Guerra russo-Ucraina: quando il grano di Kiev non sfama più l’Africa

Roma. Tutti sappiamo che per molti Paesi africani gli aiuti internazionali sono fondamentali e rappresentano la loro stessa sopravvivenza.

Molte popolazioni sono dipendenti dalle offerte, dall’aiuto di organizzazioni non governative e sono bisognose, a tal punto, da non poter comprare nulla nei circuiti ufficiali.

Proprio quegli aiuti, quel grano che serve per vivere, per ottenere farina e quindi pane proviene dall’Ucraina, e in misura minore dalla Russia, ma adesso sono proprio gli scarsi aiuti internazionali che stanno affamando ancora di più il Continente africano.

Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Nel XXI secolo siamo di fronte ad una crisi alimentare che può avere conseguenze catastrofiche e condannare all’inedia migliaia, se non milioni, di persone.

Forse la guerra è proprio per il grano? Per le fertili pianure di terra nera dell’Ucraina?

Grano

Nella situazione attuale il cereale è diventato come l’oro.

Molti Paesi africani importano la quasi totalità di questo cereale.

Oltre ai danni causati dalla pandemia di Covid-19, l’attacco russo all’Ucraina dello scorso 24 febbraio e il conseguente inizio del conflitto, ha aggravato il rallentamento economico globale.

“A causa dei danni congiunti della pandemia e della guerra, quest’anno i livelli di reddito pro capite nei Paesi in via di sviluppo saranno inferiori di quasi il 5 % rispetto a quanto previsto prima del Covid. Per molti Stati sarà difficile uscire dalla recessione”, sottolineano alle Nazioni Unite.

Il segretario generale dell’Organizzazione, Antonio Guterres, parla addirittura di “un uragano di carestie” che causerà ancora più povertà e disperazione.

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres

Dal Donbass e dalla Crimea proviene quasi tutto il grano diretto in Africa e gli effetti potrebbero essere catastrofici.

Oggi si registra una diminuzione degli aiuti inviati nelle zone più svantaggiate, specialmente in Guinea, Burkina Faso, Mali e Ciad.

Grano russo pronto per l’export

Per comprendere quanto pesi questo conflitto negli equilibri mondiali è necessario considerare che Russia e Ucraina sono protagoniste mondiali della produzione di grano, divenendone una delle vie maestre.

Dai due Stati dipendono, infatti, le forniture di cereali non solo nei già citati Paesi africani, ma anche nell’Occidente, il quale ha da tempo deciso di importare la grande maggioranza di questo prodotto.

La Borsa di Chicago, specializzata nel misurare il valore dei beni agricoli e alimentari, ha registrato altissimi valori per grano, farina, olio di semi di girasole e questo fa sì che i Paesi più indigenti vengano spinti fuori mercato.

La seconda fase dell’invasione russa, concentrata nell’Est dell’Ucraina, permetterebbe di annettere regioni che da sole coprono quasi tutta la produzione di olio di girasole ucraino e, se comprendesse anche tutta la fascia del Mar Nero, acquisirebbe il 62% della superficie coltivabile dei territori ucraini.

Se non si corre subito ai ripari, si rischia una crisi alimentare globale.

La fame può spingere milioni di persone ad emigrare. E si acuisce la sensazione di incertezza.

Le produzioni agricole sono beni primari, che hanno un impatto sulla vita di milioni di persone e non possono essere relegate ad un ruolo di secondo piano.

Orzo, mais, olio di semi di girasole sono alla base dell’alimentazione e l’aumento dei prezzi e l’inflazione sono un reale pericolo per tutti.

La sicurezza alimentare vuol dire anche sicurezza fisica, uno Stato solido capace di provvedere ai bisogni del suo popolo.

La guerra è anche questo.

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