Guerra russo-ucraina: San Pietroburgo nel mirino. La nuova profondità strategica della guerra dei droni di Kiev

Di Giuseppe Gagliano*

MOSCA. L’attacco condotto dall’Ucraina contro la regione di San Pietroburgo rappresenta uno degli episodi più significativi della guerra a lunga distanza tra Mosca e Kiev.

Un’immagine dell’attacco alla corvetta russa in manutenzione presso la base navale di Kronštadt

Le informazioni disponibili indicano almeno cinque impatti contro una raffineria e due colpi che avrebbero raggiunto una corvetta in manutenzione presso la base navale di Kronštadt, l’isola-fortezza che protegge gli accessi marittimi alla seconda città russa.

Al di là dei danni materiali, l’aspetto più rilevante riguarda le modalità operative dell’attacco e le implicazioni strategiche che ne derivano.

L’approccio dal Baltico e l’aggiramento delle difese russe

Le immagini diffuse nelle ore successive suggeriscono che diversi velivoli senza pilota, identificati come appartenenti alle famiglie FP-1 e An-196, abbiano seguito una rotta proveniente dal Mar Baltico.

Una cartolina con l’immagine dell’An-196

Se questa ricostruzione fosse confermata, significherebbe che gli operatori ucraini hanno deliberatamente scelto di aggirare il sistema integrato di difesa aerea russo invece di affrontarlo frontalmente.

Si tratterebbe di una scelta coerente con l’evoluzione della guerra dei droni. Oggi il successo di una missione non dipende tanto dalla velocità o dalla potenza del vettore, quanto dalla capacità di sfruttare le vulnerabilità radar, le lacune della copertura aerea e le difficoltà di coordinamento tra le varie componenti della difesa.

Particolarmente interessante appare la coincidenza temporale con l’attivazione di un’allerta aerea in Estonia.

Non esistono elementi pubblici che consentano di stabilire un collegamento diretto, ma il dato alimenta inevitabilmente interrogativi sui corridoi utilizzati dai droni e sulle modalità di navigazione adottate.

La vera novità: il controllo in tempo reale

L’elemento più innovativo dell’operazione riguarda però la possibile teleoperazione dei vettori fino alla fase finale dell’attacco.

Fino a oggi gran parte delle incursioni ucraine in profondità sul territorio russo si basava su droni programmati prima del decollo, capaci di seguire rotte prestabilite e colpire coordinate già memorizzate.

Le immagini provenienti dall’area di Kronštadt lasciano invece ipotizzare che almeno alcuni velivoli abbiano ricevuto correzioni di rotta in tempo reale durante l’avvicinamento all’obiettivo.

Se confermata, questa capacità rappresenterebbe un salto qualitativo notevole.

Un drone guidato in tempo reale può reagire agli ostacoli, modificare il bersaglio, correggere errori di navigazione e colpire con maggiore precisione obiettivi mobili o protetti.

Starlink, ripetitori o copertura limite?

La questione centrale diventa quindi comprendere come sia stato possibile mantenere il collegamento di controllo a una distanza così elevata dal territorio ucraino.

Una prima ipotesi riguarda l’utilizzo della rete satellitare Starlink.

Tuttavia, l’impiego operativo del sistema all’interno della Russia è considerato fortemente limitato e non esistono prove pubbliche che attestino una copertura stabile in quelle aree per missioni offensive.

Una seconda possibilità consiste nell’utilizzo di nodi di comunicazione o ripetitori collocati in territori vicini, in grado di estendere artificialmente il raggio di controllo dei droni.

Questa soluzione richiederebbe però una complessa architettura tecnica e comporterebbe implicazioni politiche particolarmente sensibili.

Esiste infine una terza spiegazione, probabilmente la più plausibile.

Kronštadt si trova all’estremità occidentale dell’area metropolitana di San Pietroburgo, nel Golfo di Finlandia.

I droni potrebbero aver operato al limite massimo della copertura disponibile, sfruttando la particolare geografia della regione e senza necessità di infrastrutture aggiuntive.

Una sfida strategica per Mosca

Dal punto di vista militare, il significato dell’attacco va oltre il danno inflitto a una raffineria o a una nave.

La Russia si trova di fronte a una minaccia che colpisce sempre più in profondità il proprio territorio.

Negli ultimi due anni Mosca ha costruito una rete di difesa aerea imponente attorno alle principali infrastrutture strategiche, ma la proliferazione di droni a basso costo e ad alta autonomia sta mettendo in discussione il rapporto tradizionale tra offensiva e difesa.

Ogni intercettazione richiede missili costosi e risorse limitate, mentre il numero di vettori impiegabili dagli attaccanti continua a crescere.

Le implicazioni geopolitiche

Sul piano geopolitico, la dimostrazione di una capacità di teleoperazione profonda potrebbe modificare sensibilmente il quadro della guerra.

Il Presidente russo Vladimir Putin

Se Kiev fosse realmente in grado di guidare droni in tempo reale fino all’area di San Pietroburgo, significherebbe che nessun centro industriale o navale della Russia europea può considerarsi completamente al sicuro.

Raffinerie, basi navali, impianti energetici e infrastrutture logistiche diventerebbero obiettivi potenziali di una campagna di pressione continua.

Per Mosca ciò comporterebbe la necessità di redistribuire sistemi antiaerei, rafforzare la guerra elettronica e probabilmente intensificare le operazioni contro le infrastrutture ucraine da cui partono questi attacchi.

La prossima fase del conflitto

L’insegnamento fondamentale dell’operazione è che la guerra tra Russia e Ucraina sta entrando in una nuova fase, caratterizzata dalla crescente integrazione tra droni a lungo raggio, comunicazioni avanzate e capacità di guida terminale.

Se le prime valutazioni saranno confermate, l’attacco a San Pietroburgo potrebbe essere ricordato come uno dei momenti in cui la guerra dei droni ha superato definitivamente la logica delle semplici missioni programmate, trasformandosi in una campagna di attacchi dinamici e controllati in tempo reale nel cuore del territorio russo.

Per il Cremlino sarebbe un segnale estremamente preoccupante. E la risposta russa, con ogni probabilità, non tarderà ad arrivare.

* Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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