Hong Kong: la dittatura cinese sul Porto Profumato. Ergastolo a chi violerà i diktat di Pechino

Di Pierpaolo Piras

Hong Kong. Siamo ad Hong Kong, una città straordinaria, uno dei tanti punti critici  di questo pianeta, divenuta importante dopo il Trattato di Nanchino, stipulato il 29 agosto 1842, allorché quel territorio (chiamato dai nativi “Porto Profumato”) divenne una colonia dell’Impero britannico.

Mano pesante dele autorità sui chi si oppone alle libertà civili

Da allora la città  è stata un crescendo economico, finanziario e bancario, accompagnato sempre da un brulicare di navi mercantili di tutte le nazionalità e da centri d’affari insieme a traffici multiformi per miliardi di dollari, prima di tutta l’area dell’Oceano Pacifico poi del mondo intero.

Negli ultimi decenni si è posta come la principale porta internazionale per il mercato cinese in espansione a due cifre.

Incominciò anche l’emigrazione dalla Cina continentale verso l’ex colonia britannica, attratta dalle libertà civili e dalle possibilità di maggiore benessere, non solo materiale.

i territori di Hong Kong

Pensavamo tutti che nulla sarebbe cambiato anche dopo il recente  passaggio politico  (1997) in senso inverso, dal Regno Unito all’autoritario sistema comunista della Cina Popolare, secondo il principio “uno stato , due sistemi”.

Invece è avvenuto l’esatto contrario: ciò che è stato è definibile come uno dei più grandi assalti a una società liberale dalla Seconda Guerra mondiale.

Le autorità locali della città, totalmente asservite per legge a Pechino hanno iniziato a limitare le piccole e grandi iniziative konghesi, amministrative ed economiche, limitando allo stesso tempo le libertà speciali delle quali godeva Hong Kong fino a quel momento.

La ripetuta e partecipata discesa in piazza di milioni di persone , specie giovani, ha generato qualche momento di tregua.

Il culmine di quello che è più proprio definire come un conflitto ai limiti della guerra civile, è stato raggiunto ultimamente con l’approvazione della “Legge sulla Sicurezza” che agli effetti pratici cancella il confine tra Porto Profumato e l’entroterra.

Le conseguenze di questo grave provvedimento giuridico sono chiare. I circa 7,5 milioni di residenti di Hong Kong sono ora soggetti alle stesse restrizioni della libertà di parola della terraferma.

Coloro che intendessero violare il gli effetti di questa legge andranno incontro allo stesso severo Codice Penale di Pechino, con possibili condanne all’ergastolo comminate anche ai condannati per sovversione.

Sia detto per inciso che quest’ultima è l’accusa che ricorre, quasi fosse uno standard,  per incarcerare i dissidenti politici del regime comunista e gli attivisti per i diritti umani che sopravvivono eroicamente in Cina.

La legge è stata scritta senza alcun riferimento alle forze politiche e deliberati delle autorità locali.

Norme che come in tutte le dittature vengono dall’alto, senza se e senza ma.

Così, in tutta evidenza, si segna la fine di un’era.

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