Di Giuseppe Santomartino*
ROMA (nostro servizio particolare). Nel maggio 2021, Report Difesa pubblicava un breve saggio: “Scenari conflittuali contemporanei: qualche riflessione critica” (https://www.reportdifesa.it/scenari-conflittuali-contemporanei-qualche-riflessione-critica/) in cui si evidenziava l’ esigenza di avviare una profonda riflessione critica del paradigma epistemologico, e delle conseguenti categorie analitiche, con cui ci confrontiamo con gli scenari geopolitici e di instabilità del XXI secolo, nella consapevolezza che questi appaiono ormai profondamente diversi dal XX secolo.

Le evoluzioni di tali scenari intervenuti dal 2021 ad oggi hanno purtroppo confermato e rafforzato la piena drammatica validità di quella esigenza.
Il più importante elemento per tale riflessione riguarda l’espansione degli Armed ( o Violent) Non State Actors (ANSA): gruppi terroristici, jihadisti, Insurgents, Private Security Military Companies come ad esempio Gruppo Wagner, gruppi criminali con capacità militari ed altri ancora, in quasi tutti i contesti di crisi o instabilità.

Il tema è decisamente under-researched mancando fra l’ altro sia di una definizione univoca del termine ANSA sia di un accurato censimento (secondo dati della Croce Rossa sarebbero circa 450, in maggioranza in Africa ed Asia).
Basti ricordare: il drammatico esito del ventennale intervento in Afghanistan con la presa di potere dei Talebani;.
L’espansione del Jihadismo in Africa e Asia il conflitto russo-ucraino che dal 2013 ha avuto quali attori vari ANSA filorussi o filo ucraini; la ripresa del conflitto in Medio Oriente con Hamas ma più in generale con la galassia di ANSA sotto l’ ombrello del Mihwar al Muqawama (più nota quale Asse di Resistenza a guida iraniana) fra cui troviamo Hizbullah, Houthi e le varie milizie irachene filo iraniane; i recenti esiti del conflitto in Siria, ad opera in gran parte di circa 50 ANSA nelle galassie sia di Hayat at-Tahrir al-Sham (HTS) , sia filo turche o su base etnica curda.
Il fondamentale ruolo di vari ANSA di criminalità in Colombia (ELN ed ex FARC), Haiti, Messico, Sudan, Myanmar.
La pervasiva espansione degli ANSA nei vari scenari di conflittualità viene poi confermata da due autorevoli fonti: l’Uppsala Confict Program (figura) che dimostra che dal 2010 i Non-state based conflicts hanno ormai stabilmente sopravanzato gli State-based conflicts.

La recentissima edizione dell’International Crisis Group -“10 Conflicts to Watch for 2025” con 7 su 10 conflitti con presenza di ANSA.
Un’importante riflessione sulle evoluzioni conflittuali dal 2021 a oggi , in particolare gli esiti in Afghanistan e Siria e i recenti accordi di cessate il fuoco in Medio Oriente viene stimolata dalla oggettiva constatazione che organizzazioni bollate per anni quali “terroriste” da molti Paesi siano poi diventati de facto importanti interlocutori nelle relazioni internazionali.
Tale fenomeno, al di là delle ovvie considerazioni geopolitiche, di sicurezza internazionale e di antiterrorismo, va ormai intrecciandosi con un altro grave fenomeno, che forse non è ancora ben percepito: l’ erosione della funzione e credibilità del modello Stato-Nazione westpheliano in ordine sia al monopolio a questi sempre riconosciuto dell’ impiego della legittima , “violenza politica” ( per sicurezza interna, esterna e per l’ impiego delle Forze Armate) sia all’ autorità e credibilità delle governance istituzionali.
Gli ANSA infatti, al di là del “semplice” profilo terroristico o di criminalità, vanno sempre più proponendosi ,e imponendosi, quali Pseudo States o Quasi States ovvero quali alternative ideologiche, istituzionali ed organizzative e/o quali “efficaci” sostituti delle tradizionali funzioni di governance statali (ad esempio Hizbullah in Libano, Hamas a Gaza o gruppi jihadisti in Africa).

Inoltre la prevalente incidenza della presenza degli ANSA nel preoccupante fenomeno dei Failed States, già studiata in passato risulta oggi ancor più rilevante.
In tale quadro non appare azzardata la prospettiva che , in assenza di inversioni di tendenza, gran parte dell’ Africa (Continente che avrà il maggior sviluppo demografico al 2050), del Medio Oriente insieme a parti dell’ Asia edAmerica Latina possano subire un collasso dei propri modelli statuali generando situazioni che, in una nefasta sinergia con crisi ambientali, di food unsecurity, fenomeni migratori di massa, altri elementi di instabilità, appaiono ragionevolmente definibili quali “apocalittiche” e con inevitabili contraccolpi a livello globale. Somalia, Yemen, Haiti, Sudan, Myanmar appaiono significativi esempi “anticipatori” di tale inquietante prospettiva.
L’ avvio di una ampia, realistica e soprattutto non ideologica riflessione sull’espansione degli ANSA, non più rinviabile, dovrebbe poi includere necessariamente altri importanti elementi (ognuno dei quali meriterebbe una specifica trattazione) quali:
- soggettività giuridico-internazionale degli ANSA risolvendo parallelamente l’ eterna carenza di una definizione globalmente condivisa del termine “terrorismo”, carenza che, con la pericolosa tendenza a definire “terrorista” qualsiasi soggetto / attività si opponga ad un governo centrale , si risolve sempre più in un vantaggio per i veri profili terroristici,
- fenomeno degli Endless Conflicts ( la maggior parte degli oltre 50 conflitti censiti in atto presentano una durata superiore ai 10 anni con punte di oltre 50 anni);
- evanescenza di concetti e categorie analitiche considerati sinora pilastri analitici in materia di conflittualità: deterrenza, vincere / perdere una guerra, debellatio; effettiva cogenza di: diritto internazionale , ius ad bellum, ius in bello, Corte Penale internazionale , Consiglio di Sicurezza ONU;
- fenomeno profughi, rifugiati e Internally Dispersed Persons (aumentato di oltre il 100% da inizio secolo) con l’ emergere della pericolosa tendenza alla Weaponization of Migration
- preoccupante progressivo aumento del divario negli indicatori analitici di conflittualità (Global Peace Index) fra i Paesi già più instabili / fragili e quelli occidentali , divario cui gli ANSA vanno proponendo pericolose “scorciatoie e compensazioni” geopolitiche
- una coraggiosa valutazione critica circa l’ utilità di una geopolitica ancora basata su precarie categorie analitiche stato-centriche.
*Gen. D. ( ris)., Dottore in Sc. Pol. ad indirizzo islamico, docente di Intelligence presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ Università della Tuscia e presso il Master di Intelligence & ICT Università di Udine. Autore di: “Storia del pensiero sulla guerra e la pace dalla Bibbia al jihadismo. La complessità geopolitica del XXI secolo”; “ Misurare la pace: provocazione, utopia o inderogabile necessità?” Già Addetto Militare presso le ambasciate in Giordania e Iraq e Capo Dipartimento presso lo European Union Military Staff in Bruxelles.
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