II Guerra Mondiale: la storia di Virginia D. Aderholt. La donna che intercettava e decrittava i messaggi dei giapponesi

Di Federica Vazquez

Washington. Fu una donna incaricata a decifrare i codici.

E , nel 1945, divenne la prima americana a sapere che la II Guerra Mondiale era ufficialmente finita.

i giapponesi firmano la resa

La Germania nazista si era già arresa agli Alleati, e allettanti accenni da parte dei giapponesi suggerivano che questo sanguinoso capitolo della Storia si sarebbe potuto concludere a breve.

I sovietici conquistano Berlino

Perciò, quando l’intelligence dell’Esercito americano (US Army) intercettò la trasmissione giapponese alla Svizzera che accettava una resa incondizionata, il compito di decifrarla e tradurla toccò a Virginia D. Aderholt.

Capo di una delle unità linguistiche dell’US Army, l’Aderholt era un’esperta del cifrario che i giapponesi usavano per trasmettere il messaggio e le squadre di crittografi si affollavano intorno a lei, mentre lavorava.

Dopo che gli svizzeri confermarono l’intento giapponese, la dichiarazione fu riferita nelle mani del Presidente Harry S. Truman che, il 14 agosto 1945 fece un annuncio molto atteso: la Seconda Guerra Mondiale era finalmente finita.

Il Presidente USA, Harry Truman

Da quel giorno, molti degli uomini e delle donne che hanno contribuito ad accelerarne la conclusione sono stati celebrati in libri, film e documentari.

Al contrario, l’Aderholt fa parte di un gruppo che è passato in gran parte inosservato, nonostante il suo fondamentale apporto in tempo di guerra.

Lei è solo una delle oltre 10 mila donne americane che hanno lavorato dietro i campi di battaglia del secondo conflitto mondiale, tenendo aggiornati gli Eserciti attraverso comunicazioni e intercettazioni di guerra.

Queste donne decrittografavano continuamente i sistemi sempre più complessi e mutevoli usati dalle potenze dell’Asse per nascondere i loro messaggi, fornendo informazioni vitali all’Esercito e alla Marina (US Navy) degli Stati Uniti.

Ciò ha permesso non solo di tenere molte truppe americane lontane dal pericolo, ma di assicurare che il Paese uscisse vittorioso dalla guerra.

Le informazioni che fornirono permisero alle Forze alleate di affondare le navi di rifornimento nemiche, di aiutare a orchestrare l’invasione della Normandia e addirittura di abbattere l’aereo dell’Ammiraglio Isoroku Yamamoto, “l’architetto” di Pearl Harbor.

Ammiraglio Isoroku Yamamoto, “l’architetto” di Pearl Harbor.

Prima dell’attacco nell’isola statunitense, l’intelligence dell’Esercito e della Marina impiegava circa 200 persone.

Il campo dell’intelligence era agli inizi.

La CIA non esisteva ancora e il precursore di quella che sarebbe poi diventata la NSA (National Security Agency) era stato appena istituito.

Con la guerra all’orizzonte, le Agenzie federali stavano già lavorando per reclutare potenziali crittografi e ufficiali per l’intelligence, ma la maggior parte degli uomini erano richiesti per le Forze Armate che si preparavano alla guerra, o non erano interessati al lavoro.

A quel tempo c’era poca considerazione verso queste mansioni.

Era il campo di battaglia a forgiare gli eroi. Coloro che lavoravano dietro le quinte potevano dire poco delle loro realizzazioni.

Fu solo dopo il grande attacco a Pearl Harbor che iniziò la vera spinta a far crescere i ranghi dell’intelligence.

Attacco a Pearl Harbour

Pochi giorni prima dell’attacco, i giapponesi cambiarono parte del loro sistema di codifica.

I crittografi si affrettarono a decifrare le nuove intercettazioni, ma era troppo tardi.

La perdita enfatizzò il crescente bisogno di intelligence.

E con un numero crescente di uomini spediti all’estero, il Governo statunitense si rivolse a una risorsa abbondante che, a causa degli stereotipi sessisti dell’epoca, si presumeva eccellesse in compiti “noiosi” come la decifrazione dei codici: le donne.

US Army e US Navy raccolsero potenziali reclute in tutto il Paese, molte delle quali erano o progettavano di diventare insegnanti, una delle poche carriere possibili per le donne istruite a quel tempo.

Giurate alla segretezza, queste donne lasciavano i loro cari con la scusa di fare lavori di segreteria.

A differenza degli uomini, le donne decifratrici inizialmente entrarono nelle due Forze Armate, come civili.

Solo nel 1942 hanno potuto unirsi ufficialmente ai ranghi militari, pur con molte disuguaglianze persistenti nella paga, nel grado e nei benefici.

Il numero esatto di quante donne abbiano cotribuito all’intelligence in tempo di guerra rimane sconosciuto, ma ci sono state almeno 10 mila di loro che vi prestarono servizio.

L’America non era l’unico Stato a reclutare personale di sesso femminile nel corso della II Guerra mondiale.

Migliaia di britanniche lavorarono a Bletchley Park, la famosa sede dell’unità di decifrazione dei codici dell’Inghilterra.

Queste hanno svolto diversi ruoli, tra cui operatrici dei complessi computer per la decifrazione dei codici conosciuti come “le macchine Bombe”, che rivelavano le intercettazioni tedesche di Enigma.

Un’immagine della macchina Enigma

Anche se i crittografi americani assistettero gli alleati in Europa, la maggior parte del loro lavoro si concentrò sul teatro del Pacifico.

Il lavoro era tutt’altro che semplice, con un numero infinito di codici e sistemi di cifratura, spesso stratificati, per garantire la massima segretezza al messaggio.

Le informazioni non riguardavano solo le navi straniere e sui loro movimenti: le donne decifravano anche le comunicazioni in codice delle truppe americane che riferivano la sorte delle loro stesse navi ad altri reparti dell’Esercito.

Dovevano anche lavorare costantemente contro i pregiudizi pubblici derivati dalla loro indipendenza.

Man mano che il numero delle donne militari si espandeva, si diffuse la voce che erano “prostitute in uniforme” e che erano lì solo per “servire gli uomini”.

Alcuni dei genitori avevano opinioni altrettanto sdegnose sulle donne militari e non volevano che le loro figlie si arruolassero.

Nonostante queste indegnità, esse svolsero un ruolo determinante in molte tappe del cammino degli Alleati verso la vittoria.

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