Guardia di Finanza: Roma, operazione “Fake Insurance”. Scoperta una truffa da 3 milioni di euro realizzata da falsi broker assicurativi.

Di Fabio Mattei

Roma. Una truffa con i fiocchi, organizzata nei minimi dettagli con l’utilizzo di centinaia di siti internet realizzati ad hoc da una rete di falsi broker assicurativi nella quale sono caduti migliaia di automobilisti convinti di aver stipulato una polizza RC per il proprio veicolo a prezzi particolarmente vantaggiosi ma che, nel malaugurato caso di incidente, si sarebbero ben presto trovati a doversi far carico di tutte le conseguenze finanziarie, civilistiche ed anche penali del caso.

Sono questi i contorni dell’operazione “Fake Insurance”, portata oggi a termine dai finanzieri del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche (NSTPFT), che ha permesso d’individuare i 44 responsabili di un raggiro che ha un valore complessivo non inferiore ai 3.000.000 di euro.
L’indagine delle fiamme gialle, avviata dallo scorso anno sotto il diretto coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, scaturisce dagli elenchi periodicamente pubblicati dall’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) che si riferiscono a siti web irregolari del campo assicurativo, ma anche a molte segnalazioni presenti su blog e forum vari nelle quali i cittadini descrivevano agli altri utenti le truffe subite dai responsabili di quelle stesse piattaforme.

Secondo quanto poi accertato dai finanzieri del NSTPFT, i siti in questione effettivamente proponevano polizze RC auto con tanto di loghi delle principali compagnie assicurative, per di più simulando un impeccabile servizio di assistenza on-line; il tutto a prezzi assolutamente concorrenziali e dunque particolarmente appetibili per i clienti.

Ufficio della Guardia di Finanza

Non è stato comunque facile per gli investigatori della GDF risalire ai responsabili della truffa considerato che i “registrant” (ovvero le persone a cui facevano capo i portali illeciti in questione) erano quasi sempre persone vittime di furto d’identità reperite tra gli stessi acquirenti delle polizze.
Una medesima cortina fumogena era stata utilizzata anche per le utenze telefoniche impiegate per le chat e per i relativi account di posta elettronica che venivano intestati a semplici prestanomi, mentre per intascare i soldi dei contratti assicurativi “fake” i responsabili si avvalevano di strumenti di pagamento elettronico come le carte “PostePay”. Uno stratagemma che non è pero servito ad evitare l’identificazione di tutti i soggetti incriminati, nonché l’individuazione del flusso finanziario plurimilionario generato dalla loro ingegnosa truffa.

Oltre che per il reato di truffa, gli indagati dovranno anche rispondere di violazione alle norme di tutela della privacy, avendo acquisito e conservato su server esteri i dati sensibili delle loro vittime (documenti d’identità e targhe dei loro veicoli).
Precise responsabilità sono state infine addebitate anche agli Internet Service Provider (ISP), per il comportamento tenuto nei riguardi dei 222 siti internet attraverso i quali veniva effettuata la vendita di false assicurazioni on-line. Sei di questi ISP – in possesso di informazioni utili a dimostrarne l’irregolarità – non avevano infatti provveduto a rimuovere le indicazioni truffaldine contenute al loro interno nonché a disabilitarne l’accesso.

 

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