GUARDIA DI FINANZA: VINCENZO SCIUTO, DA ANTIFASCISTA CONVINTO A COMANDANTE DEL BATTAGLIONE “ROMA”

Di Gerardo Severino*

BOLOGNA (nostro servizio particolare). Il 31 dicembre 1988, mentre la città Bologna si apprestava a festeggiare il nuovo anno, nella sua casa di Via Giuseppe Mezzofanti, 42, si spegneva, ormai 92 enne (li avrebbe festeggiati giusto il giorno dopo) il Generale di Brigata in congedo assoluto della Guardia di Finanza Vincenzo Sciuto, l’ufficiale del quale abbiamo trattato qualche mese fa, nell’ambito dello speciale che Report Difesa ha dedicato agli 80 anni della Liberazione di Roma.

Il Capitano Vincenzo Sciuto in una foto del 1944

La sua morte, come è facile intuire, non destò affatto scalpore, venendo a mancare uno dei tanti “vecchietti” che non  avrebbe superato quel freddo inverno.

Nemmeno la rivista del Corpo, il periodico Il Finanziere riportò la notizia.

Ebbene, nel ricostruire le sue vicende militari, limitatamente alla prima citata liberazione della Capitale, ho compreso finalmente il perché l’allora Comando Generale della Regia Guardia di Finanza scelse proprio lui per una così ardita missione.

Fu una delicatissima partecipazione che, nel dare lustro alle Fiamme Gialle, apportò anche due medaglie di bronzo allo stesso Capitano Sciuto: una da parte italiana ed una americana.

Il Generale Clark decora il Capitano Sciuto con la Bronz Star Medal (Roma 28 novembre 1944)

Vincenzo Sciuto, la cui carriera era rimasta “bloccata” per un lungo periodo, tanto da essere promosso Maggiore solo in tarda età, e solo dopo aver lasciato il Comando del Battaglione “Roma”, come vedremo in avanti, era stato sin da giovane un antifascista convinto.

E lo era stato per aver saggiato sulla propria pelle la violenza delle Squadracce in camicia nera, che egli aveva cercato di respingere in quel di Bolzano, ma anche le stesse che, una volta salite al potere, non si sarebbero certamente dimenticate di lui.

Da Trapani a Bolzano

Vincenzo Sciuto nacque a Trapani il 1° gennaio del 1896, figlio di Giuseppe e di Antonia Carrara.

Non ancora compiuti gli studi superiori (conseguì il diploma di Istituto Tecnico solo il 6 marzo del 1915), si arruolò nella Regia Guardia di Finanza, in qualità di Allievo Guardia, il 5 settembre del 1914, destinato presso la Legione Allievi di Roma.

Terminato il corso di formazione fu assegnato alla stessa Legione territoriale di Roma, il 1° febbraio 1915, per poi essere mobilitato nei ranghi del 10° Battaglione, il successivo 20 maggio, prendendo così parte alle prime fasi della “Grande Guerra”.

Il 15 aprile 1916 fu, quindi, ammesso al Corso Allievi Sottobrigadieri, venendo promosso a questo grado il successivo 28 luglio.

In seguito, fu destinato alla Legione di Napoli.

Promosso Brigadiere il 14 novembre 1918, il 1° dicembre dell’anno dopo fu, invece, ammesso al Corso per Allievo Ufficiale, dal quale ne uscì Sottotenente il 21 agosto 1921.

Fu così destinato, in servizio di prima nomina, a Maddaloni (Caserta), al comando di un Plotone Allievi di quel Battaglione.

Il Sottotenente Sciuto rimase in provincia di Caserta sino alla fine di gennaio 1922, dovendo raggiungere la Scuola Alpina di Predazzo il 1° febbraio.

E fu proprio mentre si trovava in Val di Fiemme che l’ufficiale avrebbe avuto a che fare che il fanatismo e le violenze dei seguaci di Benito Mussolini, come racconteremo a breve.

Bolzano, ottobre 1922

Quanto accadde a Bolzano, agli inizi del “fatidico” ottobre del 1922 ci fa comprendere al meglio quale possa essere stata la situazione vissuta dall’Italia nelle settimane che precedettero la famigerata “Marcia su Roma”.

Gran parte degli storici ha, infatti, quasi sempre ricordato l’opera che le Forze di Polizia avevano sin lì condotto contro gli “oppositori” al fascismo, evitando – molto spesso ad arte – di citare anche quei casi nei quali la legge fu fatta osservare anche nei confronti dei seguaci di Benito Mussolini, e persino a pochi giorni dal suo insediamento al Governo della Nazione.

Ebbene, il pomeriggio del 2 ottobre 1922, un’orda di fascisti, la maggior parte dei quali provenienti dal Veneto e dalla Lombardia, al comando di Alberto De Stefani, si portò nei pressi del Comune di Bolzano con l’intento di invaderlo e, quindi, di occuparlo.

A guardia del Municipio, la Regia Prefettura bolzanina aveva disposto la mobilitazione di un centinaio di Guardie di Finanza e di una trentina di Carabinieri Reali.

I militari, sul principio tennero testa, con molta fermezza all’assalto condotto in piena regola dalle truppe fasciste.

Ma essendo queste aumentate, di lì a poco, a parecchie centinaia di uomini, dopo una violentissima colluttazione, nella quale volarono molti colpi di bastone, ì fascisti riuscirono ad aprirsi un varco e a penetrare nel palazzo, in cui si insediarono, non prima di aver cacciato il sindaco democraticamente nominato.

Il giorno seguente, invece, si portarono a Trento, ove imposero le dimissioni del Governatore del Trentino-Alto Adige.

