ambientali – oltre a quelle di sicurezza stradale – che vigono all’interno dell’Unione europea.

L’escamotage adottato nella circostanza permetteva così di evitare i non piccoli costi dovuti proprio all’adozione dei suddetti adeguamenti, andando invece a monetizzare attraverso l’esportazione in Paesi come quelli nordafricani ove quegli stessi automezzi possono continuare a circolare senza particolari vincoli, ma che in questo caso si configura come la classica situazione di “dumping ambientale”, ovvero l’immissione sul mercato di beni a prezzi particolarmente bassi ma che traggono tale “convenienza” economica dal fatto di non essere in linea con le normative volte ad abbattere i livelli di inquinamento sul pianeta.

Si tratta infatti di un fenomeno che ha assunto proporzioni preoccupanti proprio perché va pesantemente ad inficiare sugli sforzi che si stanno producendo a livello internazionale per mitigare i catastrofici effetti del cambiamento climatico e che, proprio nel settore dei veicoli usati  che si avvalgono di sistemi antinquinamento obsoleti (se non proprio inesistenti), sono stati oggetto dell’ultimo rapporto denominato UVE (Used Vehicles and Environment), pubblicato dal “Programma Ambiente” delle Nazioni Unite (UNEP).

Stemma Comando Regionale Veneto – GDF

Nel caso in oggetto è stato il semplice ma sempre attivo spirito di osservazione dei finanzieri ad innescare il tutto, questo perché i militari hanno notato un numero di automezzi superiore al normale posti in sosta nel piazzale del porto commerciale margherino.

Quello che di primo acchito sembrava un temporaneamente aumentato volume di traffico, si è invece rivelato essere un’irregolare attività di esportazione accertata da concreti elementi indiziari che gli uomini della GDF veneziana sono riusciti a far emergere, unitamente al ruolo assunto nella vicenda da un’agenzia di pratiche auto con sede in Piemonte.

Lo sviluppo di tale analisi ha così finito per svelare una frode che, ancor più nello specifico, vedeva il coinvolgimento di cittadini stranieri i quali – proprio all’agenzia di cui sopra – richiedevano il rilascio di certificati attestanti l’avvenuta radiazione per l’esportazione definitiva, sebbene quegli stessi veicoli non disponessero dei previsti requisiti.

Oltre ad una documentazione chiaramente fittizia, è stato inoltre riscontrato come gli uffici del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) avessero al riguardo emesso appositi “avvisi di ricusazione” per le pratiche in questione, ma il titolare dell’agenzia finita al centro dell’indagine sarebbe comunque riuscito ad eludere il provvedimento facendo ricorso ad una “procedura di emergenza” che gli ha così consentito di stampare tutti i relativi certificati nonché di apporli regolarmente sui libretti di circolazione degli automezzi.

Al responsabile della frode non rimaneva dunque che procedere all’introduzione in porto degli automezzi i quali, accompagnati da documentazione apparentemente in piena regola da presentare in Dogana, avrebbero così lasciato definitivamente (ma illegalmente) il territorio nazionale.

Non è questa la prima volta che la Guardia di Finanza – proprio nell’ambito delle facoltà di vigilanza doganale che le sono affidate – intercetta e blocca carichi delle più disparate tipologie diretti in Africa, ma che sono accomunati dal fatto di avere una potenzialità inquinante che li avrebbe resi inutilizzabili, e dunque invendibili, nei Paesi occidentali.

 

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