Nel conflitto  di Bolzano si ebbero una ventina di feriti, dei quali più della metà furono Guardie di Finanza, compreso un loro ufficiale.

I Finanzieri, è doveroso ricordarlo erano quasi tutti Allievi Sottobrigadieri, frequentatori dello speciale corso che si stava svolgendo presso il Battaglione Allievi della città altoatesina, nonché Allievi Guardie della vicina Scuola Alpina di Predazzo, inviati di rinforzo a Bolzano proprio al comando del Sottotenente Vincenzo Sciuto, l’ufficiale ferito.

Le cronache del tempo ci ricordano che il contegno delle Fiamme Gialle e degli uomini della Benemerita fu davvero encomiabile, tenendo presente il critico e delicato momento [1].

Fu lo stesso periodico del Corpo, Il Finanziere che, in una successiva corrispondenza, pubblicata il 15 ottobre, raccontò ai suoi lettori gli ulteriori particolari dell’evento, citando, tra i feriti, anche il nostro Sottotenente Sciuto, il quale si era battuto valorosamente, pur di affermare il valore della Legge.

Il dopo

Come anticipato prima, l’ardimentosa resistenza manifestata da Vincenzo Sciuto in quel di Bolzano, associata, in seguito, alla mancata iscrizione al Partito unico, fece sì che la sua carriera prendesse una strada ben diversa, rispetto a quella sin lì paventata.

Promosso Tenente il 21 agosto 1923, percorse in lungo e in largo il Paese, spesso al comando di importanti reparti del Corpo, da Nord a Sud, Sicilia compresa.

Il 21 agosto 1935 gli venne conferita la qualifica di 1° Tenente, mentre fu solo il 1° gennaio del 1937, assegnato al Comando della Compagnia di Cremona, ove rimase sino alla mobilitazione, che fu promosso Capitano.

Il 26 aprile 1941, oramai sposato e padre di due figli, il maturo ufficiale originario di Trapani fu destinato dapprima al IV Battaglione Mobilitato, operante in Jugoslavia, e, in seguito all’XI Battaglione, in Albania, ove rimase sino al luglio del 1943.

Lo sbarco ad Anzio dei Finanzieri del Battaglione Roma

Dopo la liberazione di Roma, il Capitano Sciuto fu destinato al Comando del Circolo di Livorno, ove di lì a poco verrà raggiunto finalmente dalla promozione a Maggiore.

Con la famiglia si trasferirà, in seguito, presso altri importanti reparti del Corpo, da Catanzaro a Trieste, terminando la propria carriera a Bologna, ove fu Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria e, infine, “Relatore” e “Capo Ufficio Servizio” di quel Comando di Legione, con il grado di Tenente Colonnello.

L’ufficiale lasciò definitivamente il Corpo il 1° marzo 1954, transitando in Ausiliaria.

Due anni dopo ottenne la promozione a Colonnello e, infine, quella di Generale di Brigata, in questo caso a titolo onorifico.

Rimasto a vivere a Bologna, visse lì la sua lunga esistenza di Fiamma Gialla in congedo, amato dalla compagnia di una vita, la signora Ferdinanda Parenti, dai suoi adorati figli, Giuseppe e Antonio, ma soprattutto dai nipoti, cui oggi è affidato evidentemente non solo il lustro di un cognome così importante: quello di Sciuto, un cognome scritto indelebilmente tra le pagine più gloriose dei 250 anni di storia della Guardia di Finanza.

Concludo riportando la motivazione della Bronz Star Medal Americana, che per ragioni di spazio avevo omesso di inserire nel precedente saggio dedicato alla liberazione di Roma.

Essa ricompensava Vincenzo Sciuto, il quale aveva combattuto il fascismo sin dall’inizio, pagandone le conseguenze.

Superando rancori e cattiverie che lo avevano colpito, da buon italiano non esitò un attimo nell’assumere coraggiosamente il Comando di un’unità, che assieme ai valorosi Carabinieri Reali entrò tra le prime nella martoriata Capitale d’Italia, la stessa ove esattamente 30 anni prima era iniziata la sua “lentissima” carriera militare.

La motivazione per la Bronz Star Medal a Vincenzo Sciuto

Vincenzo Sciuto, capitano della R. Guardia di Finanza – Esercito Italiano. Per meritorio servizio in combattimento, dal gennaio al 5 giugno 1944, in Italia. Designato dal suo-Governo al comando di un reparto della R. Guardia di Finanza della forza di 500 uomini per servizio in Roma; il capitano Sciuto spiegò vigorosa guida, sereno giudizio e perizia nell’addestramento dei suoi uomini per il loro importante compito. Le Guardie di Finanza sotto la sua guida, entrarono a Roma con elementi di avanguardia della 5^ Armata il 4 giugno 1944, ed immediatamente intrapresero l’esecuzione dei loro compiti in modo efficacissimo. Dimostrando coraggio sotto il fuoco nemico in ogni momento, in una occasione il capitano Sciuto guidò personalmente il distaccamento dei suoi uomini alla ricerca di tiratori facenti fuoco sul suo reparto, individuò il nemico e prese parecchi prigionieri. L’azione di attacco del capitano Sciuto servì da stimabile contributo alla finale liberazione della città di Roma“.

NOTA

[1] Cfr. Corrispondenza dal titolo “I Finanzieri a Bolzano”, in  Il Finanziere. Giornale della Regia Guardia di Finanza, n. 40, 8 ottobre 1922, p. 3.

*Colonnell0 (Aus) della Guardia di Finanza- Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

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